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LE PIU' IMPORTANTI NOTIZIE DAL MONDO ECONOMICO

 

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel: "Noi dobbiamo accettare che l'Europa ha l'ultima parola in alcune aree", se davvero vogliamo superare la crisi dei debiti sovrani e riacquistare la fiducia degli investitori.

 
MILANO (wallstreetitalia) - Difende le strategie fin qui adottate per affrontare la crisi dei debiti sovrani che ancora imperversa in Europa con tutta se stessa; non fa, a dispetto delle critiche arrivate da economisti di tutto il mondo, nessun mea culpa e, oltre alla ricetta amara dell'austerity, ora chiede anche di più: "la cessione della sovranità nazionale" dei paesi membri dell'Eurozona, in alcuni processi decisionali. Il falco Angela Merkel torna a far parlare di sé.

Stando a quanto riporta il sito Reuters, la cancelliera tedesca ha affermato che i paesi dell'Eurozona devono prepararsi a cedere la propria sovranità, se vogliono davvero superare la crisi dei debiti e riacquistare la fiducia degli investitori esteri. 

Non ha risparmiato forti critiche: "Quando siamo di fronte all'abisso, sembra che riusciamo a trovare soluzioni comuni. Ma appena le pressioni si allentano, ognuno dice di voler fare a modo proprio. Noi dobbiamo accettare che l'Europa ha l'ultima parola in alcune aree. Altrimenti non saremo capaci di continuare a costruire l'Europa".

Continua: "ciò non significa che dovremo rinunciare alle decisioni nazionali sempre, ma è necessario essere compatibili perchè ora c'è il caos. Dobbiamo essere pronti a rompere con il passato in modo da andare avanti, e io sono pronta a farlo".

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NO al prelievo forzoso sui conti di trader e investitori che hanno conti correnti superiori a 100.000€, se i beneficiari di questi conti sono rappresentati da un insieme di piccoli singoli investitori.

Investing.com – I conti bancari detenuti da Forex Brokers che notoriamente rappresentano la somma di molti piccoli conti, saranno indenni dal prelievo forzoso; veramente buone notizie per i brokers ciprioti e per i loro clienti forex.

La CySEC, autorità monetaria di Cipro, ha reso noto i dettagli della procedura che i brokers dovranno seguire per ottenere il rilascio dei fondi, procedura che di seguito elenchiamo:

  • Fornire una lista completa e dettagliata dei singoli clienti.
  • Fornire il saldo di ogni singolo conto al 26 Marzo 2013.
  • Fornire una copia dei documenti d’identità e dei documenti legali comprovanti i conti segregati intestati ai piccoli clienti che sono esenti dal prelievo forzoso.

La CySEC incaricherà la Banca Centrale di Cipro di effettuare controlli casuali atti a verificare la genuinità e veridicità dei dati che verranno forniti dai brokers e che dovranno servire unicamente a salvaguardare i fondi dei piccoli clienti. 


L’autorità cipriota ha inoltre chiarito definitivamente che rendere noti i dati sensibili dei clienti da parte dei broker, non contravverrà a nessuna legge sulla privacy europea o cipriota.

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Valgono 39,6 miliardi di euro, pari al 10% del totale della Banca centrale elvetica. L'oro e' "l'unico asset veramente di valore rimasto in bilancio". La Svizzera rivuole in patria le proprie riserve auree per paura che i paesi indebitati dell'area euro se ne servano per risanare i propri bilanci. Si va verso un referendum.

 
BERNA (WSI ) - In Svizzera si terra' con ogni probabilita' un referendum su una misura molto popolare: il divieto di vendere riserve auree della banca centrale all'estero, obbligando l'istituto a conservare almeno il 20% dei beni legati al metallo prezioso. 

I termini della campagna "salvate il nostro oro", lanciata dai membri del partito ultra conservatore elvetico, stabiliscono che la Banca centrale si impegni a rimpatriare le riserve detenute all'estero e le tenga al sicuro nei caveau di casa. Un'altra proposta nel quadro della stessa iniziativa e' quella dei franchi legati all'oro complementari all'attuale valuta.
  
 
"Il governo Federale - si legge nel documento - autorizza l'emissione di un set di monete con diverso contenuto aurifero corredate delle rispettive indicazioni (in grammi) su ciascuna moneta; questo determina il nome, autorizza Le aziende di produzione adatte e le controlla".

A giustificare le paure della Svizzera, scrive il Financial Times, il rischio che gli stati piu' indebitati del Sud d'Europa smobilitino lingotti per risanare i propri bilanci. Basti pensare che Bankitalia detiene l2.451 tonnellate di oro, piu' del 70% delle sue riserve complessive, mentre con 383 tonnellate, il Portogallo arriva addirittura al 90% del bilancio dell'istituto centrale.

Le riserve auree dell'istituto erano di 49,5 miliardi di franchi svizzeri (39,6 miliardi di euro circa) a fine febbraio, pari a circa il 10% del bilancio complessivo. E per parola della stessa SNB "oggi l'oro e' l'unico asset veramente di valore rimasto nel bilancio della Banca centrale elvetica". 

"Abbiamo serie preoccupazioni circa le implicazioni monetarie dell'iniziativa", ha fatto sapere la banca nazionale, aggiungendo che fornira' una risposta adeguata" a tempo debito.

La data del voto popolare deve ancora essere fissata. In ogni caso ci potrebbero volere diversi anni prima che venga promulgata.

Con il crollo subito nelle ultime sedute dall'oro, i fondi comuni grandi e meno grandi hanno perso milioni di euro. Ma i paesi maggiormente in crisi dell'area euro intendono utilizzare le riserve per risanare i debiti di bilancio. 

A rimanere scottati sono stati i teorici del rialzo ad oltranza, puniti dal calo della domanda di Cina e India

Le quasi 10.800 tonnellate nelle casse degli istituti Ue equivalgono al 62,5% delle riserve estere. E' lecito ipotizzare che il risanamento dei debiti - Cipro in primis - passi attraverso una cessione delle riserve. Cosa che Berna vuole evitare a tutti i costi.
 
[www.wallstreetitalia.com]

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E' quanto riporta il giornale economico tedesco, Deutsche Wirtschafts Nachrichten. Obiettivo ultimo di tale concessione: garantire il salvataggio del sistema bancario francese al riparo dai controlli tedeschi.
 

 

NEW YORK (WSI) - La Bce avrebbe concesso alla Francia una licenza per stampare una quantità di denaro illimitata grazie ad uno speciale programma obbligazionario. 


E’ quanto riporta il giornale online popolare di economia tedesca (euro scettico) Deutsche Wirtschafts Nachrichten, secondo il quale l’obiettivo ultimo di tale concessione sarebbe quello di garantire il salvataggio del sistema bancario francese al riparo dai controlli tedeschi.

In pratica, secondo il giornale tedesco, accanto al flusso di liquidità a 3 anni garantito dal LTRO, le banche francesi hanno a disposizione una fonte di finanziamento praticamente inesauribile, il cosiddetto mercato STEP.

Si tratta di un mercato non regolamentato, sul quale sono negoziate obbligazioni bancarie e corporate. Il valore dei titoli di debito negoziati è pari a circa 440 miliardi di euro. 

In pratica, il settore bancario francese si è ulteriormente sviluppato sul mercato STEP (Short Term European Papers), avendo così la possibilità di ricorrere ad un programma alternativo per la concessione di credito, non molto lontano dall'essere una vera licenza per stampare denaro.

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Wolfgang Schaeuble, il ministro delle finanze tedesco in un discorso fatto al Bundestag, ha detto che un' insolvenza di Cipro metterebbe a rischio i paesi come Italia e Spagna.

 

ROMA (WSI) - "Bce, Commissione europea e Fmi hanno ritenuto la sorte di Nicosia rilevante per l'Eurozona", ha puntualizzato, ammettendo comunque che negli ultimi mesi sui mercati finanziari europei si è registrata una incertezza minore.

"Siamo sulla buona strada. Ma a questo percorso appartengono anche gli aiuti a Cipro - ha detto il ministro al Parlamento tedesco, che dovrà votare per il pacchetto di aiuti - per evitare che da Cipro vengano nuovi problemi all'Eurozona". Schaeuble ha definito "drammatica" la situazione di Nicosia.
Moody's conferma tripla A per la Germania. L'outlook è negativo.

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Lo storico crollo di venerdi' di 200$ dell'oro, è solamente un fattore speculativo che gonfia i profitti dei grandi manager e delle banche.

 
NEW YORK (WSI) - Dopo il clamoroso crollo dei prezzi degli ultimi giorni, persino Morgan Stanley e' scesa dal carro dell'oro: la banca, da sempre ottimista sulla corsa dei prezzi del metallo (si e' spinta a parlare di "investimento piu' attraente nell'universo delle materie prime"), ha cambiato idea.

Gli analisti dell'istituto hanno osservato che i quattro pilastri del mercato rialzista del metallo prezioso "si stanno sgretolando".

1) La domanda in crescita nel settore dei fondi comuni denominati in oro

2) La vendita controllata della banche centrali e gli acquisti consistenti degli istituti omologhi dei paesi in via di sviluppo

3) I programmi di buy back in oro

4) L'andamento debole dell'offerta dei minerari

"Il calo drammatico che il mercato del metallo giallo ha accusato dal 12 aprile ha tutti i connotati di un selloff guidato dal panico, una liquidazione a lungo termine iniziata con le speculazioni al ribasso di venerdi' scorso a New York", scrive la banca.

Secondo l'istituto americano l'origine della fase nera si puo' attribuire a quanto accaduto a novembre 2012, quando e' stata imposta nel mercato del CME una "riduzione del 10% dei margini per i futures legati all'oro". 

Ma chi c'e' dietro questo fenomeno senza precedenti? Nei mercati, si sa che se c'e' qualcuno che perde, c'e' sempre qualcuno che ci guadagna. I soldi non vengono bruciati, bensi' passano di mano. Ebbene, non e' difficile indovinare chi in tutto questo ci sta guadagnando: le banche. Per l'ennesima volta. Facendo un favore alle banche centrali.

Il processo e' molto semplice da capire. Se un investitore vuole spingere al ribasso il valore di un qualsiasi asset, otterra' il migliore risultato in un mercato con volumi sottili, ma accompagnato da una grande partecipazione di operatori. E' nelle "ore piu' oscure" dei mercati che gli speculatori fanno le loro mosse, preferibilmente nella maniera piu' veloce possibile, cercando di non lasciare tracce.

E' proprio quello che e' successo venerdi' scorso a New York, durante lo storico crollo dei prezzi dell'oro che hanno raggiunto i minimi di due anni esattamente a 1.400$ l'oncia. Non va dimenticato che Credit Suisse aveva detto a febbraio: "il mercato dell'oro e' giunto al culmine". SocGen dal canto suo aveva predetto "la fine dell'era dell'oro". Goldman Sachs di recente ha suggerito di "speculare al ribasso".

Le principali banche mondiali hanno ammassato posizioni estremamente short sul metallo giallo da gennaio. I media generalisti sono complici di queste pratiche scorrette, per il semplice motivo che scandolosamente non ne riportano mai le fattezze e conseguenze. Anzi, si limitano a riferire l'idea che i grandi player di mercato vogliono che venga trasmessa. 

"Siamo tutti consapevoli" - denuncia Chris Martenson su Peak Prosperity, "che le banche centrali sono a favore di un prezzo contenuto dei metalli preziosi, per il fatto che stanno cercando di creare fiducia nelle loro attivita' di stimolo straordinario". 

Una crescita di valore del bene rifugio per eccellenza riduce quella fiducia. Ecco un perfetto esempio di come i media coprono questa scandalosa operazione coordinata delle banche. Il Financial Times, citando analisti di banche svizzere, scrive cosi', senza farsi una seconda domanda sugli interessi che gli interpellati potrebbero avere:

Da parte sua Tom Kendall, analista di Credit Suisse osserva che "ancora una volta gli investitori nell'oro si sono ricordati che il metallo non e' molto efficace come protezione contro le mosse che avvengono nei mercati delle commodity" per mettersi al sicuro.


L'idea diffusa e' che non bisogna piu' fidarsi dell'oro, e paradossalmente il selloff e' il risultato di una decisione degli operatori di "mettersi al sicuro" puntando sui mercati finanziari, nell'ambito di un processo di rotazione di portafogli. 
 

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E' la prima volta che il presidente Vladimir Putin, sembra non avere la situazione sotto controllo e la valuta e' in costante ribasso. Vede la recessione come sconfitta personale. Ha perso il controllo dei suoi: governo potrebbe dimettersi.

 

 
MOSCA (WSI) - L'ira di Vladimir Putin fa scattare il timore che il Cremlino voglia licenziare il governo, dopo che nei giorni scorsi si era detto preoccupato per il rischio recessione che corre il Paese. Il capo di Stato non ha usato mezzi termini, ma il suo portavoce Dmitri Peskov si è subito affrettato a precisare che Putin non stava criticando membri del governo.

Secondo Lifenews - il giornale online da sempre beninformato che ha messo in rete il video proprio nel giorno in cui il premier Dmitri Medvedev riferisce in Parlamento - Putin non esclude la possibilità di dimissioni del gabinetto. Resta comunque un grosso punto interrogativo sul perchè il materiale sia stato comunque pubblicato.

Il capo dello Stato nel video in questione ha prima chiesto di spegnere le telecamere e poi ha dato sfogo alla sua furia. "Come stiamo lavorando?" ha attaccato. "La qualità del lavoro è infima. Superficiale". Poi ha continuato ordinando di "eseguire" le sue indicazioni. "Se non lo facciamo, sarà necessario riconoscere che, o io non lavoro in modo efficace, o voi lavorate male e ve ne dovere andare! Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che, a tutt'oggi, propendo per la seconda! Penso che sia comprensibile. Così non ci si fanno illusioni".

Putin sembrava parlare a tutti i partecipanti alla riunione, compreso il vice primo ministro Dmitry Kozak, il ministro dello sviluppo economico Andrei Belousov, il ministro delle Finanze Anton Siluanov, il capo del Ministero per lo Sviluppo regionale Igor Slyunyaev, e altri. E la sua rabbia sembrava direttamente connessa alle preoccupazioni sulla situazione economica. Ma a quanto pare non è così.

"Il presidente ha chiesto che le telecamere fossero spente. E' immorale pubblicare un discorso pronunciato nella parte chiusa della riunione", ha detto Peskov. "Io non escludo che dovremo interrompere i nostri rapporti con la LifeNews".

Putin aveva già nei giorni scorsi manifestato la preoccupazione che la Russia si stia avvicinando alla recessione. Questo ovviamente non sarebbe per lui soltanto un problema, ma anche una sconfitta personale. A fronte di un programma elettorale per il suo terzo mandato tutto all'insegna di un rilancio dell'economia. E che ci siano "rischi molto seri" di un declino dell'economia russa legato alle tendenze globali lo ha ribdito lo stesso Medvedev parlando oggi alla Duma, la camera bassa del Parlamento russo.

"I primi mesi di quest'anno mostrano che il trend di rallentamento economico persiste, con rischi molto seri", ha spiegato in una relazione sui risultati del governo russo.
 
L'economia russa subì una contrazione di quasi il 10 per cento nel 2009, sulla scia della prima ondata di crisi finanziaria ed economica mondiale. Quello che teme Putin è che lo schema si ripeta. Per questo ha ordinato al primo ministro di convocare una riunione di emergenza con i consiglieri del Cremlino e del governo. Per cercare di trovare una risposta. Ma la paura diventa sempre più grande. Soprattutto dopo Cipro. Varie compagnie russe stanno infatti risentendo pesantemente della manovra finanziaria per salvare l'Isola. Il costruttore di automobili Avtovaz vede 16 milioni di euro bloccati sui conti di Nicosia. 

Un'altra società, in questo caso totalmente statale, per il trasporto marittimo, Sovcomflot, rischia di perdere 25,8 milioni sempre in quello che si sta rivelando per Mosca un "buco nero" nel Mediterraneo.

Questi solo alcuni casi noti. Ma Cipro è solo un nuovo aspetto di una paura che si riflette sull'economia putiniana: il default dopo lunghe stagioni di abbondanza.

L'economia russa è stata già salvata dalla rovina, grazie a decine di miliardi di dollari che il governo ha rapidamente infuso nel settore bancario nel 2009. Ma la ripresa economica che ne è seguita è stata lenta. Nei mesi scorsi, Mosca sembrava un faro in un'Europa che pativa ancora i marosi della crisi, anche a detta di imprenditori stranieri attivi nella Federazione. Ma l'economia oggi è ridiscesa, anche rispetto a quelli che erano modesti tassi di crescita del deludente 2012 (3,4 per cento). 

Il ministero dell'Economia la scorsa settimana ha tagliato le previsioni di crescita per quest'anno al 2,4 dal 3,6 per cento, motivato anche dal rallentamento della produzione industriale e della domanda dei consumatori. Il ministro Andrei Belousov ha avvertito che la crescita trimestrale potrebbe rivelarsi negativa entro la fine dell'anno. "Non siamo in una recessione ancora, ma ci potremmo finire", ha ammonito Belousov.

Altro segnale negativo: il rublo continua a scivolare in basso.
Ai primi di aprile la Banca centrale russa, per la prima volta da mesi, ha avviato una politica di intervento a sostegno della valuta nazionale, il rublo. L'intervento condotto il 3 aprile è stato causato da una riduzione significativa della divisa rispetto al paniere di valute di riferimento euro/dollaro. Il giorno prima, il 2 aprile, si era tenuta una riunione d'emergenza della Banca, ad appena due settimane dalla sua ultima decisione sui tassi (lasciati quella e questa volta invariati). 

E tuttavia proprio sui tassi si sta tenendo il vero braccio di ferro. Il presidente Putin ha espresso il suo disappunto: per lui sono troppo elevati. E gli analisti dicono che Elvira Nabiullina, ora nominata a capo della Banca, è un'ottima economista, ma deve tutta la sua carriera a Putin. Quindi potrebbe essere disponibile a cedere alle sue richieste, ovvero ad abbassare i tassi per rilanciare la crescita.

Politicamente intanto andrà spiegata qualsiasi flessione - o non flessione - economica del Paese. Ed evidentemente si sta cercando una formula. 

Lo scorso 3 aprile, per la prima volta da mesi, la Banca centrale russa ha avviato una politica di intervento a sostegno della valuta nazionale, il rublo. Il volume e' ancora basso (30 milioni di rubli per un valore inferiore al milione di dollari) e l'ultima volta che il regolatore è intervenuto in difesa della divisa è stata il 16 novembre dello scorso anno. Successivamente, il regolatore intervenne per impedire la crescita della valuta nazionale, il 21 febbraio, in base alle statistiche della Banca Centrale di Russia.

L'intervento è stato causato da una riduzione significativa del rublo rispetto al paniere di valute di riferimento euro/dollaro. Nei primi giorni di aprile il valore del basket valutario ha superato il livello di 35,65 rubli, oltre la cui soglia la Banca centrale ha deciso di vendere divise per sostenere il rublo. (TMNews)
 

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 Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, lancia l'allarme di credit Crunch. La scarsità di fondi "contribuisce all'aumento dei fallimenti. Dopo Draghi, un nuovo appello alle banche, che continuano a ignorare l'economia.

 
 
 

ROMA (WSI)- "Emergenza liquidità per l'Italia." A lanciare l'allarme è Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, che mette in evidenza la situazione disperata in cui si trova l'imprenditoria italiana, con le banche che continuano a fare pochissimo per risollevare l'economia reale.

Panucci afferma che un' impresa su tre non dispone della liquidità necessaria per operare e va in crisi a causa della "carenza di fondi nel breve termine". Tanto che nell'arco di cinque anni, esattamente tra il quarto trimestre del 2007 e il quarto trimestre del 2012, i fallimenti delle aziende sono raddoppiati. 

"È in corso la terza ondata di credit-crunch, dopo quelle del 2007-2009 e quella del 2011-2012", ha detto, precisando che "un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Imprese con progetti di investimento validi, quindi con attese di fatturato tali da poter pagare il servizio del debito, vanno in crisi per carenza di fondi nel breve termine". 

La scarsità di fondi, ha aggiunto, "contribuisce all'aumento dei fallimenti: 3.596 nel quarto trimestre 2012 contro i circa 1.800 nel quarto trimestre del 2007".

Proprio nella giornata di ieri Mario Draghi, numero uno della Bce, ha strigliato le banche, affermando che i prestiti non sono erogati a tassi ragionevoli. Ancora prima, il banchiere aveva sottolineato che gli istituti hanno paura di prestare i soldi all'economia.

Forse il vero motivo della paura che hanno le banche italiane, è l'esposizione che continuano ad avere sui BTP e dunque sul debito pubblico italiano...

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"Nei prossimi 10 anni confisca beni privati per finanziare i piani di salvataggio dei paesi piu' indebitati". E' la ricetta dei saggi tedeschi. Ma cosi' nessun money manager extra europeo mettera' piu' un soldo nelle casseforti delle banche dell'Unione Monetaria.

 
BERLINO (WSI) - Anche in Germania, come in Italia, hanno i loro saggi. Il consiglio di esperti economici tedeschi (soprannominati "i cinque saggi") ha appena confermato quello che i media esaminavano da settimane, ovvero dopo l'imposizione di un prelievo forzoso (in alcuni casi estremi di anche il 60% dei risparmi) imposto a Cipro: l'arrivo di una patrimoniale.

Come riferisce Il Telegraph , i due professori Lars Feld e Peter Bofinger hanno consigliato a Berlino, che d'ora in avanti siano gli stati in difficolta' a pagare di tasca loro per scongiurare un fallimento delle finanze pubbliche, dal momento che "nelle case e beni privati nel Mediterraneo c'e' abbastanza benessere da coprire tutti i costi dei piani di salvataggio". 

Colpire i risparmiatori senza criteri e' un errore, dal momento che "i ricchi non fanno altro che trasferire i loro soldi nelle banche del Nord Europa evitando di pagare". Nei prossimi 10 anni invece i piu' benestanti "dovrebbero pagare le tasse su una parte dei loro asset". 

Il fatto che gli italiani siano in media ricchi quanto i tedeschi "dimostra che la Germania ha il diritto di mantenere la linea dura nei piani di aiuti in Eurozona". 

Le implicazioni che avrebbe una tassa patrimoniale - che implicitamente andrebbe a colpire i piu' ricchi dell'area meridionale dell'Eurozona - agita lo spettro di una spaccatura del blocco a 17.

L'imposizione di una patrimoniale potrebbe erodere la fiducia nell'area euro da parte dei ricconi del Sud d'Europa. Le politiche aggressive della Bce di acquisto dei bond dei paesi deboli della periferia ha risparmiato lo strato di classe piu' benestante finora, mentre l'austerity e' andata ad abbattersi sulle persone comuni e meno abbienti, creando disoccupazione e disagi sociali.

Il dibattito politico sull'appartenenza all'area euro potrebbe cambiare in modo drastico se i benestanti di Cipro, Italia, Spagna e Portogallo dovessero incominciare a vedere l'Unione Monetaria come una minaccia ai loro risparmi, invece che una corazzata in difesa di essi.

Una patrimoniale finira' per includere quasi certamente bond e azioni. Cio' significa che i dividendi e i coupon a reddito fisso saranno tassati. Ma cosi' facendo, nessun money manager extra europeo mettera' piu' un soldo nelle casseforti delle banche dell'Eurozona, in particolare dei paesi piu' indebitati che sono piu' a rischio "prelievo forzoso"

In uno scenario di questo tipo, se in futuro una nazione finira' in grave difficolta' finanziaria, a pagare per la salvezza delle casse statali saranno anche i risparmiatori, che proprio come avvenuto a Cipro vedranno espropriati i loro depositi.
 

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"La potenziale mancanza di un accordo politico darebbe il via a nuove elezioni già nella seconda metà di giugno". Nel frattempo, secondo la banca Usa, maggiore incertezza tra investitori. Credit Agricole: moneta unica è sell. Oro -$50 in poche ore...

 
MILANO (WSI) - Azionario europeo si appresta ad aprire in calo, dopo la notizia del rallentamento inatteso del Pil cinese. L'economia della seconda economia del mondo è cresciuta a un tasso annuo +7,7% nel primo trimestre, contro il +8% atteso e in flessione rispetto a +7,9% del trimestre precedente.

In Europa attenzione di nuovi su Cipro, per la riunione straordinaria con cui il governo discuterà l'urgenza di un piano di crescita per il paese. Occhio al mercato valutario, secondo gli analisti il dollaro potrebbe soffrire questa settimana dopo i dati economici diffusi negli ultimi giorni, che hanno indicato un quadro meno ottimistico dell'economia Usa. 

Detto questo, anche se potrebbe trovare un supporto dal miglioramento dell'indice tedesco Zew, per Credit Agricole l'euro rimane è da sell..

Citigroup, dal canto suo, avverte che ci sono tre ragioni per essere ribassisti sulla moneta unica. La prima è l'Italia. "Nel breve termine l'Italia potrebbe alimentare una maggiore incertezza tra gli investitori, soprattutto nel caso di un mancato accordo dei partiti per trovare una soluzione riguardo alla creazione di un governo di coalizione, dopo le elezioni presidenziali del 18 aprile. La potenziale mancanza di un accordo politico darebbe il via a nuove elezioni già nella seconda metà di giugno". 

Il Pil cinese ha provocato un vero e proprio tonfo delle quotazioni dell'oro, con i futures che sono crollati più di $50 dollari, incrementando le perdite dopo essere entrato la scorsa settimana in un mercato orso. Da segnalare che già nella chiusura delle contrattazioni di venerdì, l'oro si era attestato infatti a un livello -20,5% inferiore al massimo di $1.888.70 testato il 22 agosto del 2011. Petrolio al minimo dal 26 dicembre. Gli analisti di Citigroup parlano di un 2013 in cui suoneranno le campane a morto per le commodities, con l'espressione "Death bells ring": ci saranno a loro avviso "più perdenti che vincenti" nel settore in questo trimestre e la maggior parte dei metalli preziosi e industriali perderanno terreno. 

Indice di riferimento asiatico MSCI Asia Pacific Index in calo -0,8%, dopo aver riportato la scorsa settimana il guadagno settimanale più forte degli ultimi sette mesi. "I dati della Cina confermano i timori sull'outlook - ha commentato Koji Toda, responsabile gestore dei fondi presso Resona Bank a Tokyo - I realizzi hanno dominato (i listini asiatici), visto che sembra anche che per il momento lo yen non scenderà oltre quota 100 nei confronti del dollaro".

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