Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

Lunedì, 27 Maggio 2013 09:20

Ecco cosa non fa dormire Draghi

No, non c'entra la disoccupazione giovanile. Le banche hanno bisogno di cuscinetti piu' grandi. I tassi sui nuovi prestiti per le imprese spagnole e italiane sono il doppio di quelli di Germania e Francia.
 
NEW YORK (wsi) - La disoccupazione giovanile e' giustamente al centro delle preoccupazioni delle autorita' europee, ma c'e' un altro punto problematico che va assolutamente affrontato se si vuole uscire indenni dalla crisi del debito: la carenza di liquidita' nel sistema bancario di Spagna e Italia

Come sottolinea in una nota BNP Paribas, gli ultimi dati sui prestiti a rischio pignoramento hanno alimntato il dibattito sullo stato di salute del settore finanziario delle economie periferiche dell'Eurozona e sulle implicazioni che questo avra' sull'offerta di credito e sulle prospettive di crescita del blocco a 17. 

Quel che e' peggio e' che i tassi sui nuovi prestiti per le imprese spagnole e italiani sono diventatiquasi il doppio di quelli che si trovano in Germania e Francia. 

I problemi delle banche iberiche non rappresentano una novita'. Ma il rialzo dei tassi di interesse sui titoli pubblici e i declassamenti dei rating del debito sovrano hanno fatto aumentare il costo del denario, mentre la contrazione del Pil ha provocato un peggioramento della qualita' del credito

Come se non bastasse, per rigirare il coltello nella piaga, il Financial Times riferisce che le banche spagnole avranno bisogno di mettere da parte come riserve finanziarie, 10 miliardi di euro in piu' se vorranno coprire il rinnovo di 200 miliardi di euro di prestiti della categoria "extend and pretend", come la chiamano gli scettici in Usa.

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I tassi sui nuovi prestiti per le imprese spagnole e italiani sono quasi il doppio di quelli che si trovano in Germania e Francia.


Si tratta di una tecnica speciale per gestire i contratti stipulati dalle banche con i debitori che fanno fatica restituire i soldi avuti in prestito alla data prevista. L'idea di base e' molto semplice: concedere loro piu' tempo, sperando che le cose migliorino. La pratica, diventata molto comune nel settore immobiliare commerciale, dove durante gli anni del boom i piu' ottimisti si sonoindebitati per decine di miliardi di dollari, comporta diversi rischi. 

L'unica carta che Draghi puo' giocare al momento e' quella del rilancio del mercato dei titoli cartolraizzati ABS, obbligazione negoziabile o trasferibile garantita dagli attivi sottostanti. Implementare il piano, come ha suggerito peraltro lo stesso banchiere romano durante l'ultima conferenza stampa dell'istituto di Francoforte, potrebbe rilevarsi una strategia piena di insidie.
 

 

E' la prima testimonianza al Congresso del presidente Fed da febbraio. Indicazioni sul programma di acquisto di titoli pubblici. Tra un'ora, alle 16.00 ora italiana, atteso verbale e conferenza di Ben Bernanke con un probabile aumento vendite di case esistenti.

 
NEW YORK (wsi) - I futures sull'azionario americano scambiano in leggero rialzo, facendo pensare a una seduta positiva per Wall Street (vedi valori a fondo pagina), l'ennesima dopo che ieri i principali indici della Borsa hanno toccato nuovi record.

Tutti i riflettori sono puntati sull'audizione sull'economia del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke davanti al Congresso e le minute dell'ultima riunione della politica monetaria. 

Si trattera' della prima testimonianza del presidente della Federal Reserve da febbraio. La questione cruciale riguardera' le eventuali indicazioni che il banchiere fornira' sul futuro del programma di acquisto di titoli pubblici.

L'economia e' in ripresa e la Fed potrebbe dare un calendario sui tempi della fine delle misure diquantitative easing. Saranno quei dettagli a causare possibili smottamenti di denaro in Borsa, con il mercato che fara' fatica a gestire le informazioni che ricevera'.

Sul fronte macro, e' atteso un aumento delle vendite di case esistenti. 

Task force Italia-Spagna contro la disoccupazione giovanile si infrange contro muro Berlino. Completamento del mercato europeo dell'energia avra' un impatto sulle bollette. Altro tema: lotta all'evasione.

 
BRUXELLES (wsi) - Il tempo stringe e scarseggia oggi al nuovo Consiglio Europeo straordinario, mentre i temi sono tanti e fondamentali per poter risollevare l'economia dell'area euro. Primo fra tutti, quello della disoccupazione giovanile, in secondo luogo quello della lotta all'evasione fiscale e degli investimenti energetici per ridurre le bollette dei contribuenti stremati dal crollo del potere d'acquisto.

Il tempo non e' forse molto ma i temi sono molto importanti. Il completamento del mercato europeo dell'energia, in particolare, avra' un impatto su quello che le famiglie pagano. La strategia prevede infatti il taglio della bolletta per aziende e famiglie. Il costo dell'elettricita' pesa sulla competivita' dell'industria e sul potere d'acquisto delle famiglie. 

Secondo tema chiave e' quello della lotta contro l'evasione fiscale, come ha spiegato Enzo Moavero, Ministro per gli Affari Europei, ai microfoni di RaiNews24. Mille miliardi di fronte fiscale l'anno nella Ue, questa l'idea. Ma proprio ora che la Svizzera ha le spalle al muro, Lussemburgo e Austria frenano sulla levata del segreto bancario. E mentre la Gran Bretagna spinge per avere leggi comunitarie, i costi si impennano, anche per la mancanza di una politica comune. 

La sfida sara' come sempre con la Germania, che punta a un'ipoteca sui soldi dedicati alla lotta contro l'occupazione giovanile. Il lavoro "e' una delle priorita' del governo Letta", osserva Moavero. Proprio per questa ragione, uscire dal Consiglio con un pugno di mosche in mano sarebbe un bello smacco.

Berlino ieri ha firmato un memorandum di intenti con la Spagna per garantire a Madrid 5 mila posti di lavoro l'anno. 

Nel suo tour per l'Europa da neo presidente del Consiglio, Letta ha posto con forza la quesione della disoccupazione giovanile, che - ricorda Moavero - "ha preso un certo peso anche nel bilancio dell'Ue, dal 2014 al 2020". La nuova linea investe 6 miliardi di euro su 7 anni. 

Enrico Letta ha assicurato ieri alla Camera il suo "impegno e la sua determinazine ad andare a Bruxelles perchè si cambi passo, sapendo che anche noi come altri paesi abbiamo un presidente del Consiglio che a Bruxelles dirà questo non lo posso accettare e non lo posso fare perchè il mio Parlamento ha detto no".

Anche qui a remare contro ci sono le lancette dell'orologio. L'Italia giochera' tutte le sue carte per poter anticipare i tempi, in modo da potere poi rifinanziare questa linea con i risultati in campo. Il vertice straordinario si concludera' in poche ore. Gli impegni che Letta riuscira' a strappare rimangono tutti da vedere.
Martedì, 21 Maggio 2013 10:33

Apple: mega elusione fiscale da $74 miliardi

Un'indagine ha messo a fuoco un sistema senza precedenti, che un senatore ha definito il Santo Graal. Ragnatela di reti offshore e creazione di filiali in Irlanda.

 
New York (wsi) - Questa volta non ci saranno altre scappatoie. Il Congresso di Washingtoninchioda Apple: ha eluso le tasse per 74 miliardi di dollari. E' la conclusione di un’indagine parlamentare sul colosso digitale di Cupertino. Si sapeva da tempo che Apple, come altre multinazionali Usa del calibro di Amazon, Google e Starbucks, avrebbe sfruttato ogni appiglio legale per minimizzare il proprio carico fiscale. Ma le dimensioni della sua elusione hanno sorpreso anche gli esperti, e i parlamentari che hanno condotto l’inchiesta.

Secondo il rapporto della sottocommissionepermanente di indagine del Senato riportato dalla stampa americana Apple ha evitato il pagamento di miliardi di dollari di tasse negli Stati Uniti e nel mondo tramite divisioni offshore

Tra il 2009 e il 2012 - come riporta il Washington Post citando l'indagine - la società fondata in California da Steve Jobs ha sottratto alla portata dell'Internal Revenue Service (Irs), l'agenzia delle entrate americane, qualcosa come almeno 74 miliardi di dollari.

Mentre tra le altre multinazionali la pratica di usare controllate estere per evitare le tasse negli Stati Uniti è molto comune, il sistema messo in piedi da Apple sempre secondo il Senato è senza precedenti per complessità e creatività. 

In particolare Apple - denunciano gli investigatori - ha 102 miliardi di dollari offshore e ha spostato miliardi di dollari di profitti fuori dagli Stati Uniti in filiali, alcune basate in Irlanda dove ha negoziato un'aliquota inferiore al 2%. Dublino ha, infatti, aliquote per le aziende più basse degli Stati Uniti, il 12% contro il 35% degli Usa.

Ma alcune filiali di Apple non hanno dipendenti e sono gestite da top manager da Cupertino: la normativa irlandese prevede che una società è residente nel paese solo se è gestita e controllata in loco. Ed è per questo - secondo gli investigatori - che Apple è riuscita a risultare senza stato e a evitare il pagamento delle tasse. Su una filiale Apple situata in Irlanda che nel 2011 ha realizzato 22 miliardi di profitti e su quelli la società ha pagato appena lo 0,05% di imposte. 

Un’altra filiale sempre secondo il rapporto conclusivo del Congresso ha realizzato 30 miliardi di profitti dal 2009, completamente esentasse. Alcune di queste filiali estere erano, e sono tuttora, semplici scatole vuote, senza alcun dipendente, interamente gestite dal quartier generale californiano. 

Una dura requisitoria è stata pronunciata dal senatore democratico, Carl Levin, al termine dell’indagine. "Ad Apple - ha detto - non è bastato spostare i profitti verso un paradiso fiscale: la società ha cercato il santo Graal dell'elusione fiscale". 

Oggi, martedì 21 maggio, il Senato convocherà il chief executive di Apple, Tim Cook, per interrogarlo sulla gigantesca elusione fiscale. Cook ha intenzione di difendere la sua posizione sostenendo che la società produttrice di iPad e iPhone non ha violato le leggi fiscali. 

Sempre oggi il manager presenterà una proposta per "semplificare in modo sostanziale" le leggi che regolano le tasse sulle aziende e così cercare di re-indirizzare gli investimenti di capitali in America.
 
Martedì, 21 Maggio 2013 09:57

New York: La nuova bolla immobiliare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Manhattan un monolocale nel nuovo edificio avveniristico da 84 piani, su Park avenue, costa $3,9 milioni. Un appartamento su un piano solo? $95 milioni. Se non e' una bolla dei prezzi questa.

 
NEW YORK (wsi) - Si appresta a diventare il complesso residenziale piu' alto dell'intero emisfero occidentale - Emirati Arabi e Cina esclusi, dunque. E visti i prezzi, un'altra cosa e' ormai certa: il gigantesco e avveniristico palazzo che sta per vedere la luce a New York ospitera' solo ricconi e abbienti.

Un monolocale nel nuovo edificio avveniristico da 84 piani, al numero 432 di Park avenue, a Manhattan, costa infatti $3,9 milioni. 

Ogni volta che qualcuno e' pronto a pagare $95 milioni per un appartamento da un piano solo, $44,8 milioni per un appartamento con 4 camere letto e 10 milioni per uno con due stanze da letto, sotto c'e' addirittura qualcosa di piu' di una semplice bolla immobiliare. 

Lo spiega bene al New York Times Rafael Viñoly, l'architetto che ha disegnato il progetto della Torre all'incrocio con la 56esima strada. "Ci sono solo due mercati, quello del mega lusso e l'immobiliare sovvenzionato dallo stato". 

La corsa alla costruzione di simili mostri immobiliari e' la prova dell'enorme gap esistente tra ricchi e poveri
 a New York City, sottolinea James Parrott, chief economist del Fiscal Policy Institute, un'organizzazione di ricerca liberale, sostenuta dai sindacati. Il reddito medio delle famiglie, infatti, e' calato dell'8% dal 2008. 

"Il boom dei condomini di lusso a Manhattan, unito all'esplosione del numero di pignoramenti nel Queens e a Brooklyn, ci offre uno dei punti di vista di quanto il fenomeno della polarizzazione della ripresa si stia ingrandendo".

 

 Evelin Widmer-Schiumpf: Consigliere federale e ministro delle Finanze svizzero.

                                                               

Berna alla svolta epocale. Non solo Ue, nelle trattative fiscali con gli Usa, svizzeri vicini alla soluzione. Una marea di capitali italiani (120 miliardi stimati) nei forzieri delle banche elvetiche

 
GINEVRA (wsi) - Forse sarebbe meglio abolire direttamente il segreto sui conti delle banche elvetiche. Il governo elvetico riterebbe infatti troppo onerosi gli accordi bilaterali con gli stati dell'Ue sui capitali esportati illegalmente nei suoi cantoni. 

Lo rende noto il quotidiano Le Temps, secondo il quale il Consiglio federale e' inoltre "sul punto di poter presentare una soluzione" nelle trattative fiscali con gli Stati Uniti sulla questione annosa degli evasori americani con un conto all'estero nel piccolo enclave elvetico. 

Lo ha affermato Eveline Widmer-Schlumpf, consigliere federale, sulle onde dell'emittente radiofonica tedeseca SRF, aggiungendo che ci sono ancora alcuni punti delicati da chiarire. 

Andranno discussi e negoziati intensamente, ha relativizzato il ministro delle Finanze di Berna. Ma "speriamo di arrivare presto alla fine". Il risultato non piacera' alle banche.

"Gli istituti non lo otteranno a titolo gratuito", ha messo in guardia la ministro, evitando pero' di precisare quale sara' l'ammontare dei costiche queste nuove misure potrebbero rappresentare. 

La Confederazione svizzera e' pronta allo scambio di informazioni automatiche, ma chiede in cambio delle contro partite a Washington. 

Sabato, in un'intervista a Le Temps, il presidente di UBS Axel Weber, che come le altre banche svizzere e' impegnato a rifarsi l'immagine di casseforti per evasori, ha affermato di essere impegnato duramente – "piu' della meta' del nostro tempo" - per "mettere alle spalle i problemi del passato" in materia.

Citando le negoziazioni tra Svizzera e Unione Europea, il banchiere ha dichiarato che "l'importante e' l'obiettivo che e' quello di avere dei clienti dichiarati". Lo scambio automatico di informazioni e' uno strumento per gestire il futuro, ma "bisogna anche trovarne uno per il passato". 

Secondo le ultime stime nei forzieri delle banche elvetiche sarebbero parcheggiati una marea di capitali italiani (120 miliardi di euro stimati). 

Nel frattempo anche il Regno Unito ha avviato un processo di "pulizia in casa", come l'ha definita il premier David Cameron. Il leader dei conservatori ha lanciato un appello ai leader di dieci territori d'oltremare o dipendenze della Corona britannica - noti per essere paradisi fiscali - a collaborare con Londra per combattere l'evasione fiscale.
Venerdì, 17 Maggio 2013 09:29

Banche italiane a corto di liquidità

Tra sofferenze, recessione e stress test, lo stato patrimoniale diventa sempre più debole. Mancano all'appello miliardi di euro. In vista regole più rigide per i prestiti.

 

 
NEW YORK (wsi) - Il peggioramento della recessione e gli stress test più rigidi definiti da Basilea 3 potrebbero mettere nei guai le banche italiane di medie dimensioni, che rischiano di trovarsi a corto di miliardi di euro. 

E’ quanto conclude un’analisi di Reuters, secondo cui il peggioramento delle casse degli istituti di credito italiani più piccoli potrebbe mettere l’Italia nella situazione di dover chiedere nuova liquidità mentre allo stesso tempo si prospetta una revisione sulle regole per la concessione dei prestiti. 

Anche in vista degli stress test europei, che dovrebbero avvenire in concomitanza, o poco prima che la Banca centrale europea (BCE), il prossimo anno, assumerà la diretta supervisione di banche della zona euro, gli istituti più piccoli sono sotto pressione per rafforzare i loro bilanci dopo che Bankitalia ha verificato la presenza di prestiti che non rispettano le regole patrimoniali più severe definite da Basilea 3. Negli ultimi mesi, le sofferenze sono saliti al tasso annuo del 20%. 

Tra gli istituti di credito che si ritrovano in questa situazione, Banca Carige che, con l’obiettivo di rafforzare il capitale, sta raccogliendo 800 milioni di euro, circa due terzi del suo valore di mercato, vendendo asset. Con un core tier del 6,7%, la capacità della banca genovese di assorbire perdite è tra le più basse nel settore. 
 

                                             François Hollande.

 

 Politiche austerity imposte da Berlino fanno un'altra vittima. Parigi assiste a due trimestri consecutivi di crescita negativa. L'intera Eurozona e' in contrazione.

 
ROMA (wsi) - La Francia è in recessione. La fotografia scattata questa mattina dall'Ufficio nazionale di statistica, Insee, non lascia spazio a interpretazione alternative. Nel primo trimestre del 2013 il Pil di Parigi ha accusato una contrazione dello 0,2%. Nell'ultimo trimestre del 2012 aveva registrato un analogo calo del Pil.

Quindi non c'è scampo: la recessione tecnica si verifica, infatti, dopo due trimestri di crescita negativa di fila. Ed è appunto questo il caso francese. Gli economisti si aspettavano una flessione dello 0,1%. Come se non bastasse questo ad allertare l'Eliseo, il potere d'acquisto delle famiglie francesi ha registrato nel 2012 un record negativo dello 0,9%, ha aggiunto sempre l'istituto di statistica nazionale. L'Insee, a fine marzo, aveva messo in conto un ribasso, ma nell'ordine dello 0,4%. 

Da qui la decisione di rivedere al ribasso anche il dato sui consumi, portandolo allo 0,4% dal precedente 0,1%. Si salva ancora la Germania.L'economia tedesca é stagnante: cresce solo dello 0,1% destagionalizzato nel primo trimestre del 2013 rispetto ai precedenti tre mesi. Il dato è al di sotto delle previsioni degli economisti, che si attendevano un'espansione dello 0,3% della principale economia europea. Nell'ultimo trimestre del 2012, il Pil aveva fatto registrare un calo dello 0,6%.

Ma se si allarga l'orizzonte temporale anche qui il quadro è poco roseo: su base annua il PIl della Germania risulta, infatti, in rallentamento, con un calo dell'1,4%, dopo essere rimasto invariato nel quarto trimestre. E le sorprese potrebbero non essere finite qui, dicono nelle sale operative alcuni trader. In mattinata sarà comunicato il dato sul Prodotto interno lordo dell'euro zona. Secondo un sondaggio effettuato da Reuters su un panel di 65 economisti il dato dovrebbe evidenziare una flessione dello 0,1%. Attesi anche i dati preliminari sul Pil di Italia, Grecia, Portogallo e Olanda.

Guardando all'Eurozona nel suo complesso, l'area non esce dalla recessione economica. Il Pil complessivo dei 17 paesi dell'area valutaria ha subito infatti un nuovo calo, pari allo 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, stando ai dati preliminari diffusi da Eurostat, peggio di quanto atteso in media dagli analisti. Su base annua il prodotto interno lordo è sceso -1%. Nel quarto trimestre del 2012 il Pil dell'area euro era calato dello 0,6% dal trimestre precedente e dello 0,9% su base annua.
 

 
 
Siamo arrivati a 177 giorni senza un ribasso del 5%: e' la striscia piu' lunga senza un calo di quel tipo nella fase rialzista iniziata 50 mesi fa.
 
NEW YORK (wsi) - L'indice della Borsa americana piu' rappresentativo, quello allargato dell'S&P 500, ha chiuso la seduta di ieri in rialzo conquistando nuove vette. 

Oltre al record di tutti i tempi, un'altra statistica salta all'occhio degli analisti. 

La cosa piu' impressionante circa il rally a cui stiamo assistendo sui mercati azionari statunitensi e' la pressoche' assoluta mancanza di volatilita'.

"Venerdi' scorso, il 10 maggio, e' stato il 176esimo giorno in cui l'indice S&P 500 non subisce un ritracciamento superiore al 5%". 

"E' un altro record - ha dichiarato Jeff Kleintop di LPL Financial - se si pensa che e' stata raggiunta la striscia piu' lunga senza un ritracciamento di quel tipo nella fase rialzista iniziata 50 mesi fa", a marzo 2009.

La striscia e' stata estesa a 177 giorni ieri, periodo equivalante praticamente a sei mesi. 

Lo dice George Soros:

L'investitore miliardario ritiene che la ripresa dei mercati che ha permesso ai tassi sui bond di scendere non sia sostenibile. Sistema politico pieno di disfunzioni.

 
NEW YORK (wsi) - I tassi sui bond italiani a 10 anni sono scesi sotto il 4%; lo spread Italia a Germania sempre a 10 anni oscilla attorno a quota 250 punti, a un valore che equivale a meno della metà dei livelli visti durante la crisi di fine 2011, quando l'Italia fu sul rischio di fare crack, attaccata da più parti dalla speculazione. Il governo, alla fine di due mesi concitati post campagna elettorale, è stato formato. Tutto bene, dunque?

Non proprio: intervistato da La Stampa, l'investitore miliardario George Soros crede che la ripresa dei mercati che ha permesso ai costi di finanziamento italiani di scendere negli ultimi mesi non è sostenibile, a fronte di problemi sui fondamentali dell'intera Eurozona che persistono. 

La ripresa, ha detto Soros, "non durerà a lungo. Ci troviamo in una situazione molto lontana dall'essere in equilibrio". La questione, riguardo alla politica italiana, è che il premier Enrico Letta non può ignorare la questione del debito pubblico italiano che, al 130% circa del Pil, è il più alto in Eurozona dopo quello della Grecia; questo, in un'economia che è cresciuta a mala pena negli ultimi due decenni e in un sistema politica disfunzionale. 

In una conferenza a Udine, Soros ha detto chiaramente che l'Italia "non è più artefice del proprio destino", visto che dipende sempre di più dalle azioni coordinate decise dall'Unione europea. 
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