Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

Martedì, 02 Luglio 2013 09:17

Ue: la Grecia ha tre giorni di tempo

 
 
 
A rischio l'erogazione della prossima tranche di aiuti. L'avvertimento che sa di ultimatum. "Se non mostrerà risultati, ci saranno conseguenze", avvertono i funzionari.
 

ROMA (WSI) - Il peggio è passato per la crisi dell'Eurozona. Le autorità europee non hanno fatto altro che recitare la filastrocca di cui sopra negli ultimi mesi. Per mesi non si è più parlato dei debiti sovrani. Ma "di colpo" si ripresenta il caso Grecia.

Che la situazione non fosse affatto promettente lo si era compreso nelle ultime ore, in occasione del nuovo incontro tra la troika con il ministro delle Finanze Yannis Stournaras. Oggetto: valutare se Atene merita di ricevere la prossima tranche di aiuti, di 8,1 miliardi di euro.

Ora, la notizia shock, che arriva dalle dichiarazioni di funzionari Ue a Reuters: "la Grecia ha tre giorni per mostrare i risultati (e soddisfare così le richieste della troika) altrimenti ci saranno conseguenze". 

Al momento non si hanno dettagli più precisi, ma di certo Atene non è riuscita a portare avanti in modo soddisfacente il programma di privatizzazione necessario per ripianare i propri conti pubblici. La troika pretende inoltre che ci siano ulteriori licenziamenti dei dipendenti pubblici. 

Sullo sfondo, c'è molta soddisfazione sui presunti progressi che la Grecia avrebbe realmente compiuto, in particolare riguardo alla sua capacità di aumentare le entrate con l'imposizione di tasse e riformare il sistema sanitario. "Siamo d'accordo sul fatto che la Grecia debba presentare risultati prima della riunione dell'Eurogruppo di lunedì. E questo significa che devono illustrare i loro piani venerdì", ha riferito una fonte a Reuters. I ministri delle finanze dell'Eurozona si incontreranno infatti lunedì 8 luglio per discutere la situazione in Grecia. 

La troika potrebbe anche rifiutarsi di erogare il prossimo pacchetto di aiuti in un'unica tranche e dividere la somma in tre pagamenti su base mensile, stando a quanto riportano i media greci. "Sono trattative molto difficili", ha ammesso un funzionario greco che partecipa alle negoziazioni.

                        

I prezzi sono scesi anche sotto la soglia psicologica, che corrisponde al costo per produrre un'oncia. Alert per i colossi di estrazione: aumentano i disoccupati nel settore. Titoli: -50% da aprile. 

NEW YORK (wsi)- La fuga dall'oro non si ferma. Le quotazioni del metallo prezioso hanno testato il livello minimo dal 2010 poche ore fa, capitolando sotto la soglia dei $1.200 l'oncia. Un valore cruciale, visto che è proprio questo il costo che le società di estrazione devono sostenere per produrre un'oncia di oro. Le ripercussioni saranno pesanti, e gli analisti intervistati da Cnbc hanno affermato che i gruppi che estraggono oro saranno colpito "in modo grave" se le quotazioni rimarranno inferiori al costo di produzione.


Andrew Su, amministratore delegato presso Compass Global Markets rende noto che il costo medio per produrre una oncia di oro in Australia, paese che ospita i colossi di estrazione più grandi al mondo, è balzato da $500 nel 2007 a più di $1.000 nel 2013. "Ma io credo che i costi reali siano significativamente più alti di $1.000. Per questo, alcune miniere sono state costrette a chiudere in Australia, oltre a tagli di dipendenti da parte di società come Newcrest, Barrick, and Silver Lake Resources."

Basta guardare la performance di alcuni titoli di gruppi minerari: Newcrest Mining, terzo produttore di oro a livello mondiale, ha visto le quotazioni crollare più del 52% da aprile. Barrick Gold, numero uno nel settore, ha assistito a un calo del titolo di quasi -50% da aprile.ù

Il crollo dell'oro dallo scorso aprile si sta acuendo; le quotazioni hanno chiuso il trimestre peggiore da almeno il 1968, con gli investitori che hanno scontato le preoccupazioni continue sul rischio che la Fed stacchi la spina al programma di quantitative easing. I prezzi sono scivolati fino a $1.180,48 l'oncia nelle contrattazioni asiatiche e sono in calo di quasi -14% o di $200 dall'inizio della scorsa settimana. 

"Quando il mercato segue un trend, la gente vuole semplicemente seguirlo e ora siamo in una fase ribassista molto pesante, dunque sul piano psicologico la situazione è terribile", ha detto in una intervista a Bloomberg Donald Selkin, responsabile strategist di mercato presso National Securities Corp, a New York. L'oro potrebbe scendere a suo avviso fino a $800 l'oncia, in preda a un vero e proprio "panic selling". Dall'inizio dell'anno, le quotazioni sono in calo -28% dopo aver guadagnato per 12 anni consecutivi. 

L'oro ha raddoppiato il suo valore dalla fine del 2008 al record di $1.923,70 nel settembre del 2011, sulla scia della decisione della Fed di tagliare i tassi a livelli record. Il metallo è entrato in un mercato orso ad aprile. Il risultato è che nel trimestre ha perso -24%. 

E ora l'affermazione di W.Buffett nelle settimane scorse, in cui affermava: "L'oro?...Non lo comprerei neanche a $800", sembra assumere una certa importanza...

Quando una banca fallisce, a rimetterci saranno prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti, e infinei depositanti. Compromesso in direzione dell'unione bancaria.

 

 

ROMA (wsi) - Dopo due notti di negoziati i ministri delle Finanze dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo sul meccanismo di "fallimento ordinato" delle banche che consente di evitare che a pagare siano gli Stati, spesso rischiando il collasso come nel caso di Cipro. In buona sostanza, quando una banca fallisce, a rimetterci saranno in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti meno assicurati, e infine i depositi, fatti salvi quelli sotto i centomila euro che sono garantiti da una direttiva europea.


"E' un buon compromesso nella direzione dell'unione bancaria, contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario", ha commentato su twitter il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, al termine dell'Ecofin. L'accordo "aumenta la stabilità finanziaria in Europa", gli ha fatto eco il francese Pierre Moscovici.

Saccomanni ha spiegato che il meccanismo definito oggi è "un sistema di tutela dei risparmiatori che combina un quadro armonizzato con flessibilità necessaria a tener conto di specificità nazionali". In pratica si è trovato un compromesso tra chi come Francia e Gran Bretagna voleva più flessibilità, cioè la possibilità di scegliere da soli a chi far pagare il conto delle banche che falliscono, e quelli che come la Germania invece volevano regole uguali per tutti.

Secondo il ministro irlandese Micheal Noonan, l'accordo "ci porta dal 'bailout' al 'bail-in'", ovvero dal salvataggio da parte degli Stati alla suddivisione delle perdite all'interno della banca stessa, "tutelando così i contribuenti". 

Soddisfatto anche il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier, autore della direttiva originale, che ora necessita anche del via libera del Parlamento europeo entro la fine dell'anno.

 
 
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Rivendica l'efficacia del piano antispread. Ma ora tocca ai governi agire. L'Eurotower "fa quello che può". (ma secondo molti dovrebbe fare di più).
 
ROMA (WSI) - Rappresentano una vera e propria "tragedia" gli elevati livelli di disoccupazione che sono stati raggiunti nell'area euro. Lo ha affermato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, rilanciando, durante una audizione al Parlamento francese, gli appelli a varare riforme strutturali, tra cui quelle sul mercato del lavoro volte a "creare il maggior numero possibile di opportunità".

"Attualmente - ha rilevato Draghi - oltre 19 milioni di persone sono disoccupate nell'area euro. Quasi un quarto dei giovani è senza lavoro. Livelli di disoccupazione così elevati sono una tragedia".

La Banca centrale europea "sta facendo tutto quel che è in suo potere per stabilizzare i mercati e sostenere l'economia", ma "ci sono dei limiti ai risultati che può raggiungere", ha avvertito. 

Draghi ha così chiamato in causa l'operato delle autorità politiche nazionali e comunitarie: "Attualmente - ha detto - sta ai governi e ai Parlamenti mettere in campo tutto quel che serve per rafforzare il potenziale di crescita, la competitività e costruire una Unione monetaria più forte e stabile".

Draghi ha puntualizzato comunque che i limiti ai risultati che la Bce può conseguire non derivano dall'ampiezza del madato che le viene assegnato dai trattati eurpei, ma appunto sono piuttosto conseguenza del fatto che ci sono responsabilità che ricadono su altre istituzioni.

"Negli ultimi anni la zona euro ha realizzato grandi progressi, ma deve ancora superare numerose sfide. Per farlo - ha sottolineato - spetta ai governi nazionali e istituzioni europee lavorare di concerto".

Il piano antispread della Banca centrale europea ha fatto calare tra 150 e 250 punti base i differenziali di rendimento rispetto alla Germania dei titoli di Stato di Spagna, Italia e Irlanda, ha precisato il banchiere centrale, rivendicando nuovamente l'efficacia del piano Omt durante una audizione al Parlamento francese. Nel caso del Portogallo lo spread è addirittura calato di quasi 500 punti base.

Nel 2012 "improvvisamente - ha ricordato Draghi - gli investitori hanno iniziato a dubitare che la zona euro potesse continuare ad esistere con la composizione che aveva".

Per questo l'istituzione monetaria ha reagito approntando questo piano Omt di possibili interventi, che non è stato nemmeno necessario usare. Il solo annuncio è bastato a fare sì che i mercati diventassero "più stabili", ha detto Draghi, e "ha portato disciplina senza avere effetti distruttivi".

E questi cali degli spread hanno consentito di ridurre la frammentazione tra mercati dell'Unione valutaria, ha aggiunto Draghi. Alche la Francia ha tratto beneficio da tutto questo. (TMNEWS)
 

                                                                     Mario Draghi lancia una frecciatina contro Ben Bernanke.

 

Risanamento dei conti pubblici "può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive". Il "fardello fiscale: danneggia creazione lavoro". La critica a Bernanke che ora vuole ridurre il QE.

ROMA (wsi) - E' un Mario Draghi che rivendica la presunta efficienza delle operazioni lanciate dalla Bce, quello che parla in occasione di un convegno in corso a Berlino. E che dà anche consigli ai vari governi pro-crescita. Lanciando in modo più o meno velato una frecciatina contro Ben Bernanke, che ora vuole ridurre la portata del quantitative easing (e che comunque, in questi anni ha aiutato i mercati più di quanto abbia fatto il numero uno dell'Eurotower).

Il risanamento dei conti pubblici "può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive, stabilendo piani di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il fardello fiscale nelle voci dove sta danneggiando soprattutto l'attività economica e la creazione di posti di lavoro", ha detto, sottolineando come nel 2012 "abbiamo rischiato il collasso totale del credito".

Il grave rischio è stato sventato, ha precisato, grazie al piano antispread Omt. Contro i falchi tedeschi - in prima linea Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, contrario da sempre al programma di acquisto illimitato di bond dei paesi periferici (Italia inclusa) - Draghi ha voluto ribadire la legittimità delle sue iniziative.

"I rischi sulla sostenibilità dei bilanci e la crescente sfiducia dei mercati verso alcuni paesi dell'area euro avevano iniziato a travasare nei loro sistemi bancari. Gli stretti legami tra banche e titoli di Stato minacciavano la stabilità dell'intero settore bancario in alcuni paesi", ha spiegato.

Il piano antispread della Banca centrale europea (Omt) "è necessario ora più che mai", ha avvertito, mentre "vediamo potenziali cambiamenti della linea di politica monetaria in altre giusrisdizioni, con l'incertezza che a questo si associa nell'economia globale integrata". Una critica più o meno velata alla decisione di Ben Bernanke di ridurre la portata delle operazioni di quantitative easing fino a questo momento attive. 

Ma anche una possibile critica contro la Banca centrale della Cina, che ultimamente ha optato per la linea dura, rifiutandosi di erogare maggiore liquidità ai mercati in un momento in cui dominano i timori sul credit crunch del paese.

Pur ponendo l'accento sulla necessità di misure pro-crescita, Draghi ha sottolineato che le politiche economiche basate sull'indebitamento pubblico "non sono la strada verso la crescita". Negli ultimi 15 anni il livello di indebitamento degli Stati dell'area euro è cresciuto di 20 punti in termini di Pil, e di 50 punti negli ultimi 30 anni. E nel frattempo la crescita si è abbassata dal 3,8 per cento medio annuo del 1970 al 2,1 per cento negli anni '90 a zero circa ora. La spesa in indebitamento - ha concluso Draghi - non ha evitato la stagnazione della crescita economica".

Rassicurati gli investitori sull'intenzione della Bce di continuare sulla strada di una politica monetaria accomodante. L'attuale contesto dell'area euro "continua a giustificare" una linea di politica monetaria "accomodante", ha detto, affermando che da un lato "la stabilità dei prezzi è assicurata" e che dall'altro "intravediamo alcuni segnali di stabilizzazione del clima di fiducia, anche se l'incertezza permane". 

Draghi ha sottolineato che il mix di politica monetaria espansiva e di miglioramento dei mercati finanziari "sosterranno una ripresa più avanti nell'anno".

A dispetto dei timori sulle condizioni di salute dell'economia dell'Eurozona, il banchiere centrale ha parlato di miglioramento della situazione economica dell'area euro "La frammentazione si è ridotta, e si sono verificati tentativi di stabilizzazione". Draghi continua a credere in una ripresa dei fondamentali, il cui inizio dovrebbe presentarsi "più avanti nell'anno".

Martedì, 25 Giugno 2013 08:25

Italia: inevitabile salvataggio da Ue

 
L'alert di Mediobanca. "L'indice del rischio di insolvenza" relativo al paese sta lanciando segnali di allarme. Nei prossimi sei mesi dovrà chiedere aiuti all'Unione europea. Tensione su tutti i bond europei. Cosa aspetta Draghi?
 
ROMA (wsi) - Alert da Mediobanca. La seconda banca italiana ha riferito che "l'indice del rischio di insolvenza" relativo all'Italia sta lanciando segnali di allarme. Di fatto, in una nota pubblicata sul quotidiano inglese The Telegraph, Antonio Guglielmi, analista numero uno dell'istituto di Piazzetta Cuccia, ha detto "che il tempo sta per scadere" per la terza economia dell'Eurozona.

"La situazione macro italiana non è migliorata nel corso dell'ultimo trimestre, piuttosto il contrario", ha detto Gugliemi.

L'Italia, "indevitabilmente finirà con il presentare una richiesta di aiuti all'Unione europea" a meno che non riesca a contare su un calo dei costi di finanziamento e su una ripresa più ampia" dei fondamentali dell'economia. Roma potrebbe essere così costretta a bussare alla porta di Bruxelles presto, entro sei mesi. Gugliemi fa notare come qualcosa come "160 grandi società italiane sono state costrette a ricorrere a una gestione speciale della crisi" che le ha colpite. 

Il debito italiano, pari a 2.100 miliardi di euro, è il terzo più consistente dopo gli Stati Uniti e il Giappone. Basta qualsiasi stress che si riaffacci sui mercati per rinfocolare le tensioni in Eurozona. E tali stress si sono già manifestati, dopo che Ben Bernanke, numero uno della Fed, ha precisato che la Banca centrale americana potrebbe ritirare liquidità dai mercati a partire già da quest'anno. 

I tassi sui BTP decennali italiani sono balzati di 100 punti base, al 4,8%, da quando la Fed ha iniziato a parlare di una tale possibilità, a partire dal mese di maggio. 

Ma Mediobanca è preoccupata in modo particolare della differenza che si è venuta a creare tra i tassi dei titoli a breve termine (ovvero dei Bot) e quelli dei titoli di stato a lungo termine (BTP), che hanno una maturity che scade allo stesso tempo. I Bot che scadono il 31 luglio presentano infatti un rendimento pari allo 0,48%, mentre il BTP equivalente presenta un rendimenti dello 0,74%. 

Nicolas Spiro, strategist del debito sovrano, ha detto che il "terrore del tapering" - ovvero della riduzione del QE - sta innervosendo gli investitori dell'Eurozona, tanto che anche i bond considerati beni rifugio come quelli svizzeri e tedeschi sono stati venduti pesantemente. Il rendimento decennale del Gilt inglese è balzato inoltre al massimo in due anni, al 2,53%. 

I tassi sono balzati al 5,1% in Spagna, al 6,7% in Portogallo. Tale situazione sta provocando una seconda ondata di shock nei mercati obbligazionari societari, strozzando la ripresa. "La Banca centrale europea deve adottare misure molte aggressive per compesare tale (fenomeno) - ha detto Marchel Alexandrovich di Jefferies Fixed Income - stiamo assistendo a un sell off in tutti i mercati (dei bond). Se la Bce non agirà, tutti i guadagni (dei bond) a cui abbiamo assistito nell'arco degli ultimi nove mesi svaniranno nell'arco di due settimane"

In Italia, le pressioni sui titoli di stato hanno portato lo spread Italia-Germania a 10 anni a oscillare attorno a quota 300 punti base.

I dati economici non promettono nulla di buona e l'Italia sembra essere destinata ad assistere non alla contrazione del debito, ma piuttosto a un suo rialzo fino al 144%, come ha avvertito la Banca dei regolamenti internazionali.
 

La decisione del parlamento svizzero di affossare la legge anti evasori Usa costerà caro agli istituti elvetici. Che potrebbero fare la fine della banca privata Wegelin & Co.

 

MILANO (wsi) - La decisione del parlamento svizzero di affossare la Lex USA sui fondi non dichiarati di cittadini statunitensi depositati in banche elvetiche non sarà senza conseguenze. Dalle due sponde dell'Atlantico, gli esperti dubitano infatti che il sistema finanziario svizzero ne uscirà indenne. 


Il progetto di legge bocciato dall'organo legislativo prevedeva in pratica di mettere tra parentesi per un anno il segreto bancario per poter inviare a Washington i nomi dei dipendenti degli istituti svizzeri in contatto con i clienti statunitensi che avevano frodato il fisco. 

Con il summit del G8, appena concluso, che ha posto l’accento sulla trasparenza e la cooperazione nelle operazioni di lotta all’evasione fiscale, il no alla legge – si legge in un articolo publicato su Forbes – rischia di essere letta come un affronto nei confronti di quei paesi che hanno preso un posizione preso posizioni pubbliche contro la promozione dei cosiddetti paradisi fiscali come la Svizzera. 

La decisione fa ancora più effetto se si pensa che era stata la stessa Svizzera ad aver detto, in seguito a colloqui con gli Stati Uniti, di essere pronta a cooperare con altri paesi nel tentativo di scoraggiare gli evasori fiscali. Con questa mossa viene di fatto allungata un’ombra sulle reali intenzioni del paese. Ma gli sforzi del ministro delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf non sono serviti a nulla.

Chi pensa che il no del parlamento elvetico alla rimozione del segreto bancario possa far tirare un sospiro di sollievo alle banche elvetiche si sbaglia di grosso. Da più parti viene ricordato che le sorti della Wegelin & Co, la più antica banca privata svizzera, condannata, lo scorso marzo, dal tribunale statunitense a pagare 57,8 milioni di dollari per avere fornito aiuti in evasione fiscale, possano intessare anche altri istituti di credito elvetici appare quanto mai probabile. 

Lunedì, 24 Giugno 2013 08:55

Pil Italia come Cipro e Grecia

 
Profonda spaccatura in Europa: se in Lussemburgo il Pil pro capite è del 127% sopra a quello della media dell'Unione europea, tutti i paesi del Mediterraneo rimangono indietro. Madrid e Roma agli ultimi posti.
 
 
ROMA (wsi) - Da una parte i ricchi, anzi, i ricchissimi, come gli abitanti di Lussemburgo, che vantano un Pil-pro capite superiore del 271% a quello della media Ue e della media dell'Eurozona. 

Nel club dei ricchi d'Europa ci sono anche Austria, Irlanda, Olanda, Svezia, Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia, Regno Unito.

Dall'altro lato, in una Europa sempre più spaccata a metà, ci sono l'Italia e la Spagna che, così come Cipro, la Slovenia e la Grecia, hanno un Pil pro-capite inferiore a quello della media Ue in termini di potere d'acquisto.

Un esempio che spicca su tutti: il Pil pro-capite dell'Irlanda è superiore alle media del 29%, mentre quello della Grecia e del Portogallo è inferiore -25%.

Nella classifica che si puo' estrapolare dagli ultimi dati Eurostat a disposizione, l'Italia (98%) si colloca al 12esimo posto. Subito dietro c'e' la Spagna.

La Grecia e' al 19esimo posto nella Ue. Ultima la Bulgaria, con un Pil pro capite pari al 47% della media Ue. 

I numeri di Lussemburgo e Irlanda sono anche il frutto delle numerose istituzioni finanziarie che hanno sede in questi due piccoli paesi e che contribuiscono alla crescita del Pil pro capite.
 
 
Le dichiarazioni del numero uno della Fed scatenano i ribassisti. Effetto immediato: prezzi spot sono scesi fino a $1.319,6 l'oncia, nuovo minimo in due anni. Outlook analisti.
 
NEW YORK (wsi)- Le dichiarazioni del numero uno della Fed Ben Bernanke, sulla possibilità che il "tapering", ovvero la riduzione delle misure straordinarie di quantitative easing fino a questo momento adottate, alimentano la convinzione secondo cui le quotazioni dell'oro rimarranno sotto pressione. 

"Per chi punta sull'oro, una delle conferme che arrivano dalla Fed è che, viste le preoccupazioni di Bernanke, il piano di stimoli di politica monetaria è di fatto già concluso", ha commentato Ric Spooner, responsabile analista presso CMC Markets, intervistato dalla Cnbc. 

I prezzi del petrolio, a suo avviso, continueranno a scendere dai livelli attuali, con il contratto WTI quotato sul Nymex che "scenderà nel range compreso tra $1.150-1300 nei prossimi mesi".

D'altronde, almeno negli Stati Uniti l'inflazione -esclusa la componente dei prezzi energetici e prezzi alimentari - è salita nell'anno fino ad aprile di appena +1,1%, registrando il rialzo più contenuto da quando le rilevazioni sono iniziate nel 1960. E' anche vero che questo è un motivo per cui, come spiega Drew Matus, ex economista della Fed di New York e ora economista presso UBS a Stamford, in Connecticut, Bernanke & colleghi non dovrebbero avere tutta questa fretta di ridurre la portata del quantitative easing. Ma è anche vero che, in questo contesto, l'oro viene interpretato come uno strumento meno necessario per proteggersi dalle pressioni inflazionistiche.

La reazione sui mercati si è fatta vedere subito, con i prezzi spot dell'oro che sono scesi fino a $1.319,6 l'oncia,toccando il nuovo minimo in due anni, dopo i $1.321,95 di aprile. Le quotazioni sono scese quasi -17% dalla metà di aprile, causa lo smorzarsi delle pressioni inflazionistiche in tutto il mondo. 

Secondo Sean Hyman, di Ultimate Wealth Report, le quotazioni potranno scendere fino a $1.000, prima di tornare a crescere; la rottura al ribasso della forchetta laterale compresa tra $1.520 e $.1800 ha creato infatti in target minimo iniziale tra $1.200 e $1.250, che ora può essere di nuovo sfondato al ribasso. 

Dal canto suo, Société Générale ha tagliato le stime sulle quotazioni dell'oro per il quarto trimestre a $1.200 da $1.375.
 
 
Borsa Milano nervosa in attesa dell'annuncio dei tassi da parte della Fed e le conseguenti dichiarazioni di Ben Bernanke.
Annuncio Tassi e dichiarazioni dalle ore 20.00 (orario Italia). 
                       
 
 
Alert Cina: l'indice di Shanghai è sceso al minimo di quest'anno. Investitori in fuga dal mercato dei titoli di stato, domanda al valore più basso in un anno. Euro oscilla attorno a $1,34. Titoli migliori Ftse Mib.
 
 

MILANO (wsi) - Borsa Milano nervosa in attesa dell'annuncio della Fed sui tassi e soprattutto per le dichiarazioni di Ben Bernanke, sulla possibile adozione di una exit strategy dalle politiche monetarie accomodanti di quantitative easing. Ftse Mib alle 12.20 circa ora italiana +0,17% sopra 16.200 punti base. Altri listini: Londra +0,06%, Francoforte +0,57%, Parigi +0,13%, Madrid -0,15%. 

Gli acquisti di titoli da parte della Fed per un ammontare di $85 miliardi al mese hanno permesso all'indice S&P 500 di salire +16% quest'anno; il listino è inoltre in crescita +144% dal minimo testato nel mercato orso nel 2009 e ha perso -5,5% dallo scorso 22 marzo, quando Bernanke disse che la Fed ridurrà prima o poi la portata delle misure di stimoli.

Tra i titoli europei, Alcatel-Lucent in rally +7% dopo che il colosso ha annunciato un piano per la vendita di asset, al fine di risparmiare 1 miliardo di euro in costi fissi entro il 2015. Occhio a Nokia, che sui mercati europei fa +4,2% e i cui adr - American depositary receipt - sono balzati sulle contrattazioni after trading di New York fino a +12%, dopo che il Financial Times ha riportato i rumor secondo cui la società cinese Huawei Technologies sarebbe interessata ad acquistare il colosso dei cellulari. 

Sui mercati azionari la situazione non è particolarmente tesa. "la decisione ampiamente attesa del Fomc sarà finalmente conosciuta questa sera (a mercati europei chiusi, 20.30 ora italiana); con i guadagni degli ultimi due giorni, sembra comunque che gli operatori abbiano meno timori su quanto sarà detto, e scommettano sul fatto che la politica monetaria continuerà a essere accomodante, almeno fino alla fine dell'anno".

Occhio alla Tobin Tax passata in Unione europea, su cui però l'Italia minaccia il veto. 

Sul fronte dei mercati azionari asiatici, trend contrastato, con l'indice allargato di Tokyo Topix che è salito +1,9%; negativo lo Shanghai Composite Index, che continua la sua fase discendente sulla scia dei timori di un peggioramento del crunch della liquidità. L'indice di Shanghai è sceso al minimo di quest'anno. Allarme sul futuro del paese; lo swap sul tasso di interesse a un anno è balzato fino a +31 punti base al 4,29%, ovvero al record dal settembre del 2011, mentre il bid to cover dell'asta che ha avuto per oggetto i bond con scadenza decennale è stato pari a 1,43 volte, al minimo dall'agosto del 2012. "La liquidità è molto, molto scarsa", ha ammesso in una intervista a Bloomberg Hao Hong, strategist sulla Cina presso Bank of Communications. 

Ad alimentare gli acquisti sulla borsa nipponica sono stati invece i dati sulle esportazioni di maggio, che sono saliti al ritmo più alto dal 2010, complice il rallentamento dello yen. Balzo delle consegne verso gli Stati Uniti. L'indice Topix è salito +29% nel 2013, mentre l'indice benchmark dei mercati asiatici MSCI Asia Pacific ha fatto +2,7%. Lo scorso 13 giugno, il mercato è scivolato a un valore pari a 11,9 volte gli utili stimati, al livello più convenienti da novembre. 

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