Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

 
 
"Niente più bonifici internazionali, limite transazioni in contanti a $50.000". La lettera ai correntisti (leggi) fa pensare al peggio.
 

NEW YORK (wsi) - A leggere la missiva viene la pelle d'oca, e subito il timore è quello che potrebbe accadere in altre banche di tutto il mondo. La lettera è inviata da JP Morgan ai suoi clienti e riporta lo spettro del controllo dei capitali.

A partire dal 17 novembre del 2013: "Non potrete più inviare i bonifici internazionali. Sarete ancora in grado di inviare bonifici domestici e ricevere bonifici sia domestici che internazionali. Cancelleremo ogni bonifico internazionale, inclusi quelli che avevate intenzione di inviare a partire da questa data". "Il limite delle vostre transazioni in contanti sarà di $50.000 per ciclo di statament, e per account".

LEGGI LETTERA IN ORIGINALE in allegato. 

"Questi cambiamenti ci aiuteranno a gestire in modo efficiente i rischi legati a questi tipi di transazioni". 

La domanda che sorge spontanea è: "Dunque...ora JP Morgan sta tentando di gestire rischi legati ai prelievi nei bancomat", visto che nella missiva, per transazioni in contanti, sono incluse anche le operazioni con cui i clienti si recano negli ATM americani pre prelevare contanti? Non sembra tutto questo un controllo dei capitali?

E, altra domanda, "quanto tempo passerà prima che il limite di $50.000 diventerà $20.000, poi $10.000 e $5.000"?, si chiede la stamp

Martedì, 08 Ottobre 2013 08:45

Mercati, nel bel mezzo di una bolla

 
 
 
Parla Julian Robertson, ex gestore dei fondi. Boccia Yellen come presidente Fed e critica Steve Jobs.
 

NEW YORK (wsi) - Ne ha per tutti Julian Robertson, l'ex gestore dei fondi che ha deciso di vendere le proprie azioni Apple semplicemente perchè ritiene che Steve Jobs fosse una persona davvero terribile, dopo aver letto il libro sulla vita. "A really awful person", ha detto.

Robertson parla anche dei mercati e, in un'intervista rilasciata a Maria Bartiromo, sottolinea che i mercati hanno valutazioni "pienamente prezzate", e non solo, visto che "credo che siamo nel bel mezzo di una specie di mercato bolla" che prima o poi esploderà con conseguenze "piuttosto negative".

"Probabilmente (lo scenario) non si verificherà proprio in questo momento e ritengo che ci crogioleremo in questa crisi fiscale e politica" ancora per un po' di tempo. 

Sulla Fed, bocciata Janet Yellen, vicepresidente della Fed vista come la più probabile candidata a salire di grado e a prendere il posto di Ben Bernanke come numero uno della Federal Reserve. Motivo: il suo approccio verso la moneta facile.

Lunedì, 07 Ottobre 2013 11:34

Debito USA: le conseguenze sui mercati

 
Moody's è ottimista. Ma gli effetti rischiano di essere pesanti (corsa all'oro e altri asset rifugio). Cosa è esattamente il tetto sul debito?
 

NEW YORK (wsi) - Mentre tutto il mondo ha il fiato sospeso guardando all'impasse in corso negli Stati Uniti - con il governo che vive la sua prima fase di shutdown in 17 anni e il timore di un default imminente - Moody's è ottimista: di fatto, l'amministratore delegato dell'istituto,Raymond McDaniel, esclude il default americano. 

"E' estremamente improbabile che il Tesoro smetta di onorare i propri debiti - ha detto, nel corso di una intervista rilasciata alla Cnbc - E' improbabile, questa è la speranza, che si vada oltre il 17 ottobre (data di scadenza entro cui è necessario agire), senza aumentare il tetto sul debito. Ma anche se uno scenario del genere dovesse concretizzarsi, riteniamo che il Tesoro americano continuerà a rimoborsare i bond emessi".

McDaniel spiega anche la reazione dei mercati americani che, nonostante l'apparente gravità della situazione, non sono crollati (fino a questo momento); la motivazione risiede nello stallo politico che si verificò nel 2011, sempre sul tetto sul debito, e che alla fine venne risolto. 

"La senzazione è che questo film lo abbiamo già visto - ha sottolineato - E ironicamente, visto che abbiamo già vissuto la stessa esperienza in un periodo di tempo recente, c'è un senso di calma maggiore rispetto a quello dovuto". 

Non la vede in questo modo il più diretto interessato, Jack Lew, segretario al Tesoro Usa che, in un'intervista rilasciata a Savannah Guthrie della Nbc, ha reiterato quanto detto nei giorni scorsi, ovvero che, se non si innalzerà il tetto sul debito, il Tesoro disporrà di una somma di soli $30 miliardi, un "livello pericolosamente basso di contanti. E noi qui siamo sul punto di trovarci in una situazione mai vista, non avendo cash per pagare le nostre spese". 

Lew ha anche spiegato che in realtà il limite sul tetto sul debito è stato toccato lo scorso maggio, tanto che il Tesoro ha dovuto utilizzare misure straordinarie, al fine di avere maggiori margini di manovra. Ma ora la capacità di attingere a queste misure è scaduta. 

COSA E' PRECISAMENTE IL TETTO SUL DEBITO

Un articolo della BBC spiega esattamente il fenomeno contro cui gli Stati Uniti si stanno imbattendo da tempo, appunto la necessità di alzare il tetto sul debito. Il titolo è "Cosa è il limite sul debito Usa"? Se ne parla infatti molto, ma di cosa si tratta esattamente? 

"Il tetto sul debito è un limite sull'ammontare totale che il governo federale degli Stati Uniti può richiedere in prestito, stabilito dal Congresso", spiega l'articolo. "Il limite attuale è di $16.699 miliardi ed è stato fissato a maggio". 

La domanda è: perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di prendere a prestito così tanti soldi?

"Se si fa il paragone tra i prestiti e l'economia degli Stati Uniti, il rapporto è aumentato a partire dagli anni '80. Ma la crisi finanziaria ha creato un enorme buco tra le entrate e le spese del governo federale. L'economia è caduta in una profonda recessione e i conti pubblici hanno subito un drammatico deterioramento", dal momento che il governo è ricorso a misure di stimoli economici e ha anche agito per stabilizzare il settore finanziario (salvando di fatto le banche con i soldi dei contribuenti).

"Il risultato è che il tetto sul debito è stato alzato due volte nella seconda metà del 2008 e due volte nel 2009. Stando all'ufficio del budget del Congresso (Congressional Budget Office), il rapporto tra debito/pil degli Stati Uniti è ora al 73%, due volte tanto il rapporto della fine del 2007. 

Ora, stando alla legge americana, il presidente degli Stati Uniti non ha alcun potere di fissare l'ammontare massimo che può essere preso in prestito. Il tetto è fissato dal Congresso, che con una legge stabilisce quanto il dipartimento del Tesoro può prendere in prestito.

LO SCONTRO A CAUSA DELLA RIFORMA SANITARIA VOLUTA DA OBAMA

L'innalzamento del limite, continua l'articolo della BBC, non ha mai rappresentato un grave problema, dal momento che dal marzo del 1962 ci sono state ben 77 misure per alzare il tetto. Il problema è sorto con la perdita di controllo della Camera da parte dei Democratici, nel 2010, a favore dei Repubblicani. Questi ultimi hanno interpretato la loro vittoria come un segnale secondo cui il popolo americano non sarebbe affatto soddisfatto della riforma sanitariavoluta da Barack Obama (le cui principali norme sono tra l'altro entrate in vigore il primo ottobre). 

In poche parole, i Repubblicani stanno facendo tutto per ritardare la totale applicazione dell'Obamacare.

Di qui, la grave impasse che gli Stati Uniti stanno attaversando; "parte del problema risiede nel fatto che il Congresso approva la legge finanziaria e le spese, separatamente dall'innalzamento del tetto sul debito; dunque, i politici possono trovare un accordo su ogni tipo di spesa, senza aver stabilito le coperture". 

Ciò è stato facile negli anni in cui tale contraddizione non aveva grande importanza, visto che le entrate governative erano superiori all'ammontare delle spese. Ma ora la situazione è diversa e il Tesoro deve coprire la differenza tra entrate e spese ricorrendo ai prestiti sui mercati monetari internazionali

LE CONSEGUENZE

Se non si riuscirà a trovare un accordo che permetterà all'America di pagare i bond emessi, il Tesoro rimarrà senza soldi tra il 22 ottobre e la fine del mese. A quel punto cosa potrebbe accadere? "Il governo potrebbe dover effettuare tagli drastici alla spesa federale o tentare di aumentare le tasse, o, forse, fare entrambe le cose. Si tratterebbe di una mossa difficile e, forse, non sufficiente. La più grande preoccupazione è dunque che il Tesoro non riesca a ripagare i propri debiti, e dunque cada in default. Tradizionalmente, gli Stati Uniti sono stati capaci di prendere a prestito finanziamenti a bassi tassi di interesse sui mercati internazionali, fattore che ha permesso ai tassi di interesse di rimanere bassi anche per i consumatori. Ma un default potrebbe minare la fiducia e aumentare il costo dei finanziamenti per gli americani. Un default potrebbe creare una situazione caotica sul mercato internazionale dei debiti. Gli investitori non accetterebbero più bond visto che i loro pagamenti non sarebbero più onorati". 

Ci potrebbe essere una corsa all'oro o agli asset considerati rifugio, come i Bund e i bond svizzeri.

Venerdì, 04 Ottobre 2013 12:08

A SHANGHAI NASCE MERCATO SENZA REGOLE

La Cina "is open for business". Con il lancio della "Free Trade Zone", il Consiglio cinese ha aperto il vaso di pandora.
 

NEW YORK (wsi) - Il mondo occidentale è ancora alle prese con una crisi molto grave, la peggiore dai tempi della Grande Recessione, causata dai mercati finanziari senza freni, e la Cina mette a punto un mercato non regolato, che punta ad attirare banche straniere, per le speculazioni più estreme.

A seconda di come la pensiate sulla questione, le possibilità sono due: o il mercato darà il via a un'era di riforme in una nazione ancora piena di restrizioni, oppure innescherà un'altra crisi di portata globale, nel cuore finanziario della seconda maggiore economia mondiale, il cui Pil ha rallentato il passo negli ultimi trimestri. 

L'area di libero scambio (free trade zone), approvata dal Consiglio statale cinese in luglio, ha aperto i battenti domenica scorsa. Si tratta di un'area di 30 chilometri quadrati situata nel quartiere finanziario di Pudong. 

È in questo luogo che sono avvenute in passato le maggiori riforme nel commercio, negli investimenti e nella finanza in Cina. Secondo le informazioni a disposizione, raccolte da Wall Street Journal e CNBC, i mercati saranno liberi di stabilire i tassi di interesse e i tassi di cambio (avranno anche la possibilità di convertire yuan).

Inoltre tutta una serie di settori dell'economia 'reale', come quello delle spedizioni, le attività bancarie, il turismo, l'assistenza sanitaria e le assicurazioni, si apriranno agli investimenti esteri.

Le riforme non prenderanno piede dall'oggi al domani, ma il governo stima che nell'arco di tre anni arriveranno al completamento e l'area assumerà le caratteristiche con le quali è stata pensata.

Gli investitori dovranno ancora aspettare fine novembre per avere altri dettagli più precisi. È in quella data che verranno infatti ufficialmente annunciati i cambiamenti. 

Sicuramente l'area è al centro dei pensieri di trader e commentatori. Ma sopratutto dei banchieri e degli analisti, entusiasti all'idea di avere la possibilità di sfruttare le potenzialità di una Cina più aperta al mercato.

Sono 35 le aziende che hanno ricevuto il permesso di installarsi. La prima è stata Microsoft, che ha stretto un accordo per la creazione di una joint venture con la cinese Best Tv per la produzione di console e giochi elettronici. 

Questa è una grossa novità, se si pensa che in Cina da 13 anni sono bandite le piattaforme videoludiche e i videogiochi si possono acquistare solo sottobanco o nei mercati in nero. Ora, nella zona di libero scambio, le società straniere potranno aprirsi all’immenso mercato cinese. Colossi come Nintendo e Sony sono pronte a seguire le orme del gruppo di Redmond.

Tra le banche, per ora figurano 11 società che potranno aprire le loro filiali a Shanghai. Tra queste sono due le straniere (Citibank e Development Bank of Singapore) che hanno avuto la licenza a operare sin da ora.

Ancora non si sa come il Governo difenderà e gestirà l'area di libero scambio. Ma indubbiamente alle banche straniere e cinesi sarà concessa molta più libertà di prima e non è una cosa così positiva per gli investimenti a lungo termine. Siamo sicuri che sia la decisione e la strategia giusta, visto quanto accaduto in Usa con la crisi dei mutui subprime? È il mercato non regolato, in fondo, che ha creato questo caos.

 

NEW YORK (wsi) - Partenza in calo per gli indici della borsa Usa sulla scia delle preoccupazioni dello shutdown del governo americano, entrato nel suo terzo giorno. America rimasta al verde, oltre ai servizi pubblici dichiarati non essenziali, chiude anche la Nasa. In avvio di seduta, il Dow segna un calo dello 0,08% a 15.112 punti, male anche il Nasdaq che segna una flessione dello 0,21% a 3.811 punti mentre lo S&P 500 perde lo 0,17% a 1.691 punti. 

Il faccia a faccia tra il presidente americano Barack Obama e i leader repubblicani del Congresso non è riuscito a risolvere l'impasse. Alta tensione, il costo per assicurarsi contro il rischio default dei debiti governativi Usa è aumentato al massimo dallo scorso 29 marzo, testando il record in sei mesi, a 37,5 punti base: il valore rimane comunque contenuto rispetto al massimo testato nel luglio del 2011, a 56 punti, quando gli Stati Uniti attraversarono una forte crisi fiscale, che minacciò di ritardare il pagamento dei bond.

"Il timore è che la performance dell'econonmia americana soffrerà a causa dello shutdown del governo", ha commentato in una intervista rilasciata a Bloomberg Adrian Zuecher, strategist globale di Credit Suisse, aggiungendo che le preoccupazioni su "un hard landing (atterraggio duro) dell'economia cinese" si stanno comunque smorzando.

Dal fronte economico prosegue intanto il lento miglioramento delle condizioni mercato del lavoro. La scorsa settimana le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono salute di 1.000 unita' portando il totale a 308mila. Un numero migliore del consensus degli economisti posto a 315mila. Complessivamente risultano beneficiare dei sussidi di disoccupazione 2,835 milioni persone, il minimo dal febbraio 2008. Notizie negative sono arrivate dall' Ism manifatturiero, in calo a settembre oltre le attese del mercato. 

Sullo sfondo, nonostante l'avvertimento lanciato a Wall Street da Obama, i mercati non sembrano reagire in modo scioccante allo stallo delle trattative in corso tra democratici e repubblicani. Incide un cauto ottimismo alimentato dalla performance del PMI non manifatturiero della Cina, che è salito da 53,9 a 55,4, al massimo in sei mesi.

Sta di fatto che il governo americano è senza fondi e che, se non si innalza il tetto sul debito entro la scadenza del prossimo 17 ottobre, ci sarà il default

L'ultima volta in cui l'esecutivo di Washington si trovò nell'impossibilità di finanziare le agenzie federali risale a 17 anni fa sotto Bill Clinton: lo 'shutdown' dell'amministrazione durò allora 20 giorni, fino al 6 gennaio del 1996.

Venerdì, 06 Dicembre 2013 10:52

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Premiato studio in cui si mettono in discussione le basi con cui la maggior parte dei trader investe.

 
NEW YORK (wsi) - La fondazione MacArthur, che sostiene le persone creative e le istituzioni ad impegnarsi a costruire una società più giusta, ha appena consegnato i suoi ultimi premi riconoscendo, tra i tanti, un economista che aveva dimostrato che spesso il modo di agire dei trader è da idioti.

Nel 2010 lo studio del professor Colin Camerer aveva rimesso in discussione le basi con cui la maggior parte degli investitori opera sui mercati. La tendenza del trader medio è quella diincassare plusvalenze appena può e rimandare le perdite il più possibile. 

Proprio questo è l'atteggiamento che viene criticato nello studio, un evento che avviene troppo spesso che e si rivela la maggior parte delle volte controproducente.

La ricerca ha trovato ben 495 casi in cui i soggetti presi in esame, i trader, hanno realizzato plusvalenze troppo in fretta, prendendo decisioni non ottimali.

Nell'esperimento si dimostra che è meglio vendere un titolo che non sta rendendo quanto sperato, piuttosto che tenerlo in portafoglio sperando che la performance migliori.

La maggior parte delle decisioni prese dal campione di investitori (79,2%) di vendere titoli si è rivelata la soluzione ottimale, mentre gran parte (80,3%) delle scelte di tenere in portafoglio le azioni non è stata ottimale. 

Vendere un titolo redditizio che sta ben performando, invece, è stata nella maggior parte dei casi (67,5%) una decisione non ottimale.
Venerdì, 20 Settembre 2013 07:49

L'Europa truccherà i numeri sui deficit?

 
 
ROMA (wsi) - "I funzionari dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo preliminare al fine di cambiare il modo in cui l'area arriva alla determinazione di alcuni numeri sui deficit". E' il rumor riportato in un articolo dell'Associated Press. Il motivo: tale cambiamento potrebbe smorzare la pressione per adottare nuove misure di austerity in economie già colpite dalla crisi.

In altre parole, la "ripresa" dell'Europa ora sarà basata su dati truccati. 

Stando all'articolo dell'AP, basato sulle indiscrezioni riportate da un funzionario dell'Ue, "il cambio al metodo di calcolo del deficit strutturale avrebbe conseguenze positive in modo "molto significativo" per la Spagna, a causa della struttura del suo mercato del lavoro, e impatti, anche se minori, sull'Irlanda, la Grecia e il Portogallo". 

In particolare, la Spagna fa fronte a un tasso di disoccupazione record del 26% circa; la mossa potrebbe permettere al governo di allentare la pressione fiscale, alimentando dunque la crescita.

"Allentare l'austerity attraverso cambiamenti nella politica di budget dell'Unione europea è una mossa molto significativa - ha commentato all'AP Vivien Schmidt della Boston University

Nel caso in cui si raggiungesse un accordo, la mossa "potrebbe smorzare i problemi economici, e anche politici, dei paesi del sud Europa, così come dell'Irlanda". E ovviamente si tratterebbe anche di "un'ammissione tacita del fatto che i programmi radicali volti a tagliare i deficit, e relativi agli ultimi tre anni, non sono riusciti a fronteggiare il problema della crescita", e si sono rivelati, così, fallimentari.

La natura del cambiamento è molto tecnica: si tratterebbe di apportare modifiche alla metodologia attraverso cui si misura la differenza tra la crescita strutturale e quella potenziale. La fonte, che ha optato per l'anonimato, ha affermato che la proposta avrà bisogno dell'approvazione dei 28 membri dell'Unione europea, in un meeting che si terrà la prossima settimana.
Mercoledì, 18 Settembre 2013 10:25

Mercati: azionario con un piede nella fossa...

 
 
È la tesi di Satyajit Das, ex banchiere di Citi: sei essenziali motivi per cui i listini azionari sono prossimi alla fine.
 

LONDRA (wsi) - Satyajit Das, ex banchiere di Citigroup, spiega al Financial Times  in sei motivi secchi la ragione per cui i mercati finanziari sono sull'orlo della fossa.

In primis, a giudizio dell'esperto, i mercati azionari sono sempre più slegati dall'economia reale. Il che è sconcertante, posto che invece i prezzi azionari dovrebbero riflettere valori economici concreti. I titoli infatti altro non sono che crediti nei confronti dell'economia reale. 

In secondo luogo, come è sempre più evidente, i mercati azionari sono diventati strumenti di politica economica, ovvero i Governi cercano di aumentare il valore delle attività per generare maggiori consumi grazie all'"effetto ricchezza". Misure monetarie, come la politica dei tassi di interesse pari a zero e il quantitative easing, distorcono in modo lampante i prezzi azionari. E infatti le valutazioni dei titoli sono guidate dalle attese di rendimento piuttosto che dalle stime di utile futuro. 

In terzo luogo, l'aumento del ruolo del trading ad alta frequenza (HFT) ha cambiato volto ai mercati azionari. L'HFT costituisce fino al 70% del volume di scambio in alcuni mercati. Si consideri in merito che il periodo medio di detenzione nell'HFT è di circa 10 secondi. Più in generale si è accorciato il periodo di detenzione media dei titoli in portafoglio anche da parte degli investitori con un orizzonte a medio termine: nel 1940 era di sette anni, nel 1960 di cinque, nel 1980 di due e oggi di soli sette mesi.

Quarto, il crescente impatto degli scambi HFT ha evidentemente aumentato la volatilità e quindi il rischio di grandi variazioni di prezzo nel breve termine. Una simile prospettiva ha in effetti scoraggiato molti investitori.

In quinta istanza, le fonti alternative di capitale di rischio e gli elevati costi che comporta la presenza sui listini azionari, hanno raffreddato l'entusiasmo dei potenziali debuttanti.

In sesto luogo, l'impatto corrosivo di insider trading e abuso di mercato ha eroso la fiducia degli investitori.

Venerdì, 02 Agosto 2013 09:59

USA in piena recessione

È la teoria di Lakshman Achuthan, economista contrarian, secondo cui il Pil è in contrazione dal 2012. Peggio del Giappone Anni 90.

 

 
NEW YORK (wsi) - La ripresa americana? Tutta una finzione. Lakshman Achuthan, tra i più noti economisti contrarian, capo dell’Economic Cycle Research Institute (ECRI) non cambia idea sullo stato di salute dell’economia a stelle e strisce. E in un’intervista a Bloomberg ribadisce la sua posizione: "Da metà 2012, gli Stati Uniti sono entrati in recessione".

Secondo Achutan, prima che le statistiche alzino il velo sullo stato di recessione, passano circa due anni. A sostegno della sua ipotesi, l’esperto invita a prendere in considerazione due elementi.

Prima di tutto l’atteggiamento della Fed. "La Banca centrale americana non manterrebbe la sua politica monetaria ultra-accomodante, se non fosse convinta che l’economia americana è malata".

Secondo elemento non meno importante, "non è possibile non tener conto che dall’inizio della ripresa sono circa un milione gli americani tra 35-54 anni che hanno perso quasi un milione di posti di lavoro". In pratica - conclude l'economista - la fascia che produce e spende di più. 
 
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