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LE PIU' IMPORTANTI NOTIZIE DAL MONDO ECONOMICO

                                           Ben Bernanke presidente FED.

Stasera si conclude il meeting di due giorni del FOMC. La domanda è: i tempi sono maturi per lanciare il tapering?

 
NEW YORK (wsi) - Dopo settimane di attesa, la Federal Reserve deciderà se l'economia americana è abbastanza forte per poter iniziare a rallentare il suo programma di stimoli (quantitative easing). 

Questa sera, infatti, si concluderà il meeting di due giorni del Federal Open Market Committee (FOMC), e la Fed annuncerà la sua decisione in materia di politica monetaria, a cui seguirà l'ultima conferenza stampa del presidente Ben Bernanke.

L'interrogativo è semplice: i tempi sono maturi per lanciare il tapering, ovvero per iniziare a ridurre la portata degli stimoli monetari?

Attualmente, la Fed acquista asset per 85 miliardi di dollari al mese, nel tentativo di aiutare la crescita, ma già dal maggio scorso ha ventilato l'ipotesi di ridurre progressivamente questo terzo round di quantitative easing. 

Secondo il Financial Times, è improbabile che il tapering venga annunciato oggi. E’ probabile invece, che la Fed, dia un nuovo orientamento sull’aumento delle future soglie dei tassi di interesse.

Anche la maggior parte degli addetti ai lavori, riferisce l’emittente CNBC, si attende una semplice conferma dell’attuale QE, vedendo poco concreta la possibilità di un tapering. 

Tra questi, gli economisti di Goldman Sachs, che ritengono che il tapering partirà a marzo 2014, con una riduzione iniziale di 10 miliardi di dollari.

Altri analisti ancora propendono invece per un avvio del tapering nel gennaio 2014, forti del fatto che il tasso di disoccupazione, per quanto sceso, non abbia ancora raggiunto l'obiettivo del 6,5% fissato dalla stessa Fed per un cambio di politica. 

Tuttavia, nelle ultime settimane è cresciuta, e non di poco, la percentuale degli economisti che scommettono su un avvio del tapering già oggi. 

Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, un quarto degli analisti si aspetta l'annuncio del tapering già nella riunione odierna. Complici le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni membri della Fed e dei dati macro Usa in continuo miglioramento. 

Secondo quanto riporta Thompson Reuters, 32 dei 66 economisti intervistati sono dell'idea che il tapering verrà lanciato a marzo, mentre 22 ritengono che gli acquisti di bond legati ai mutui e Treasuries saranno ridotti a partire da gennaio. Solo 12 economisti anticipano un intervento in questa riunione. 

Ancora, per Mohammed El-Erian esiste il 60% di chance che già oggi la Fed riduca la portata del QE. L'amministratore delegato di Pimco è stupito anzi del fatto che la Federal Reserve non abbia ancora agito.

Per Goldman Sachs, infine, il momento del tapering sarà a gennaio. Bloomberg dà una probabilità di 50/50 che sarà, invece, a dicembre.

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Massimo dal primo trimestre del 2012, grazie a balzo scorte più imponente dal 1998. Ma attenzione: spese consumi, +1,4%, al ritmo più lento dal quarto trimestre del 2009.
 

NEW YORK (wsi) - Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto nel terzo trimestre a un tasso su base annua del 3,6%, al massimo dal primo trimestre del 2012. E' quanto risulta dalla prima revisione del dato, inizialmente reso noto in crescita a un ritmo +2,8%. Gli analisti di Briefing avevano stimato una revisione al rialzo al 3%. 

Alla prima revisione del dato, ne seguirà tra qualche settimana una finale. A questo punto, la domanda è lecita: nella sua riunione del 17-18 dicembre, la Fed inizierà a staccare la spina alle misure straordinaried del QE, dunque lancerà il tapering?

Sicuramente la pubblicazione del Pil è stata una sorpresa, e ha confermato il miglioramento dei fondamentali dell'economia americana. Non mancano tuttavia alcune componenti essenziali del dato che hanno messo in evidenza un quadro dai toni chiaro-scuri. 

A sostenere la crescita della congiuntura, è stata soprattutto la componente delle scorte, che ha segnato il maggior rialzo dall'inizio del 1998. In rallentamento la spesa per consumi.

"Il forte balzo è dovuto alle scorte, ma il grande interrogativo per il quarto trimestre è se questa espansione delle scorte sia stata volontaria (operata dunque dalle aziende al fine di soddisfare una domanda in aumento) o involontaria", ha commentato in una intervista a Bloomberg Sam Coffin, economista presso Ubs Securities. Coffin ritiene che in questo trimestre, "assisteremo a un investimento sulle scorte più lento, e tale rallentamento sarà un elemento negativo per la crescita". 

In termini numerici, le scorte sono salite a un ritmo su base annua di $116,5 miliardi, contro il tasso precedentemente riportato a $86 miliardi e al record dal primo trimestre del 1998. Nel secondo trimestre, erano cresciute a un ritmo di $56,6 miliardi. 

Le vendite finali, che escludono le scorte, hanno riportato un rialzo +1,9%, meno del +2,1% del secondo trimestre. Le spese per consumi, che incidono sull'economia Usa per quasi il 70%, sono avanzate dell'1,4%, al ritmo più lento dal quarto trimestre del 2009. 

Altro fattore che frena l'entusiasmo: nel terzo trimestre la spesa corporate per le attrezzature è stata stagnante, comunque in "recupero" rispetto alla flessione -3,7% riportata nella pubblicazione preliminare del Pil. Ma comunque sempre stagnante. 

Il balzo del Pil nel terzo trimestre segue il +2,5% nel secondo trimestre e +1,1% nel primo trimestre del 2013. 

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Il premier olandese Mark Rutte. Il suo paese non riuscirà ad abbassare il rapporto tra deficit e Pil sotto la soglia Ue del 3%.

 

S&P taglia rating di un gradino. A sorpresa elogi ai miglioramenti della Spagna. Foto: premier olandese Mark Rutte.

 
 NEW YORK (WSI) - Addio tripla A. Brutto colpo per la virtuosa Olanda, che si è vista tagliare di un gradino il rating sulla qualità del credito da Standard & Poor's.

L'agenzia continua ad annunciare decisioni sorprendenti sui rating dell'area euro. 

Il Paese governato dal premier Mark Rutte non riuscirà ad abbassare il rapporto tra deficit e Pil sotto la soglia Ue del 3%.

Al contrario dei Paesi Bassi, la più indebitata Spagna ha ricevuto un giudizio positivo, almeno in chiave futura.

S&P ha scritto che le prospettive sul credito sono più rosee e l'outlook è stato portato da negativo a stabile. Citate le previsioni per metriche creditizie in via di stabilizzazione e la "possibilità di uno su tre che il rating che venga modificato nei prossimi due anni". 

"Le prospettive di crescita dei Paesi Bassi sono ormai più deboli di quanto preventivato, e la tendenza del tasso di crescita del Pil reale pro capite è inferiore a quello dei Paesi che beneficiano degli stessi elevati livelli di sviluppo economico", si legge nel comunicato di S&P, che attribuisce al rating un outlook "stabile".

Solo dieci Paesi (sette dei quali europei) conservano ormai la tripla A delle agenzie di rating: di questi sette hanno outlook stabile mentre Germania, Lussemburgo e Finlandia rischiano un downgrade nei prossimi mesi.
 

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Consente tassi negativi senza rischio di corsa agli sportelli. Si potrà dire per sempre addio all'inflazione.
 
 
NEW YORK (wsi) - Gli economisti stanno studiando un modo per dare più potere ancora alle banche centrali, da usare per contrastare le eventuali recessioni ed evitare lente e prolungate riprese della crescita come quella attuale.

Non è possibile con la moneta su carta, ma sarebbe fattibile percorrendo una soluzione alternativa: quella della valuta elettronica. Il professore della University of Michigan Miles Kimball ha ideato una teoria che risolverebbe tutti i problemi. 

La moneta in stile Bitcoin consentirebbe alla Federal Reserve di tenere i tassi di interesse sotto lo zero per combattare i rischi di recessione. Il piano è stato presentato ad altri economisti di spicco in giro per il mondo.

Kimball ha anche scritto pubblicazioni e commentato in più occasioni su blog e media la sua teoria: "Se hai una recessione grave, allora le società hanno paura di investire", ha raccontato. "Devi offrire alla gente una ragione per investire. Un affare ideale è quando i debitori devono essere pagati per avere soldi in prestito". Tradotto: un contesto di tassi negativi

Con la moneta tradizionale sarebbe impossibile, perché se Ben Bernanke e soci abbassassero i tassi sotto zero nel sistema finanziario attuale, i risparmiatori preleverebbero immediatamente i loro soldi dalle banche e lo terrebbero sotto il cuscino anziché metterlo in circolo nell'economia. Ma la moneta elettronica non può essere ritirata fisicamente dagli sportelli degli istituti di credito. 

A differenza dei Bitcoin, il cui successo deriva dalla sua decentralizzazione e anonimità, la valuta digitale studiata da Kimball sarebbe "centralizzata" e usata da tutti. Ci sarebbero in circolo due monete: i dollari e gli e-dollari.

Al momento le banconote da 100 dollari valgono 100 dollari in banca. Ma se un americano ha un conto corrente con un 5% di interessi, guadagna 5 dollari l'anno, mentre la banconota da $100 tenuta nella cassaforte di casa vale sempre 100 dollari. 

Se invece gli interessi fossero pari al -5%, i correntisti perderebbero il 5% l'anno. Consapevoli di questo, i clienti delle banche chiuderebbero immediatamente i depositi in banca.

Imponendo un tasso di cambio studiato appositamente tra la moneta virtuale e quella tradizionale, dopo un anno di tassi negativi pari al -5%, si potrebbero ritirare 95 dollari dalla banca e ottenere una banconota da 100. Si, esatto: cento dollari varrebbero 95 e-dollari. O se un americano volesse depositare 100 dollari in banca, gli verrebbero tolti 95 e-dollari dal conto corrente.

I benefici di una politica di questo tipo vanno ben oltre i depositi dei correntisi: gli Usa potrebbero dire per sempre addio all'inflazione.
 

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L'indice Stoxx Europe in condizioni ipercomprato? Ftse Mib giù dopo la forte battuta d'arresto della vigilia.
 

MILANO (wsi) - Borsa Milano sotto pressione, sul Ftse Mib occhio al giudizio degli analisti sul titolo Pirelli e ai cali iniziali di Unicredit e Intesa. Il Ftse Mib cede nei primi minuti di contrattazioni -0,2% circa.

Forti alla vigilia le vendite sul listino italiano, che ha pagato anche le dichiarazioni giunte da vice presidente della Bce Victor Costancio sull'eventualità dell'acquisto di asset da parte della Bce.

Avvio stabile per lo spread tra Btp e bund a quota 234 punti, come ieri in chiusura di giornata. Il rendimento del titolo decennale è al 4,07%.

L'indice benchmark Stoxx Europe 600 ieri è sceso dal massimo in cinque anni, riducendo i guadagni da inizio anno al 15%. L'indice è scambiato a un valore pari a 15,1 volte gli utili attesi, vicino al massimo livello dalla fine del 2009 e più della media a 12,1 volte degli ultimi 10 anni, stando ai dati compilati da Bloomberg. Aumentano dunque i timori su un mercato in condizioni di ipercomprato.

Lo S&P 500 scambia a un valore pari a 16,2 volte gli utili attesi, mentre l'indice asiatico MSCI Asia Pacific ha testato ieri 13,9 volte gli utili attesi, dopo aver toccato quota 14 lo scorso 18 novembre, il massimo dal mese di maggio. 

Investitori attendono la pubblicazione delle minute del Fomc - il braccio di politica monetaria della Fed -, che potrebbe dare indicazioni su quelle che saranno le prossime mosse della Banca centrale americana. Rassicurazioni sugli aiuti della Fed sotto forma di stimoli monetari, e dunque di una politica monetaria largamente accomodante, sono arrivate nelle ultime ore dal presidente uscente Ben Bernanke, che ha allontanato i timori del tapering, ovvero della riduzione degli acquisti di asset, che al momento avvengono (da parte della Fed) per un valore di $85 miliardi al mese. 

Secondo le previsioni di Bloomberg, la Fed dovrebbe iniziare a smorzare gli aiuti portandoli alla cifra di $70 miliardi al mese, solo il prossimo anno, nella riunione del 18-19 marzo. Ma per ora le parole di Bernanke confermando che "le misure di QE (quantitative easing) continueranno, certamente nel breve periodo", ha commentato in una intervista a Bloomberg Kirk Hartman, responsabile investimenti presso Wells Capital Managament, a Los Angeles.

Azionario asiatico in calo per il secondo giorno consecutivo dopo che le valutazioni dell'indice benchmark MSCI Asia Pacific Index hanno testato il record da maggio. Samsung in calo di oltre l'1% nell'attesa della sentenza della corte americana di San Jose, in California, che dovrebbe stabilire quanto il colosso dovrà pagare ad Apple per violazione di brevetto. Rally di Micronics Japan, +21% dopo che la società produttrice di componenti per computer ha rivisto al rialzo le stime sugli utili dell'intero anno. Borsa Tokyo in ribasso, Nikkei -0,33%. 

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L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato  all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.

Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.

Già nel 2011 il primo ministro ungherese,  Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF) e lo stato terrorista d’Israele. Queste amministrazioni precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito  Fidesz di Orban.

Secondo una relazione sui siti germanofoni  del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.

Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista.

Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita.

Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione.

L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti  BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.

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"Niente più bonifici internazionali, limite transazioni in contanti a $50.000". La lettera ai correntisti (leggi) fa pensare al peggio.
 

NEW YORK (wsi) - A leggere la missiva viene la pelle d'oca, e subito il timore è quello che potrebbe accadere in altre banche di tutto il mondo. La lettera è inviata da JP Morgan ai suoi clienti e riporta lo spettro del controllo dei capitali.

A partire dal 17 novembre del 2013: "Non potrete più inviare i bonifici internazionali. Sarete ancora in grado di inviare bonifici domestici e ricevere bonifici sia domestici che internazionali. Cancelleremo ogni bonifico internazionale, inclusi quelli che avevate intenzione di inviare a partire da questa data". "Il limite delle vostre transazioni in contanti sarà di $50.000 per ciclo di statament, e per account".

LEGGI LETTERA IN ORIGINALE in allegato. 

"Questi cambiamenti ci aiuteranno a gestire in modo efficiente i rischi legati a questi tipi di transazioni". 

La domanda che sorge spontanea è: "Dunque...ora JP Morgan sta tentando di gestire rischi legati ai prelievi nei bancomat", visto che nella missiva, per transazioni in contanti, sono incluse anche le operazioni con cui i clienti si recano negli ATM americani pre prelevare contanti? Non sembra tutto questo un controllo dei capitali?

E, altra domanda, "quanto tempo passerà prima che il limite di $50.000 diventerà $20.000, poi $10.000 e $5.000"?, si chiede la stamp

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Parla Julian Robertson, ex gestore dei fondi. Boccia Yellen come presidente Fed e critica Steve Jobs.
 

NEW YORK (wsi) - Ne ha per tutti Julian Robertson, l'ex gestore dei fondi che ha deciso di vendere le proprie azioni Apple semplicemente perchè ritiene che Steve Jobs fosse una persona davvero terribile, dopo aver letto il libro sulla vita. "A really awful person", ha detto.

Robertson parla anche dei mercati e, in un'intervista rilasciata a Maria Bartiromo, sottolinea che i mercati hanno valutazioni "pienamente prezzate", e non solo, visto che "credo che siamo nel bel mezzo di una specie di mercato bolla" che prima o poi esploderà con conseguenze "piuttosto negative".

"Probabilmente (lo scenario) non si verificherà proprio in questo momento e ritengo che ci crogioleremo in questa crisi fiscale e politica" ancora per un po' di tempo. 

Sulla Fed, bocciata Janet Yellen, vicepresidente della Fed vista come la più probabile candidata a salire di grado e a prendere il posto di Ben Bernanke come numero uno della Federal Reserve. Motivo: il suo approccio verso la moneta facile.

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Moody's è ottimista. Ma gli effetti rischiano di essere pesanti (corsa all'oro e altri asset rifugio). Cosa è esattamente il tetto sul debito?
 

NEW YORK (wsi) - Mentre tutto il mondo ha il fiato sospeso guardando all'impasse in corso negli Stati Uniti - con il governo che vive la sua prima fase di shutdown in 17 anni e il timore di un default imminente - Moody's è ottimista: di fatto, l'amministratore delegato dell'istituto,Raymond McDaniel, esclude il default americano. 

"E' estremamente improbabile che il Tesoro smetta di onorare i propri debiti - ha detto, nel corso di una intervista rilasciata alla Cnbc - E' improbabile, questa è la speranza, che si vada oltre il 17 ottobre (data di scadenza entro cui è necessario agire), senza aumentare il tetto sul debito. Ma anche se uno scenario del genere dovesse concretizzarsi, riteniamo che il Tesoro americano continuerà a rimoborsare i bond emessi".

McDaniel spiega anche la reazione dei mercati americani che, nonostante l'apparente gravità della situazione, non sono crollati (fino a questo momento); la motivazione risiede nello stallo politico che si verificò nel 2011, sempre sul tetto sul debito, e che alla fine venne risolto. 

"La senzazione è che questo film lo abbiamo già visto - ha sottolineato - E ironicamente, visto che abbiamo già vissuto la stessa esperienza in un periodo di tempo recente, c'è un senso di calma maggiore rispetto a quello dovuto". 

Non la vede in questo modo il più diretto interessato, Jack Lew, segretario al Tesoro Usa che, in un'intervista rilasciata a Savannah Guthrie della Nbc, ha reiterato quanto detto nei giorni scorsi, ovvero che, se non si innalzerà il tetto sul debito, il Tesoro disporrà di una somma di soli $30 miliardi, un "livello pericolosamente basso di contanti. E noi qui siamo sul punto di trovarci in una situazione mai vista, non avendo cash per pagare le nostre spese". 

Lew ha anche spiegato che in realtà il limite sul tetto sul debito è stato toccato lo scorso maggio, tanto che il Tesoro ha dovuto utilizzare misure straordinarie, al fine di avere maggiori margini di manovra. Ma ora la capacità di attingere a queste misure è scaduta. 

COSA E' PRECISAMENTE IL TETTO SUL DEBITO

Un articolo della BBC spiega esattamente il fenomeno contro cui gli Stati Uniti si stanno imbattendo da tempo, appunto la necessità di alzare il tetto sul debito. Il titolo è "Cosa è il limite sul debito Usa"? Se ne parla infatti molto, ma di cosa si tratta esattamente? 

"Il tetto sul debito è un limite sull'ammontare totale che il governo federale degli Stati Uniti può richiedere in prestito, stabilito dal Congresso", spiega l'articolo. "Il limite attuale è di $16.699 miliardi ed è stato fissato a maggio". 

La domanda è: perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di prendere a prestito così tanti soldi?

"Se si fa il paragone tra i prestiti e l'economia degli Stati Uniti, il rapporto è aumentato a partire dagli anni '80. Ma la crisi finanziaria ha creato un enorme buco tra le entrate e le spese del governo federale. L'economia è caduta in una profonda recessione e i conti pubblici hanno subito un drammatico deterioramento", dal momento che il governo è ricorso a misure di stimoli economici e ha anche agito per stabilizzare il settore finanziario (salvando di fatto le banche con i soldi dei contribuenti).

"Il risultato è che il tetto sul debito è stato alzato due volte nella seconda metà del 2008 e due volte nel 2009. Stando all'ufficio del budget del Congresso (Congressional Budget Office), il rapporto tra debito/pil degli Stati Uniti è ora al 73%, due volte tanto il rapporto della fine del 2007. 

Ora, stando alla legge americana, il presidente degli Stati Uniti non ha alcun potere di fissare l'ammontare massimo che può essere preso in prestito. Il tetto è fissato dal Congresso, che con una legge stabilisce quanto il dipartimento del Tesoro può prendere in prestito.

LO SCONTRO A CAUSA DELLA RIFORMA SANITARIA VOLUTA DA OBAMA

L'innalzamento del limite, continua l'articolo della BBC, non ha mai rappresentato un grave problema, dal momento che dal marzo del 1962 ci sono state ben 77 misure per alzare il tetto. Il problema è sorto con la perdita di controllo della Camera da parte dei Democratici, nel 2010, a favore dei Repubblicani. Questi ultimi hanno interpretato la loro vittoria come un segnale secondo cui il popolo americano non sarebbe affatto soddisfatto della riforma sanitariavoluta da Barack Obama (le cui principali norme sono tra l'altro entrate in vigore il primo ottobre). 

In poche parole, i Repubblicani stanno facendo tutto per ritardare la totale applicazione dell'Obamacare.

Di qui, la grave impasse che gli Stati Uniti stanno attaversando; "parte del problema risiede nel fatto che il Congresso approva la legge finanziaria e le spese, separatamente dall'innalzamento del tetto sul debito; dunque, i politici possono trovare un accordo su ogni tipo di spesa, senza aver stabilito le coperture". 

Ciò è stato facile negli anni in cui tale contraddizione non aveva grande importanza, visto che le entrate governative erano superiori all'ammontare delle spese. Ma ora la situazione è diversa e il Tesoro deve coprire la differenza tra entrate e spese ricorrendo ai prestiti sui mercati monetari internazionali

LE CONSEGUENZE

Se non si riuscirà a trovare un accordo che permetterà all'America di pagare i bond emessi, il Tesoro rimarrà senza soldi tra il 22 ottobre e la fine del mese. A quel punto cosa potrebbe accadere? "Il governo potrebbe dover effettuare tagli drastici alla spesa federale o tentare di aumentare le tasse, o, forse, fare entrambe le cose. Si tratterebbe di una mossa difficile e, forse, non sufficiente. La più grande preoccupazione è dunque che il Tesoro non riesca a ripagare i propri debiti, e dunque cada in default. Tradizionalmente, gli Stati Uniti sono stati capaci di prendere a prestito finanziamenti a bassi tassi di interesse sui mercati internazionali, fattore che ha permesso ai tassi di interesse di rimanere bassi anche per i consumatori. Ma un default potrebbe minare la fiducia e aumentare il costo dei finanziamenti per gli americani. Un default potrebbe creare una situazione caotica sul mercato internazionale dei debiti. Gli investitori non accetterebbero più bond visto che i loro pagamenti non sarebbero più onorati". 

Ci potrebbe essere una corsa all'oro o agli asset considerati rifugio, come i Bund e i bond svizzeri.

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La Cina "is open for business". Con il lancio della "Free Trade Zone", il Consiglio cinese ha aperto il vaso di pandora.
 

NEW YORK (wsi) - Il mondo occidentale è ancora alle prese con una crisi molto grave, la peggiore dai tempi della Grande Recessione, causata dai mercati finanziari senza freni, e la Cina mette a punto un mercato non regolato, che punta ad attirare banche straniere, per le speculazioni più estreme.

A seconda di come la pensiate sulla questione, le possibilità sono due: o il mercato darà il via a un'era di riforme in una nazione ancora piena di restrizioni, oppure innescherà un'altra crisi di portata globale, nel cuore finanziario della seconda maggiore economia mondiale, il cui Pil ha rallentato il passo negli ultimi trimestri. 

L'area di libero scambio (free trade zone), approvata dal Consiglio statale cinese in luglio, ha aperto i battenti domenica scorsa. Si tratta di un'area di 30 chilometri quadrati situata nel quartiere finanziario di Pudong. 

È in questo luogo che sono avvenute in passato le maggiori riforme nel commercio, negli investimenti e nella finanza in Cina. Secondo le informazioni a disposizione, raccolte da Wall Street Journal e CNBC, i mercati saranno liberi di stabilire i tassi di interesse e i tassi di cambio (avranno anche la possibilità di convertire yuan).

Inoltre tutta una serie di settori dell'economia 'reale', come quello delle spedizioni, le attività bancarie, il turismo, l'assistenza sanitaria e le assicurazioni, si apriranno agli investimenti esteri.

Le riforme non prenderanno piede dall'oggi al domani, ma il governo stima che nell'arco di tre anni arriveranno al completamento e l'area assumerà le caratteristiche con le quali è stata pensata.

Gli investitori dovranno ancora aspettare fine novembre per avere altri dettagli più precisi. È in quella data che verranno infatti ufficialmente annunciati i cambiamenti. 

Sicuramente l'area è al centro dei pensieri di trader e commentatori. Ma sopratutto dei banchieri e degli analisti, entusiasti all'idea di avere la possibilità di sfruttare le potenzialità di una Cina più aperta al mercato.

Sono 35 le aziende che hanno ricevuto il permesso di installarsi. La prima è stata Microsoft, che ha stretto un accordo per la creazione di una joint venture con la cinese Best Tv per la produzione di console e giochi elettronici. 

Questa è una grossa novità, se si pensa che in Cina da 13 anni sono bandite le piattaforme videoludiche e i videogiochi si possono acquistare solo sottobanco o nei mercati in nero. Ora, nella zona di libero scambio, le società straniere potranno aprirsi all’immenso mercato cinese. Colossi come Nintendo e Sony sono pronte a seguire le orme del gruppo di Redmond.

Tra le banche, per ora figurano 11 società che potranno aprire le loro filiali a Shanghai. Tra queste sono due le straniere (Citibank e Development Bank of Singapore) che hanno avuto la licenza a operare sin da ora.

Ancora non si sa come il Governo difenderà e gestirà l'area di libero scambio. Ma indubbiamente alle banche straniere e cinesi sarà concessa molta più libertà di prima e non è una cosa così positiva per gli investimenti a lungo termine. Siamo sicuri che sia la decisione e la strategia giusta, visto quanto accaduto in Usa con la crisi dei mutui subprime? È il mercato non regolato, in fondo, che ha creato questo caos.

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