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Rivendica l'efficacia del piano antispread. Ma ora tocca ai governi agire. L'Eurotower "fa quello che può". (ma secondo molti dovrebbe fare di più).
 
ROMA (WSI) - Rappresentano una vera e propria "tragedia" gli elevati livelli di disoccupazione che sono stati raggiunti nell'area euro. Lo ha affermato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, rilanciando, durante una audizione al Parlamento francese, gli appelli a varare riforme strutturali, tra cui quelle sul mercato del lavoro volte a "creare il maggior numero possibile di opportunità".

"Attualmente - ha rilevato Draghi - oltre 19 milioni di persone sono disoccupate nell'area euro. Quasi un quarto dei giovani è senza lavoro. Livelli di disoccupazione così elevati sono una tragedia".

La Banca centrale europea "sta facendo tutto quel che è in suo potere per stabilizzare i mercati e sostenere l'economia", ma "ci sono dei limiti ai risultati che può raggiungere", ha avvertito. 

Draghi ha così chiamato in causa l'operato delle autorità politiche nazionali e comunitarie: "Attualmente - ha detto - sta ai governi e ai Parlamenti mettere in campo tutto quel che serve per rafforzare il potenziale di crescita, la competitività e costruire una Unione monetaria più forte e stabile".

Draghi ha puntualizzato comunque che i limiti ai risultati che la Bce può conseguire non derivano dall'ampiezza del madato che le viene assegnato dai trattati eurpei, ma appunto sono piuttosto conseguenza del fatto che ci sono responsabilità che ricadono su altre istituzioni.

"Negli ultimi anni la zona euro ha realizzato grandi progressi, ma deve ancora superare numerose sfide. Per farlo - ha sottolineato - spetta ai governi nazionali e istituzioni europee lavorare di concerto".

Il piano antispread della Banca centrale europea ha fatto calare tra 150 e 250 punti base i differenziali di rendimento rispetto alla Germania dei titoli di Stato di Spagna, Italia e Irlanda, ha precisato il banchiere centrale, rivendicando nuovamente l'efficacia del piano Omt durante una audizione al Parlamento francese. Nel caso del Portogallo lo spread è addirittura calato di quasi 500 punti base.

Nel 2012 "improvvisamente - ha ricordato Draghi - gli investitori hanno iniziato a dubitare che la zona euro potesse continuare ad esistere con la composizione che aveva".

Per questo l'istituzione monetaria ha reagito approntando questo piano Omt di possibili interventi, che non è stato nemmeno necessario usare. Il solo annuncio è bastato a fare sì che i mercati diventassero "più stabili", ha detto Draghi, e "ha portato disciplina senza avere effetti distruttivi".

E questi cali degli spread hanno consentito di ridurre la frammentazione tra mercati dell'Unione valutaria, ha aggiunto Draghi. Alche la Francia ha tratto beneficio da tutto questo. (TMNEWS)
 

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                                                                     Mario Draghi lancia una frecciatina contro Ben Bernanke.

 

Risanamento dei conti pubblici "può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive". Il "fardello fiscale: danneggia creazione lavoro". La critica a Bernanke che ora vuole ridurre il QE.

ROMA (wsi) - E' un Mario Draghi che rivendica la presunta efficienza delle operazioni lanciate dalla Bce, quello che parla in occasione di un convegno in corso a Berlino. E che dà anche consigli ai vari governi pro-crescita. Lanciando in modo più o meno velato una frecciatina contro Ben Bernanke, che ora vuole ridurre la portata del quantitative easing (e che comunque, in questi anni ha aiutato i mercati più di quanto abbia fatto il numero uno dell'Eurotower).

Il risanamento dei conti pubblici "può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive, stabilendo piani di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il fardello fiscale nelle voci dove sta danneggiando soprattutto l'attività economica e la creazione di posti di lavoro", ha detto, sottolineando come nel 2012 "abbiamo rischiato il collasso totale del credito".

Il grave rischio è stato sventato, ha precisato, grazie al piano antispread Omt. Contro i falchi tedeschi - in prima linea Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, contrario da sempre al programma di acquisto illimitato di bond dei paesi periferici (Italia inclusa) - Draghi ha voluto ribadire la legittimità delle sue iniziative.

"I rischi sulla sostenibilità dei bilanci e la crescente sfiducia dei mercati verso alcuni paesi dell'area euro avevano iniziato a travasare nei loro sistemi bancari. Gli stretti legami tra banche e titoli di Stato minacciavano la stabilità dell'intero settore bancario in alcuni paesi", ha spiegato.

Il piano antispread della Banca centrale europea (Omt) "è necessario ora più che mai", ha avvertito, mentre "vediamo potenziali cambiamenti della linea di politica monetaria in altre giusrisdizioni, con l'incertezza che a questo si associa nell'economia globale integrata". Una critica più o meno velata alla decisione di Ben Bernanke di ridurre la portata delle operazioni di quantitative easing fino a questo momento attive. 

Ma anche una possibile critica contro la Banca centrale della Cina, che ultimamente ha optato per la linea dura, rifiutandosi di erogare maggiore liquidità ai mercati in un momento in cui dominano i timori sul credit crunch del paese.

Pur ponendo l'accento sulla necessità di misure pro-crescita, Draghi ha sottolineato che le politiche economiche basate sull'indebitamento pubblico "non sono la strada verso la crescita". Negli ultimi 15 anni il livello di indebitamento degli Stati dell'area euro è cresciuto di 20 punti in termini di Pil, e di 50 punti negli ultimi 30 anni. E nel frattempo la crescita si è abbassata dal 3,8 per cento medio annuo del 1970 al 2,1 per cento negli anni '90 a zero circa ora. La spesa in indebitamento - ha concluso Draghi - non ha evitato la stagnazione della crescita economica".

Rassicurati gli investitori sull'intenzione della Bce di continuare sulla strada di una politica monetaria accomodante. L'attuale contesto dell'area euro "continua a giustificare" una linea di politica monetaria "accomodante", ha detto, affermando che da un lato "la stabilità dei prezzi è assicurata" e che dall'altro "intravediamo alcuni segnali di stabilizzazione del clima di fiducia, anche se l'incertezza permane". 

Draghi ha sottolineato che il mix di politica monetaria espansiva e di miglioramento dei mercati finanziari "sosterranno una ripresa più avanti nell'anno".

A dispetto dei timori sulle condizioni di salute dell'economia dell'Eurozona, il banchiere centrale ha parlato di miglioramento della situazione economica dell'area euro "La frammentazione si è ridotta, e si sono verificati tentativi di stabilizzazione". Draghi continua a credere in una ripresa dei fondamentali, il cui inizio dovrebbe presentarsi "più avanti nell'anno".

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L'alert di Mediobanca. "L'indice del rischio di insolvenza" relativo al paese sta lanciando segnali di allarme. Nei prossimi sei mesi dovrà chiedere aiuti all'Unione europea. Tensione su tutti i bond europei. Cosa aspetta Draghi?
 
ROMA (wsi) - Alert da Mediobanca. La seconda banca italiana ha riferito che "l'indice del rischio di insolvenza" relativo all'Italia sta lanciando segnali di allarme. Di fatto, in una nota pubblicata sul quotidiano inglese The Telegraph, Antonio Guglielmi, analista numero uno dell'istituto di Piazzetta Cuccia, ha detto "che il tempo sta per scadere" per la terza economia dell'Eurozona.

"La situazione macro italiana non è migliorata nel corso dell'ultimo trimestre, piuttosto il contrario", ha detto Gugliemi.

L'Italia, "indevitabilmente finirà con il presentare una richiesta di aiuti all'Unione europea" a meno che non riesca a contare su un calo dei costi di finanziamento e su una ripresa più ampia" dei fondamentali dell'economia. Roma potrebbe essere così costretta a bussare alla porta di Bruxelles presto, entro sei mesi. Gugliemi fa notare come qualcosa come "160 grandi società italiane sono state costrette a ricorrere a una gestione speciale della crisi" che le ha colpite. 

Il debito italiano, pari a 2.100 miliardi di euro, è il terzo più consistente dopo gli Stati Uniti e il Giappone. Basta qualsiasi stress che si riaffacci sui mercati per rinfocolare le tensioni in Eurozona. E tali stress si sono già manifestati, dopo che Ben Bernanke, numero uno della Fed, ha precisato che la Banca centrale americana potrebbe ritirare liquidità dai mercati a partire già da quest'anno. 

I tassi sui BTP decennali italiani sono balzati di 100 punti base, al 4,8%, da quando la Fed ha iniziato a parlare di una tale possibilità, a partire dal mese di maggio. 

Ma Mediobanca è preoccupata in modo particolare della differenza che si è venuta a creare tra i tassi dei titoli a breve termine (ovvero dei Bot) e quelli dei titoli di stato a lungo termine (BTP), che hanno una maturity che scade allo stesso tempo. I Bot che scadono il 31 luglio presentano infatti un rendimento pari allo 0,48%, mentre il BTP equivalente presenta un rendimenti dello 0,74%. 

Nicolas Spiro, strategist del debito sovrano, ha detto che il "terrore del tapering" - ovvero della riduzione del QE - sta innervosendo gli investitori dell'Eurozona, tanto che anche i bond considerati beni rifugio come quelli svizzeri e tedeschi sono stati venduti pesantemente. Il rendimento decennale del Gilt inglese è balzato inoltre al massimo in due anni, al 2,53%. 

I tassi sono balzati al 5,1% in Spagna, al 6,7% in Portogallo. Tale situazione sta provocando una seconda ondata di shock nei mercati obbligazionari societari, strozzando la ripresa. "La Banca centrale europea deve adottare misure molte aggressive per compesare tale (fenomeno) - ha detto Marchel Alexandrovich di Jefferies Fixed Income - stiamo assistendo a un sell off in tutti i mercati (dei bond). Se la Bce non agirà, tutti i guadagni (dei bond) a cui abbiamo assistito nell'arco degli ultimi nove mesi svaniranno nell'arco di due settimane"

In Italia, le pressioni sui titoli di stato hanno portato lo spread Italia-Germania a 10 anni a oscillare attorno a quota 300 punti base.

I dati economici non promettono nulla di buona e l'Italia sembra essere destinata ad assistere non alla contrazione del debito, ma piuttosto a un suo rialzo fino al 144%, come ha avvertito la Banca dei regolamenti internazionali.
 

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La decisione del parlamento svizzero di affossare la legge anti evasori Usa costerà caro agli istituti elvetici. Che potrebbero fare la fine della banca privata Wegelin & Co.

 

MILANO (wsi) - La decisione del parlamento svizzero di affossare la Lex USA sui fondi non dichiarati di cittadini statunitensi depositati in banche elvetiche non sarà senza conseguenze. Dalle due sponde dell'Atlantico, gli esperti dubitano infatti che il sistema finanziario svizzero ne uscirà indenne. 


Il progetto di legge bocciato dall'organo legislativo prevedeva in pratica di mettere tra parentesi per un anno il segreto bancario per poter inviare a Washington i nomi dei dipendenti degli istituti svizzeri in contatto con i clienti statunitensi che avevano frodato il fisco. 

Con il summit del G8, appena concluso, che ha posto l’accento sulla trasparenza e la cooperazione nelle operazioni di lotta all’evasione fiscale, il no alla legge – si legge in un articolo publicato su Forbes – rischia di essere letta come un affronto nei confronti di quei paesi che hanno preso un posizione preso posizioni pubbliche contro la promozione dei cosiddetti paradisi fiscali come la Svizzera. 

La decisione fa ancora più effetto se si pensa che era stata la stessa Svizzera ad aver detto, in seguito a colloqui con gli Stati Uniti, di essere pronta a cooperare con altri paesi nel tentativo di scoraggiare gli evasori fiscali. Con questa mossa viene di fatto allungata un’ombra sulle reali intenzioni del paese. Ma gli sforzi del ministro delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf non sono serviti a nulla.

Chi pensa che il no del parlamento elvetico alla rimozione del segreto bancario possa far tirare un sospiro di sollievo alle banche elvetiche si sbaglia di grosso. Da più parti viene ricordato che le sorti della Wegelin & Co, la più antica banca privata svizzera, condannata, lo scorso marzo, dal tribunale statunitense a pagare 57,8 milioni di dollari per avere fornito aiuti in evasione fiscale, possano intessare anche altri istituti di credito elvetici appare quanto mai probabile. 

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Profonda spaccatura in Europa: se in Lussemburgo il Pil pro capite è del 127% sopra a quello della media dell'Unione europea, tutti i paesi del Mediterraneo rimangono indietro. Madrid e Roma agli ultimi posti.
 
 
ROMA (wsi) - Da una parte i ricchi, anzi, i ricchissimi, come gli abitanti di Lussemburgo, che vantano un Pil-pro capite superiore del 271% a quello della media Ue e della media dell'Eurozona. 

Nel club dei ricchi d'Europa ci sono anche Austria, Irlanda, Olanda, Svezia, Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia, Regno Unito.

Dall'altro lato, in una Europa sempre più spaccata a metà, ci sono l'Italia e la Spagna che, così come Cipro, la Slovenia e la Grecia, hanno un Pil pro-capite inferiore a quello della media Ue in termini di potere d'acquisto.

Un esempio che spicca su tutti: il Pil pro-capite dell'Irlanda è superiore alle media del 29%, mentre quello della Grecia e del Portogallo è inferiore -25%.

Nella classifica che si puo' estrapolare dagli ultimi dati Eurostat a disposizione, l'Italia (98%) si colloca al 12esimo posto. Subito dietro c'e' la Spagna.

La Grecia e' al 19esimo posto nella Ue. Ultima la Bulgaria, con un Pil pro capite pari al 47% della media Ue. 

I numeri di Lussemburgo e Irlanda sono anche il frutto delle numerose istituzioni finanziarie che hanno sede in questi due piccoli paesi e che contribuiscono alla crescita del Pil pro capite.
 

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Le dichiarazioni del numero uno della Fed scatenano i ribassisti. Effetto immediato: prezzi spot sono scesi fino a $1.319,6 l'oncia, nuovo minimo in due anni. Outlook analisti.
 
NEW YORK (wsi)- Le dichiarazioni del numero uno della Fed Ben Bernanke, sulla possibilità che il "tapering", ovvero la riduzione delle misure straordinarie di quantitative easing fino a questo momento adottate, alimentano la convinzione secondo cui le quotazioni dell'oro rimarranno sotto pressione. 

"Per chi punta sull'oro, una delle conferme che arrivano dalla Fed è che, viste le preoccupazioni di Bernanke, il piano di stimoli di politica monetaria è di fatto già concluso", ha commentato Ric Spooner, responsabile analista presso CMC Markets, intervistato dalla Cnbc. 

I prezzi del petrolio, a suo avviso, continueranno a scendere dai livelli attuali, con il contratto WTI quotato sul Nymex che "scenderà nel range compreso tra $1.150-1300 nei prossimi mesi".

D'altronde, almeno negli Stati Uniti l'inflazione -esclusa la componente dei prezzi energetici e prezzi alimentari - è salita nell'anno fino ad aprile di appena +1,1%, registrando il rialzo più contenuto da quando le rilevazioni sono iniziate nel 1960. E' anche vero che questo è un motivo per cui, come spiega Drew Matus, ex economista della Fed di New York e ora economista presso UBS a Stamford, in Connecticut, Bernanke & colleghi non dovrebbero avere tutta questa fretta di ridurre la portata del quantitative easing. Ma è anche vero che, in questo contesto, l'oro viene interpretato come uno strumento meno necessario per proteggersi dalle pressioni inflazionistiche.

La reazione sui mercati si è fatta vedere subito, con i prezzi spot dell'oro che sono scesi fino a $1.319,6 l'oncia,toccando il nuovo minimo in due anni, dopo i $1.321,95 di aprile. Le quotazioni sono scese quasi -17% dalla metà di aprile, causa lo smorzarsi delle pressioni inflazionistiche in tutto il mondo. 

Secondo Sean Hyman, di Ultimate Wealth Report, le quotazioni potranno scendere fino a $1.000, prima di tornare a crescere; la rottura al ribasso della forchetta laterale compresa tra $1.520 e $.1800 ha creato infatti in target minimo iniziale tra $1.200 e $1.250, che ora può essere di nuovo sfondato al ribasso. 

Dal canto suo, Société Générale ha tagliato le stime sulle quotazioni dell'oro per il quarto trimestre a $1.200 da $1.375.
 

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Borsa Milano nervosa in attesa dell'annuncio dei tassi da parte della Fed e le conseguenti dichiarazioni di Ben Bernanke.
Annuncio Tassi e dichiarazioni dalle ore 20.00 (orario Italia). 
                       
 
 
Alert Cina: l'indice di Shanghai è sceso al minimo di quest'anno. Investitori in fuga dal mercato dei titoli di stato, domanda al valore più basso in un anno. Euro oscilla attorno a $1,34. Titoli migliori Ftse Mib.
 
 

MILANO (wsi) - Borsa Milano nervosa in attesa dell'annuncio della Fed sui tassi e soprattutto per le dichiarazioni di Ben Bernanke, sulla possibile adozione di una exit strategy dalle politiche monetarie accomodanti di quantitative easing. Ftse Mib alle 12.20 circa ora italiana +0,17% sopra 16.200 punti base. Altri listini: Londra +0,06%, Francoforte +0,57%, Parigi +0,13%, Madrid -0,15%. 

Gli acquisti di titoli da parte della Fed per un ammontare di $85 miliardi al mese hanno permesso all'indice S&P 500 di salire +16% quest'anno; il listino è inoltre in crescita +144% dal minimo testato nel mercato orso nel 2009 e ha perso -5,5% dallo scorso 22 marzo, quando Bernanke disse che la Fed ridurrà prima o poi la portata delle misure di stimoli.

Tra i titoli europei, Alcatel-Lucent in rally +7% dopo che il colosso ha annunciato un piano per la vendita di asset, al fine di risparmiare 1 miliardo di euro in costi fissi entro il 2015. Occhio a Nokia, che sui mercati europei fa +4,2% e i cui adr - American depositary receipt - sono balzati sulle contrattazioni after trading di New York fino a +12%, dopo che il Financial Times ha riportato i rumor secondo cui la società cinese Huawei Technologies sarebbe interessata ad acquistare il colosso dei cellulari. 

Sui mercati azionari la situazione non è particolarmente tesa. "la decisione ampiamente attesa del Fomc sarà finalmente conosciuta questa sera (a mercati europei chiusi, 20.30 ora italiana); con i guadagni degli ultimi due giorni, sembra comunque che gli operatori abbiano meno timori su quanto sarà detto, e scommettano sul fatto che la politica monetaria continuerà a essere accomodante, almeno fino alla fine dell'anno".

Occhio alla Tobin Tax passata in Unione europea, su cui però l'Italia minaccia il veto. 

Sul fronte dei mercati azionari asiatici, trend contrastato, con l'indice allargato di Tokyo Topix che è salito +1,9%; negativo lo Shanghai Composite Index, che continua la sua fase discendente sulla scia dei timori di un peggioramento del crunch della liquidità. L'indice di Shanghai è sceso al minimo di quest'anno. Allarme sul futuro del paese; lo swap sul tasso di interesse a un anno è balzato fino a +31 punti base al 4,29%, ovvero al record dal settembre del 2011, mentre il bid to cover dell'asta che ha avuto per oggetto i bond con scadenza decennale è stato pari a 1,43 volte, al minimo dall'agosto del 2012. "La liquidità è molto, molto scarsa", ha ammesso in una intervista a Bloomberg Hao Hong, strategist sulla Cina presso Bank of Communications. 

Ad alimentare gli acquisti sulla borsa nipponica sono stati invece i dati sulle esportazioni di maggio, che sono saliti al ritmo più alto dal 2010, complice il rallentamento dello yen. Balzo delle consegne verso gli Stati Uniti. L'indice Topix è salito +29% nel 2013, mentre l'indice benchmark dei mercati asiatici MSCI Asia Pacific ha fatto +2,7%. Lo scorso 13 giugno, il mercato è scivolato a un valore pari a 11,9 volte gli utili stimati, al livello più convenienti da novembre. 

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E' quanto ha riferimento il numero uno dell'Eurotower, stando a un messaggio twitter pubblicato sul sito di Bloomberg. Sorprese in vista dopo il nulla di fatto dell'ultimo meeting?
 

ROMA (wsi) - "La Bce è aperta verso la possibilità di adottare misure di politica monetaria non convenzionali". E' quanto ha detto il numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi, stando a quanto ha riportato Bloomberg.

"Guarderemo in modo aperto a quelle misure che sono specialmente efficaci e che rientrano all'interno del nostro mandato - ha detto, in un discorso proferito a Gerusalemme - Alcune di queste misure potrebbero avere conseguenze non desiderate; ciò non significa che non dovrebbero essere utilizzate, ma significa più che altro che dobbiamo essere consapevoli delle loro conseguenze e gestirle in modo appropriato". 

Continuando: "ci sono numerose altre misure - sia convenzionali che non - che possiamo adottare e le adotteremo se le circostanze lo richiederanno". 

Il numero uno di Eurotower ha detto che la domanda domestica dell'Eurozona dovrebbe beneficiare comunque dalla politica monetaria della Bce, così come dall'inflazione più bassa. I dati recenti mostrano "qualche miglioramento, ma da bassi livelli", ha precisato, riguardo ai fondamentali dell'economia. 

"Guardando in avanti, moniteremo molto attentamente tutte le informazioni che arriveranno sugli sviluppi economici e monetari e ci terremo pronti ad agire se necessario".

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Completamente fuori controllo il sistema bancario collaterale. La crescita alimentata dalle attivita' creditizie esplodara'. Scenario alternativo: deflazione alla giapponese.

 

NEW YORK (wsi) - In Cina il credito ha raggiunto picchi mai visti prima nella storia moderna. La rete di intermediari finanziari non tradizionali come fondi speculativi e veicoli di investimento non strutturati e' ormai completamente fuori controllo


I debitori fanno fatica a ottenere rifinanziamenti dei prestiti a breve termine e la crisi e' cosi' grave che Pechino difficilmente riuscira' a mettere un freno agli eccessi del sistema bancario ombra.

"La crescita drogata dalle attivita' di credito non reggera' e il problema di una sovracapacita' strutturale potrebbe provocare una deflazione alla giapponese". Questo l'avvertimento del direttore dell'agenzia di rating Fitch a Pechino, Charlene Chu.

Nelle dichiarazioni rilasciate al Telegraph, l'analista ha osservato che "non c'e' alcuna trasparenza nel sistema bancario correlato e il rischio di una crisi sistemica sta aumentando progresivamente. "Non sappiamo chi sono i debitori, chi sono i creditori e quale e' la reale qualita' degli asset".

I prestiti a rischio pignormaneto delle banche rappresentano solo l'1%, ma i dati ufficiali nascondono una verita' scomoda. I fondi pensione, quelli offshore e speculativi, cosi' come altri veicoli di investimento irregolari costituiscono oltre la meta' del nuovo credito. 

"Cio' significa che gran parte dell'espozione del sistema bancario all'immobiliare non e' messa a registro come mutui o prestiti immobiliare".

I cosidetti prestiti "trust" sono aumentati di ben stette volte a inizio 2013 facendo suonare alle autorita' di controllo campanelli d'allarme circa la possibilita' crescente di un default. I 'trust loans' sono balzati del 679% a 264 miliardi di yuan (42 miliardi di dollari) a gennaio rispetto a un anno prima.

A Quingdao, Ordos, Jilin e non solo, si sono iniziati a verificare gia' i primi problemi in un settore, quello del sistema bancario ombra, che vale 1.400 miliardi di dollari. 

Ora il rischio per Pechino e' di incorrere in una crisi alla Lehman o in uno scenario deflativo alla giapponese. "Le attivita' di credito sono aumentate da $9 mila miliardi a 23 mila dalla crisi subprime. "Nel giro di cinque anni hanno replicato per intero il sistema bancario commerciale Usa".

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E il primo paese avanzato il cui status è stato rivisto al ribasso, dopo che l'indice azionario è crollato -83% dal 2007.

 
NEW YORK (wsi) - La Grecia è il primo paese avanzato il cui status è stato tagliato a quello di mercato emergente, dopo che l'indice azionarioè crollato -83% dal 2007. E' la decisione che ha preso MCI Inc, stando a quanto riporta Bloomberg. Secondo la società newyorchese, che stila indici azionari di tutto il mondo, Atene non è riuscita a centrare gli obiettivi relativi alle operazioni di short selling e di trasferimento degli asset, così come non è riuscita a seguire le regole che disciplinano il ricorso ai crediti e l'erogazione dei prestiti. 

Contestualmente, MSCI ha elevato il livello degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar a mercati emergenti, confermando lo stesso status per la Corea del Sud e Taiwan. 

"Il downgrade della Grecia è un segnale che la crisi in Europa è lontana dall'essersi conclusa", ha commentato in una intervista a Bloomberg Peter Sorrentino, gestore di Huntington Asset Advisors a Cincinnati. 

MSCI aveva rivisto al rialzo il rating della Grecia a mercato avanzato nel 2001. Ma l'incidenza delle società greche nel MSCI World Index è crollata allo 0,01% dallo 0,16% del maggio del 2010, stando ai dati compilati da Bloomberg. 

Anche Russell Investment ha comunicato a marzo che rivedrò al rialzo lo status del mercato greco da avanzato a emergente, causa i rischi operativi dell'azionario.

La borsa di Atene ha perso questa settimana -9,2%; l'indice ha segnato invece un rally sorprendente +88% dal 5 giugno del 2012, dopo che il primo ministro Antonis Samaras ha formato una coalizione di governo e il presidente della Bce Mario Draghi ha affermato che avrebbe fatto qualsiasi cosa per salvare l'euro.

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