Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

 

Agenzia minaccia nuovi tagli rating Italia. Istituti di credito, rubinetti chiusi: lobby hannointascato soldi Bce, nulla per l'economia.

ROMA (wsi) - Nel corso del 2012 le banche hanno tagliato alle imprese italiane 44 miliardi di euro di finanziamenti. E' quanto emerge da un report di Standard & Poor's in cui si prevede un sempre maggior ricorso alle emissioni obbligazionarie da parte del nostro tessuto produttivo per far fronte alla 'stretta' creditizia.

Attualmente, rileva l'agenzia di rating, le imprese italiane attingono il 92% del loro fabbisogno finanziario di breve e lungo termine dalle banche ma "questa provvista sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione della leva finanziaria".

Questo fenomeno "insieme all'allentamento della legislazione d'impresa e fiscale per le medie imprese che è stata introdotta in Italia - si legge nel report - probabilmente incoraggerà l'emissione di più obbligazioni". Già lo scorso anno le imprese italiane hanno emesso un ammontare netto di 20 miliardi di euro di bond colmando, peraltro solo in parte, il taglio dei finanziamenti da parte del sistema bancario.

Secondo S&P, in uno scenario di "crescita zero" in cui le imprese emettano bond solo per rifinanziare il debito esistente, la percentuale di obbligazioni sul totale dei finanziamenti potrebbe salire all'11%-14% nei prossimi cinque anni. In presenza di una ripresa della crescita economica il funding attraverso bond potrebbe arrivare fino al 14%-17%, sostenuto dalla crescita degli investimenti fissi.

L'agenzia americana ritiene che "un più ampio ricorso al mercato dei bond possa aiutare a migliorare la struttura di capitale delle imprese italiane e ridurre i rischi di rifinanziamento perchè potrebbe allungare le scadenze del debito e diversificare la base degli investitori". 

Tuttavia la sostituzione del debito bancario con quello obbligazionario sarà un processo "lungo e arduo" a causa dello "scarso interesse" da parte degli investitori istituzionali italiani per le emissioni delle medie imprese (in media l'80% delle obbligazioni sono state sottoscritte da investitori esteri) e "dell'assenza di un mercato sviluppato del private placement".

'Riteniamo che ulteriori azioni negative sul rating sono possibili nel 2013 in mancanza di una ripresa dell'economia domestica nell'ultima parte dell'anno". E' quanto inoltre afferma Standard & Poor's nel report dedicato soprattutto allo spostamento delle imprese verso il mercato dei bond.

"Deboli risultati operativi stanno pesando sulla qualità del credito di molte delle 36 società che esaminiamo in Italia" rileva S&P sottolineando che il trend dei rating è stato "moderatamente negativo" nel 2012 e nel primo trimestre del 2013. Delle 25 azioni adottate, quelle negative sono state più del doppio di quelle positive.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Repubblica - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di WallStreeTrade, che rimane autonoma e indipendente.
 
     
 
 
 
Da inizio anno il metallo giallo ha perso il circa il 20% del suo valore. Per l'economista la discesa non è finita. Sono altre le asset class da preferire..
 
 
ROMA (wsi) - Nel corso del 2013 ha perso circa il 20% del suo valore. Lo scorso 16 aprile ha toccato il minimo degli ultimi due anni a questa parte, scendendo a quota 1.321 dollari l'oncia. 

Adesso nel dibattito degli investitori sulla convenienza o meno a posizionarsi sul metallo giallo, è intervenuto anche Nouriel Roubini, l’economista noto per aver predetto per primo la crisi dei mutui subprime nel 2008. 

Roubini non ha lasciato spazio a una ripresa delle sue quotazioni. Ha previsto che il metallo giallo scenderà a 1000 dollari entro la fine del 2015. Fine della storia. A favore della sua tesi ha elencato sei motivi. 

Punto primo Roubini ha ricordato che l'oro raggiunge il suo culmine nei periodi di crisi estreme. E adesso "le crisi sono finite", ha sentenziato. Ma non solo. 

L'esperto - punto secondo - ha ricordato come il metallo prezioso performa bene nel momenti in cui c'è il rischio di incappare in alta inflazione. A suo avviso non è oggi questo motivo di grande preoccupazione. 

Il Professore americano ha poi fatto notare, terzo punto, come con la ripresa dell'economia, almeno per quanto riguarda l'America, investire in metalli preziosi sia diventato meno interessante e siano altre le asset class da privilegiare. 

Come se tutto questo non fosse già abbastanza per tracciare una rotta, quarto punto - Roubini ha poi aggiunto che i tassi di interesse reali sono in aumento. Trattasi di una situazione che fa perdere l'interesse degli investitori verso l'oro. 

Quinto motivo - ha concluso - i governi alle prese con il problema del debito pubblico adesso stanno vendendo oro. 

Sesto e ultimo motivo: "I fanatici di destra sono sempre stati accesi sostenitori dell'investimento nel metallo giallo. Adesso il boom è finito".
 
Sabato, 01 Giugno 2013 11:08

Bilderberg blindata

 
 
Dopo le proteste delle ultime riunioni la polizia ha imposto regole di massima sicurezza per l'incontro del 2013. La prossima settimana, a Watford (UK) verranno istallati check point erecinzioni d'acciaio.
 
 

NEW YORK (wsi) - Per la prima volta la riunione del club Bilderberg non si svolgera' soltanto in gran segreto, ma anche in un regime di massima sicurezza. Dopo i disagi provocati dalle ultime proteste, in aumento dopo lo scoppio della crisi finanziaria e l'allargamento delle disparita' tra ricchi e poveri, la polizia britannica pare abbia deciso di ricorrere alle maniere forti e alzare le barricate. 

Da quanto si apprende dalle ultime informazioni circolate su siti e blog americani "anti-sistema", intorno al luogo dove si incontreranno i potenti della Terra verra' istallata una "recinzione d'acciaio", una barriera di sicurezza invalicabile. Ancora non si conosce l'elenco dei partecipanti, ma qui si puo' consultare il comitato di Governance. L'unico italiano a farne parte e' Franco Bernabè presidente e AD di Telecom Italia. In passato vi figuravano, tra gli altri, Romano Prodi, gli Agnelli Umberto e Gianni e Mario Monti

L'ultimo incontro si e' tenuto tra il 31 maggio e il 3 giugno a Chantilly, nello Stato del Virginia. Presenti 800 delegati del mondo Occidentale. Nonostante le tante proteste vivaci, nessuno e' stato arrestato.

L'obiettivo e' quello di tenere alla larga i manifestanti e i giornalisti da Watford, in Inghilterra, citta' situata nello Hertfordshire, a una trentina di chilometri a nord ovest di Londra. Il programma di sicurezza senza precedenti e' finanziato, manco a dirlo, con i soldi dei contribuenti.

L'organizzazione mondiale che raccoglie manager, banchieri e imprenditori da tutto il mondo, da 60 anni resta avvolta in un alone di mistero e costituisce sin dalla sua nascita una minaccia alla liberta' di stampa

La piantina ottenuta dalle fonti mostra come l'entrata sul retro sia completamente inaccessibile, in parte per via dei numerosi check point delle forze di polizia, ma anche per il divieto di transito per i passanti imposto nella strada adiacente. 

E' plausibile che i membri del Club di Bilderberg verranno fatti entrare da li'. Cosi' facendo saranno certi di evitare di doversi confrontare con le grida dei manifestanti e con l'obiettivo delle telecamere. 

Venerdì, 31 Maggio 2013 14:06

La fine del dollaro

 
Il dollaro costituisce tuttora il 62% dei depositi in valuta estera delle banche centrali. Ma il trend sta cambiando. Lo dimostrano le scelte commerciali delle aziende. Predominio minacciato dafranco, yen e yuan.
 
 
NEW YORK (wsi) - Continua senza sosta l'erosione di valore del biglietto verde, di pari passo con il calo della percentuale di scambi commerciali in cui il dollaro americano viene utilizzato.


La divisa un tempo numero uno indiscussa delle transazioni e la valuta preferita delle banche centrali e' ancora in pole position, ma le transazioni delle aziende internazionali raccontano un'altra storia, rivelatrice di una tendenza pericolosa per il biglietto verde. 

I dati raccolti dal Fondo Monetario Internazionale mostrano come le societa' piu' importanti al mondo siano ormai pronte per fare il grande passo e passare a un'altra valuta. Il tutto mentre il biglietto verde continua ad accusare cali in Borsa, accusando la perdita piu' grave nell'arco di due sedute degli ultimi 19 mesi

Il dollaro costituisce tuttora il 62% dei depositiin valuta estera delle banche centrali mondiali. Ma deve vedersela con l'agguerrita concorrenza delle divise asiatiche piu' 'potenti', come yen e yuan. 

Non deve sorprende che anche il franco svizzero rappresenti una minaccia per il predominio del dollaro sul versante dell'offerta di moneta nelle transazioni internazionali. 

I depositi in valuta estera sono pari a $6 mila miliardi e il dollaro e' rappresentato per quasi due terzi di tale somma. 

Il fatto che Brasile e Cina abbiano appena firmato un accordo di scambio valutario del valore di 30 miliardi di dollari, dimostra che il dollaro potrebbere essere vicino al tramonto. 

In particolare se in futuro l'economia di Pechino si comportera' meglio delle aspettative. Se gli Usa saranno scalzati dal primo gradino del podio che mette in fila le maggiori potenze economiche mondiali, anche lo yuan prendera' il posto del dollaro. E' inevitabile. 

Non siamo ancora arrivati a questo punto, tuttavia. Perche' la sua valuta diventi la moneta di riferimento la Cina dovra' produrre enormi quantita' di quello che il mondo cerca e vuole. 

A quel punto gli stati che detengono yuan dovranno spenderlo in altri paesi o trovare un posto dove metterlo mentre aspettano di utilizzare quei soldi. 

I mercati finanziari sono per il 40% in dollari, il che significa che non c'e' possibilita' di utilizzare la divisa cinese Ma per quello e' solo una questione di tempo. 

Secondo un numero sempre maggiore di analisti, quel momento arrivera' piu' presto di quanto si possa immaginare, sancendo la fine del dollaro come valuta di riferimento. 

Sono passati ormai quasi 70 anni da quando i rappresentanti di 44 nazioni alleate hanno firmato gli accordi di Bretton Woods al tramonto della Seconda Guerra Mondiale. Da allora il mondo e gli equilibri commerciali sono cambiati enormemente. 

Se quella riunione si fosse tenuta oggi, per sbloccare i controlli sul tasso di cambio e le barriere commerciali che avevano innescato il disastro economico degli Anni 30, i delegati avrebbero scelto come divisa di riferimento per gli scambi una tra yuan, yen e franco svizzero. Non certo il dollaro.

 
Giornata piena di dati macro alle ore 14.30 (ora italiana): vendite delle case ai massimi da tre anni. Rivisto al ribasso a +2,4% Pil del primo trimestre. Il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren: "Prematuro parlare di exit strategy"
 
 

NEW YORK (wsi)- Seduta in rialzo per Wall Street che si prepara a chiudere il primo maggio dal 2009 con il segno piu', spinta dalle speranze che il passo ancora lento della ripresa economica convinca i banchieri centrali della necessita' di proseguire con la manovra di stimolo. A fine seduta, il Dow Jones ha segnato un rialzo dello 0,15% a 15,325, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,68% mentre lo S&P 500 ha messo a segno un aumento dello 0,34% a 1.654 punti. 

Il petrolio ha chiuso la seduta in rialzo: i future a luglio hanno guadagnato 48 centesimi a 93,61 dollari il barile. Nel frattempo, i titoli di Stato americani proseguono positivi con rendimenti in calo al 2,01% per il bond decennale, benchmark del settore e al 3,17% per il bond trentennale. Sui mercati valutari, l'euro avanza a 1,3046 dollari mentre il biglietto verde arretra a 100,95 yen.

La seduta è stata ricca di dati macro. Si parte con la seconda lettura del Pil Usa del primo trimestre, rivista a +2,4% annualizzato contro il +2,5% precedentemente stimato

Salgono invece più delle attese a quota 354 mila le richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione 

Notizie positive sono nel frattempo arrivate sul fronte immobiliare. Nel mese di aprile, secondo quanto ha reso noto l'associazione di settore, la National Association of Realtors le vendite di case con contratti in corso sono salite negli Stati Uniti +0,3% su base mensile, e +10,3% su base annua, attestandosi al record in tre anni

"Il fattore principale negli Stati Uniti è il mercato immobiliare, che si sta rafforzando - ha commentato in una intervista rilasciata a Bloomberg Patrick Spencer, responsabile della divisione di vendite di titoli azionari Usa presso Robert W. Baird & Co, a Londra - I prezzi delle case, i permessi di costruzione, le vendite, stanno aumentando e i cittadini si sentono più ricchi. L'effetto ricchezza sta iniziando a farsi sentire".

Spencer ritiene poi che "Bernanke è stato frainteso", riferendosi ai commenti che il numero uno della Fed ha rilasciato riguardo alla possibilità che la Fed riduca troppo presto gli acquisti di titoli di stato Usa, tagliando dunque la portata del suo quantitative easing

Bernanke "ha detto che inizierà a tagliare gli acquisti soltanto se e quando i fondamentali economici si mostreranno sostenibili", ha fatto notare Spencer. Come dire: i mercati potranno contare sulla liquidità-droga ancora per molto. 

Intanto, in merito ai tempi di uscita della politica monetaria accomodante della Federal Reserve, oggi i presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, , ha fatto sapere che il mercato del lavoro e l'economia nel suo complesso sono abbastanza forti da consentire alla Banca Centrale Americana di ridurre l’acquisto mensile di bond. Ma che al momento è ancora prematuro parlare di exit strategy.

Focus su alcuni giudizi arrivati nelle ultime ore dal mondo dell'alta finanza. Goldman Sachsriprende il vecchio detto "keep calm, carry on", consigliando agli investitori di rimanere calmi e di continuare a comprare sui mercati azionari. 

Dall'altro lato, timori per le condizioni di salute del mercato dei Treasuries, dove il recente sell off confermerebbe una imminente esplosione della bolla speculativa

Tra i titoli, focus su Alcoa, che perde terreno a causa del downgrade di Moody's. Il rating del colosso dell'alluminio è stato portato a spazzatura.

Balzo per Clearwire, +19% a $4,15, dopo la decisione di Dish Network di alzare l'offerta di acquisto a $4,40 per azione. 

NV Energy +24%, dopo che MidAmerican Energy, controllata di Berkshire Hathaway di Warren Buffett, ha deciso di acquistare la utility per $23,75 per azione, in contanti. 

In ambito valutario, l’euro +0,05% a $1,2945; dollaro/yen +0,60% a JPY 101,74; euro/yen +0,62% a JPY 131,70. 

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio -0,64% a $92,53 al barile, oro +0,50% a $1.398,20.

Giovedì, 30 Maggio 2013 13:42

Treasuries: La bolla sta scoppiando

 
Il dibattito è aperto e una banca americana afferma che questa volta, il sell-off che ha preso di mira i bond Usa, "è reale". Grafico: tassi decennali in relazione allo S&P 500 negli ultimi 222 anni.
 
 
 

NEW YORK (wsi) - E' dall'inizio del 2013 che l'avvertimento risuona nei corridoi delle sedi dell'alta finanza mondiale. Il mercato dei Treasury è ormai in una fase di bolla. Ora, tale fase sembra essere conclamata, come dimostrano i recenti sell off che stanno colpendo i titoli di stato americani. Non solo: la bolla speculativa sta per esplodere.

Gli stessi El Erian e Bill Gross, guru di Pimco avevano consigliato agli investitori di stare alla larga sia dai bond societari che dai Treasuries. Le ultime settimane hanno dato ragione al fondo obbligazionario numero uno al mondo. 

Dopo il forte rally iniziato alla metà di marzo - condizionato anche dal timore in tutto il mondo di assistere ad altri prelievi forzosi, a seguito del caso Cipro, i Treasuries hanno praticamente azzerato quasi tutti i guadagni. 

Il risultato è che i rendimenti si attestano al massimo in più di un anno. Poche ore fa i tassi sui Treasuries a 10 anni sono balzati al 2,23%.

Il dibattito è aperto e Goldman Sachs afferma che questa volta, il sell-off che ha preso di mira i bond Usa, "è reale". Un altro fattore che sicuramente fa riflettere è il forte balzo dei volumi scambiati sul mercato. Ieri, i volumi di trading scambiati sul mercato dei futures del Chicago Mercantile Exchange hanno testato infatti il massimo di tutti i tempi. 

"Il complesso dei Treasury del CME Group - si legge nella nota del CME - ha assistito a volumi record nella sessione di ieri riguardo ai futures sui titoli a 10 anni (4.216.687), ai futures e alle opzioni sui Treasuries a 5 anni (2.994.162) e ai futures e alle opzioni sui Treasuries a 2 anni (2.994.162).

Per avere un'idea del movimento dei Treasuries, indicativo è il grafico fornito da Global Financial Data, che mostra la performance dei rendimenti dei Treasuries decennali degli ultimi 222 anni, ovvero a partire dal 1791; nel grafico, si può individuare il rialzo dei tassi nell'ultimo anno, così come anche nel secondo grafico allegato.

 
 
Per Edward Altman, professore della New York University, il 25% delle imprese greche avrà una probabilità superiore al 47% di fallire.
 

ROMA (wsi) - Gli economisti ci hanno raccontato che il peggio è alle spalle. Le Borse ci hanno creduto. Eppure l'economia reale su entrambe le sponde dell'Atlantico stenta. Meglio non cullarsi in facili illusioni. "L'incubo debito sovrano resta la preoccupazione numero uno degli investitori, mentre il mercato delle obbligazioni societarie era stato relativamente buono dal 2008 al 2009". 

A dirlo è Edward Altman, uno dei massimi esperti mondiali del rischio di credito

Professore di finanza alla New York University Stern School of Business, direttore di Brain & Co, osservatorio sull’economia globale e consulente di numerosi gruppi finanziari mondiali, Altman non esita ad ammettere di essere fortemente preoccupato.

A nutrire i suoi dubbi sono le dimensioni che hanno assunto il bilancio della Federal Reserve, la politica monetaria e la reale capacità della Banca centrale americana di monitorare il tasso di crescita dell'economia reale da un lato e dall'altro la capacità di apertura da parte delle banche statunitensi a concedere prestiti. 

A suo avviso gli investitori dovrebbero chiedersi quanto tempo ancora il presidente della Fed, Ben Bernanke possa fare leva sulla strategia accomodante prima di innescare una risposta chiara dei mercati azionari. Il riferimento è a quello che successe nel 2006 e 2007 quando il mercato credito fece boom. 

"Come allora - ha ravvisato l'esperto - le banche sono tornate a concedere prestiti oggi, ma chi accende un mutuo deve essere consapevole che lo fa assumendosi ancora più rischi di allora, a causa del basso livello dei tassi di interesse". 

Tutto gira attorno alla percezione del rischio, che secondo Altman, è decisamente offuscata. "Ad esempio - spiega - il 2009 è stato l'anno dell'anomalia, in cui hanno convissuto incredibilmente alti spread e alte aspettative di default nel mercato delle obbligazioni societarie ma allo stesso tempo i ritorni erano su livelli record". Di fatto, nel 2009 i casi di default furono l'11%, al secondo tasso più alto della storia, meno comunque dei rischi più elevati di default che erano stati pronosticati dai mercati (Altman parlava di un tasso al 14%, Moody's al 20%). 

"A causa di questa errata percezione del rischio, il tasso medio di ritorno per le obbligazioni high yield fu del 60% nel 2009, quello del debito distressed al 90%, mentre un portafoglio composto da bond in default aveva guadagnato più del 100%". 

Per il prossimo anno Altman ha calcolato un rischio di insolvenza intorno al 2,8%, ma ha anche aggiunto che potrebbe essere più alto, perché "i suoi modelli non includono la liquidità senza precedenti che la Fed sta pompando nel sistema". 

"Quello che gli investitori devono considerare - denuncia nella sua analisi - è che negli Stati Uniti oggi, anche le aziende di non grandi dimensioni stanno accedendo a prestiti a tassi bassi. In Europa questo non succede in quanto le banche sono restie a concederli. Così facendo le aziende sono costrette a emettere bond, che è un altro motivo di preoccupazione". Inoltre, se in passato chi investiva lo faceva tenendo conto dei dati macro per valutare il rischio fallimento in un Paese, adesso questa assunzione è saltata. 

Altam suggerisce infatti di monitorare anche la salute del settore privato in quanto le aziende più sane aiutano a sostenere il debito pubblico e contribuiscono al benessere di un Paese. In una analisi al 30 giugno 2012, l'economista ha calcolato che nei prossimi cinque anni il 25% delle società greche ha una probabilità di fallire dal 47% in su. Percentuale che scende intorno al 32% per quelle portoghesi, al 25% per quelle spagnole e italiane. E' di appena l'11,2% per il 25% dei gruppi americani. E ancora del 9,7% per le australiane. Ma la vera sorpresa si trova in Irlanda, dove la probabilità di fallimento fra le società è di appena il 7,3%. Si tratta del più basso tasso che si riscontri nel settore privato. 

"Rispetto al 2008 è cambiato poco in quanto - segnala ancora il professore americano - il mercato dei CDS indica che il debito sovrano europeo dei Periferici sta diventando meno rischioso, mentre se ci si basa su un parametri diversi basandosi sul settore privato si arriva a una conclusione diametralmente opposta". Secondo Altman è chiaro che tutti questi paesi europei non hanno curato i loro fondamentali e oggi le prospettive di una ripresa sono lontane, soprattutto in considerazione di un euro forte e di una mancanza di riforme sul mercato del lavoro sempre più necessarie.

Mercoledì, 29 Maggio 2013 09:49

JP Morgan scommette sull'Africa

 

 

 
La Cina sta perdendo lustro: l'Fmi ha anche tagliato le stime di crescita. Le banche d'affari guardano così ai mercati sub-sahariani . Perché è grande il potenziale.
 
 
ROMA (wsi) - Per una Cina che rallenta il passo, c'è un Africa che si delinea all'orizzonte. Se anche il Fondo monetario internazionale ha abbassato dall'8% a "circa il 7,75%" la sua previsione di crescita sulla Cina nel 2013, qualcosa vorrà pur dire. Adesso sono i mercati sub-sahariani ad attirare l'interesse dei banchieri di tutto il mondo, spinti dalla realtà dei fatti di una crescita economica fiacca in molte economie dei paesin avanzati e anche emergenti.

A prendere posizione sul Continente Nero sono in prima fila i grandi nomi della finanza JP Morgan e ICBC. Come osservano gli esperti diStandard Chartered, qui le attività finanziarie sono tutte in espansione. Un recente rapporto della Banca europea per gli investimenti ha sottolineato come nell'Africa sub-sahariana, i sistemi bancari siano "ancora poco sviluppati, con un basso grado di intermediazione e una concorrenza limitata".

V Shankar, amministratore delegato di Standard Chartered Europa, Medio Oriente, Africa e Americhe, ha aggiunto che sette dei dieci paesi in più rapida crescita nel mondo sono in Africa, dove il potenziale è enorme. Da qui la decisione della banca inglese di raddoppiare nel Continente Nero le sue filiali nei prossimi cinque anni. 

Shankar è consapevole che i rischi politici rimangono in molti Paesi africani, come la Sierra Leone, il Kenya e il Mali. Ma lui guarda anche oltre. "Adesso sta emergendo il lato positivo nella storia dell'Africa. La governance sta migliorando e anche la stabilità politica è in aumento". 

Annuisce Raymond Baker, presidente del Global Financial Integrity quando dice: "Siamo portati a pensare che l'Occidente faccia beneficenza all'Africa, senza ricevere nulla in cambio". 

Ma la realtà è un'altra. Sono immensi i flussi di denaro che lasciano il Continente Nero in modo illecito, persi nel traffico di droga e nel contrabbando. Per gli addetti ai lavori si tratta di risorse che privano l'Africa di risorse per il suo sviluppo. 

"Se non ci fosse questa fuga di denaro all'estero - denuncia il Professor Mthuli Ncube, vice-presidente della AfDB, la banca africana per lo sviluppo economico - l'Africa potrebbe essere in grado di finanziare gran parte del suo sviluppo da sola". 

Basti pensare che i deflussi di tre regioni africane - l'Africa occidentale e centrale, il Nord Africa e l'Africa meridionale - hanno rappresentato il 95% delle uscite totali negli ultimi 30 anni. I flussi di denaro illecito riguardano la Nigeria, il Congo, la Costa d'Avorio, Egitto, l'Algeria e la Libia ma anche Mauritius e l'Angola.

 

 

 

Mercoledì, 29 Maggio 2013 09:37

Le regole dettate all'Italia dall'Ue

Da Bruxelles sono arrivate a Roma le raccomandazioni che accompagnano l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Veri diktat che legheranno le mani al governo.

ROMA (wsi) - Riformare il catasto, moltiplicare asili e il tempo pieno per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di chi ha una famiglia, rivedere le esenzioni Iva, rendere più trasparenti i bilanci bancari e la governance del credito, flessibilizzare il mercato occupazionale, spostare «a saldi invariati» il gettito dal lavoro alle proprietà e ai consumi. Questo, e altro ancora, nelle raccomandazioni che la Commissione Ue farà oggi all’Italia per indicare la via dell’equilibrio dei conti pubblici e della competitività necessaria per tornare a crescere con vigore dopo anni di debolezza cronica. E’ un vero master plan di riforme e manutenzione dell’economia. «Una cura dura - dicono a Bruxelles -. Ma non c’è nulla che non sia davvero possibile». 

E' l’altra faccia di una luna illuminata dalla buona novella attesa in giornata, la chiusura dellaprocedura di deficit eccessivo (Edp) in cui l’Italia si è ritrovata nel 2009 per aver gestito con leggerezza le sue casse pubbliche. Archiviato il 2012 col deficit al 2,9% del pil, il governo Lettaha persuaso la Commissione che il fabbisogno resterà sotto il 3%. «Non è un giudizio frutto di flessibilità extra - spiegano a Bruxelles -. Abbiamo solo applicato il Patto di stabilità». 

In pratica, il rispetto del tetto di indebitamento annuo, abbinato al pareggio o quasi di bilancio in termini strutturali (al netto del ciclo), è la condizione per cui l’Italia può riprendere le redini della propria contabilità e non essere più ancorata a un piano di rientro concordato con l’Ue. Basta non sforare il 3% per avere nuovi margini di spesa. Non nel 2013, dove i margini sono stati mangiati dal pagamento del debito commerciale, quanto nel 2014. Qui c’è un obiettivo di un deficit all’1,8%. La differenza col 2,9 massimo ammesso, è ciò che si può recuperare. Sono i famosi 7-12 miliardi, a seconda delle fonti. 

La fine dall’Edp è un segnale di fiducia nel governo Letta e un viatico per ridurre il costo del rifinanziamento dell’immenso debito pubblico (132% del Pil). Le raccomandazioni che arrivano in contemporanea sono un’altra cosa. Sono una sfida complessa per chi ha le casse quasi a secco, ma anche irrinunciabile per sciogliere le tensioni sociali provocate da recessione e disoccupazione. 

Sei consegne. Si parte da deficit (che va bene) e debito (non va). Bruxelles suggerisce unanuova spending review per reperire margini di spesa. L’auspicato slittamento delle tasse dal lavoro a «consumi & proprietà» va concepito a saldi invariati: l’imposizione va basata su misure «meno ostative della crescita». Risultano dubbi sullo slittamento di Imu e Iva, ma non nel testo. Li avessero scritti, sarebbe rimasta l’Edp.

Tocca quindi alla pubblica amministrazione. Si evidenziano il sistema dei servizi che non va, la semplificazione del quadro amministrativo, il rafforzamento di quello legale. I processi civili vanno snelliti, come le regole per la creazione di imprese. Si chiedono misure efficaci contro la corruzione e la riorganizzazione del catasto in linea con i valori di mercato. 

Le banche sono il terzo capitolo. E’ suggerita l’adozione di «pratiche di buona gestione», con bilanci più trasparenti per fare emergere chiaramente asset negativi e sofferenze. La governance appare complessa, e qui il riferimento è agli intrecci proprietari, dalle fondazioni in giù. Ragionamenti anche su accesso al capitali e al private equity, ostacoli non da poco. Per il lavoro si reclama ulteriore flessibilità, anche attraverso la localizzazione della contrattazione salariale. Segue l’appello per una formazione solida e minori disincentivi all’occupazione, con azioni su uffici di collocamento e «servizi extrascolastici», il che implica maggiore attenzione ai figli perché i grandi possano lavorare. 

In parallelo, si denuncia la piaga dell’abbandono scolastico e i servizi sociali non sempre all’altezza della crisi. La quinta raccomandazione si collega alla prima, valuta il fisco e la sua sfera di competenza. Più su proprietà e consumi; meno lavoro. Bruxelles parla anche di esenzioni (Iva etc.) da esaminare. Il che conduce ai servizi, sesta voce della gran riforma per la competitività. Qui il dito indica i servizi da migliorare: interconnessioni, trasporti ed energia. Liberalizzazioni, insomma. Anche delle professioni. Bruxelles le invoca da tempo e ritiene che Roma non abbia fatto abbastanza. La crescita, assicura, arriva anche col mercato più aperto. 

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Stampa - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di WallStreeTrade.
 
 
"Economia non sara' piu' la stessa". Per il Financial Times sarà necessario sopportare anni di crescita bassa e banche zombie prima di uscire dalla crisi del debito.
 

LONDRA (wsi) - Il futuro per l'Europa sarà più giapponese, che tedesco. L'editorialista del Financial Times, Wolfgang Münchau, non ha dubbi in merito. In un lungo articolo pubblicato sul quotidiano di Londra, spiega che per risolvere la crisi del debito ci vorranno ancora tanti anni. Il giornalista ha calcolato che sarà necessario sopportare una decina d'anni di crescita bassa e banche zombie, prima di poter passare il guado. 

Dal suo desk esprime preoccupazioni circa la situazione in cui si trova a convivere l'Europa. Trovando molto somiglianze con quella che ha rovinato il Giappone negli ultimi venti anni. "Siamo di fronte a una miscela di ricapitalizzazioni bancarie di piccole dimensioni e cambiamenti normativi, che richiederanno tanti anni prima di essere completati", spiega. 

In un altro passaggio del suo articolo segnala come "durante questo periodo di austerità finanziaria, il settore privato si confermerà debole, mentre quello pubblico sarà vincolato daobblighi di Trattati che continueranno a rivendicare grandi avanzi nei bilanci pubblici". "Anche qualora - avverte- dovesse concretizzarsi una ripresa delle esportazioni della periferia d'Europa, non facciamoci illusioni: gli effetti dell'austerity e della crisi bancaria continueranno a perdurare". 

A condurre a questa situazione ha contribuito la Germania, che ha migliorato la sua competitività nei confronti della zona euro in questi anni. "E adesso che i salari tedeschi stanno aumentando a una velocità leggermente maggiore di quelli di Spagna e Italia ci vorrà tempo per invertire il trend", dice Munchau. A suo avviso c'è poi anche un secondo fattore che ha remato contro: si chiama scoppio della crisi bancaria che ha condotto quella stretta creditizia andata poi a deprimere l'economia reale. 

Quindi? "I responsabili politici - riprende Munchau - sono aggrappati alla speranza che l'unione bancaria risolverà tutto. Ma può questo non accadrà in quanto quella sarà una riforma importante, ma solo nel lungo periodo". Anche il Professore dell'Università Ramon Llull,Santiago Niño Becerra, annuisce quando sostiene che la fine della crisi è ancora lontano. "Quando tutto questo sarà finito, il mondo non tornerà ad essere quello che era", è la sua opinione. L'economia, insomma, "non sara' piu' la stessa". 

Secondo l'accademico, ormai è stato messo completamente in discussione il modello economico, politico e sociale su cui si basava la società. "Potremmo dirci fuori dal tunnel della crisi quando verrà individuato un nuovo modello di sviluppo basato più sulle persone, e meno sulla ricerca smodata del benessere". 

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