Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

Anche il paese noto per il rigore e l'austerity, è piombato nella crisi. Consumi fermi, mercato del lavoro ingessato, banche affossate. Le famiglie olandesi nel 2012 sono più indebitate di quelle spagnole nel 2011.

 
ROMA (WSI) - L'Olanda si è schierata al fianco della Gran Bretagna contro la proposta di una rettifica da 11,2 miliardi di euro per il bilancio Ue 2013. La posizione del ministro delle Finanze,Jeroen Dijsselbloem, nonché attuale presidente dell'Eurogruppo, con cui ha rivendicato più rigore e più risparmi nel bilancio Ue, dichiarandosi a favore della costituzione di un blocco di Stati europei contrari all'aumento del bilancio, stride non poco se si guarda il bilancio di uno Stato, il suo, che sta andando alla deriva. 

Anche il quotidiano tedesco, l'autorevole Spiegel, ha segnalato che quell'economia una volta esemplare adesso è in balia di debiti enormi e dello scoppio di una vera e propria bolla immobiliare, che ha bloccato la crescita e il mercato del lavoro. 

La lettura delle statistiche non lascia spazio ad altre interpretazioni alternative: nessuna nazione della zona euro è in una situazione debitoria, come quella dei Paesi Bassi, in cui le banche sono affossate dai mutui. Mentre i debiti delle famiglie sono arrivati a pesare per circa il 250% sul reddito disponibile. Un dato è emblematico per fotografare questa situazione: nel 2011 gli spagnoli erano fortemente indebitati ma solo al 125% a fronte di una disoccupazione in aumento, di consumi risicati e di una crescita a punto morto. 

Il problema dell'Olanda è che, nonostante i suoi proclami sulla necessità di conservare ildogma fiscale dell'austerity, anche lì la situazione è delicata. Neanche il suo debito pubblico è in grado di rispettare i parametri stabili dal Trattato di Maastricht. 

Alcuni economisti notano come gli olandesi siano stati a lungo tra i risparmiatori europei più diligenti, ma adesso l'incantesimo si è rotto. La nazionalizzazione della quarta banca olandese, la SNS Bank, per un esborso pari a 3,7 miliardi di euro nel mese di febbraio ha mandato in frantumi le belle speranze. Come anticipato sempre dal Spiegel "non c'è fine alla crisi in vista."
 
Si allargano le perdite della Borsa americana, dopo che l'Ism manifatturiero ha segnato, contro ogni attesa, una flessione nel mese di marzo. Giovedì scorso, ultimo giorno di contrattazioni prima del ponte pasquale, lo S&P500 ha chiuso ai massimi di sempre a 1.569 punti. Oro verso 1.600 dollari l'oncia.
 

NEW YORK (WSI) – Peggiora l'andamento degli indici di Wall Street, dopo la diffusione dell'Ism manifatturiero. Contro le attese del mercato che si aspettavano un risultato in rialzo, l'Ism manifatturiero ha segnato, nel mese di marzo, un ribasso a 51,3% da 54,2% del mese precedente. A poco meno di un'ora dall'avvio delle contrattazioni, il Nasdaq segna -0,35% e lo S&P -0,20%. Resiste il Dow +0,02%.

Giovedì scorso, ultimo giorno di contrattazioni prima del ponte pasquale, lo S&P 500 ha chiuso ai massimi di sempre a 1.569 punti. Resta a questo punto imbattuto il record intraday di 1.576,09 punti. Nel primo trimestre, lo S&P 500ha segnato un aumento del 10%, aggiungendo alla ripresa del mercato americano un valore pari a 10 trilioni di dollari. 

Tornando alla Borsa, dai minimi di marzo 2009, quando ha toccato i minimi da 12 anni a 676.53 punti, lo S&P 500 ha più che raddoppiato il proprio valore, segnando un incremento del 131%. 

In ambito valutario, l’euro -0,03% a $1,28; dollaro/yen -0,58% a JPY 93,6.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio +0,86% a quota 94,41 al barile, mentre le quotazioni dell'oro salgono dello 0,14% a $1.598.

L'Europa dovra' aspettare molto tempo prima di poter registrare una "crescita genuina". In Usa Borsa chiude il primo trimestre in rialzo del 10%, con Dow e S&P ai massimi di sempre. Ma l'andamento di obbligazionario e materie prime fa suonare un campanello di allarme.

[Mohamed El Erian AD di Pimco è il maggiore fondo obbligazionario al mondo.]

NEW YORK (WSI) - Wall Street ha chiuso il trimestre con un rialzo del 10%: sono stati i migliori tre mesi dell'anno dal 1987 (+11%). I guadagni hanno consentito al Dow Jones e all'S&P 500 di aggiornare il record assoluto. Nel caso dell'indice allargato, attestatosi a 1.569,19 punti, bisogna tornare indietro ai tempi pre crisi subprime, nel 2007.

In Usa fattori quali redditivita' aziendali in crescita e le prospettive per un miglior andamento degli investimenti nel mercato azionario non possono da soli spiegare la clamorosa corsa della Borsa, secondo Mohamed El Erian, AD di Pimco: "Basta guardare a dove si trovano gli indici di riferimento alla fine del trimestre per capire la natura artificiale e insolita dei mercati".

In pochi avevano previsto che la performance rialzista dell'azionario sarebbe stata accompagnata da un tasso dei Treasuries decennali cosi' basso, all'1,85%, un Bund a 10 anni che rende l'1,29% e le quotazioni dell'oro cosi' elevate, a $1.596 l'oncia. "E' il modo con cui i mercati avvertono gli investitori su alcune questioni che ancora non sono state risolte per i trimestri a venire", scrive in una opinione pubblicata sul sito della CNBC il manager del maggiore fondo obbligazionario al mondo. 

Questa stramba combinazione di bond, azionario e prezzi dell'oro, sottolinea il gestore, ci dice come le banche centrali del mondo - in particolare Fed e Bce - sono riuscite con le loro misure straordinarie a spingere gli investitori a prendere rischi anche in un momento difficile per l'economia reale Usa, in un contesto di piena crisi di fiducia in Europa e di tensioni geopolitiche nel mondo. 

Il rally della borsa statunitense rispecchia un miglioramento delle condizioni economiche in America, secondo El Erian. Ma in Europa la situazione resta drammatica. "Come sottolinea il mio collega Saumil Parikh, c'e' bisogno di una transizione dalla 'crescita assistita' ad una di tipo genuino". 

In Usa si sta materializzando, anche se in maniera graduale. Ma in Europa bisognera' aspettare per un bel po' di tempo prima che questo avvenga.

 

Dal 2015 vietati i pagamenti con carta di credito sopra i 300 mila rubli (10 mila dollari circa). Obiettivo: aumentare i livelli di capitale delle banche e colpire il mercato in nero. Come a Cipro, sara' pero' la classe media a pagare il prezzo maggiore.
 
ROMA (WSI) - Il governo russo prende spunto da Cipro: per combattere l'attivita' criminale e l'imprenditoria illegale, Mosca e' pronta a imporre restrizioni alle liberta' personali, ordinadno controlli di capitale e limiti ai pagamenti elettronici.

In Russia il mercato in nero e l'economia 'grigia' valgono circa il 50–65% del Pil e le stime parlano di un giro d'affari nell'ordine dei $50 miliardi nel solo 2012. 

Come riporta Russia Beyond The Headlines dal 2015 saranno vietati i pagamenti con carta di credito superiori a 300 mila rubli (10 mila dollari circa). Si parte pero' gia' nel 2014, con una restrizione sui capitali di 19.500 dollari. 

La decisione del governo e' stata presa con l'obiettivo di aumentare i livelli di capitale in contante delle banche e colpire il mercato in nero e l'evasione fiscale. 

Cosi' come avvenuto a Cipro, tuttavia, finira' per essere la classe media (piu' che i ricchi oligarchi russi) a pagare il prezzo maggiore del piano.
Giovedì, 28 Marzo 2013 14:22

Dopo Cipro toccherà a Malta?

Il sistema finanziario dell'isola è 8 volte il pil. E anche anche questa è una meta ambita per evadere il fisco. Peggio Lussemburgo: dimensione banche 22 volte il pil. Alert di Deutsche Bank: "prendano esempio dalla Svizzera".
 
ROMA (WSI) - Quale sarà il prossimo paese a essere punito dalla Commissione europea e dall'Fmi? Tutti gli occhi sono puntati su Malta e Lussemburgo, che sono caratterizzate entrambe da un sistema finanziario che ha una dimensione eccessiva rispetto a quella dei rispettivi pil.

I funzionari di Malta hanno riferito oggi che non esiste il rischio che il paese cada vittima di una crisi simile a quella che ha costretto Cipro a chiedere il salvataggio all'Eurozona, rifiutando categoricamente quei paragoni "ingannevoli" che sono stati fatti nelle ultime ore tra l'economia maltese e quella cipriota.

"Il nostro modello bancario è solido, liquido e redditizio. Siamo più sicuri di qualsiasi altra realtà", ha detto addirittura Charles Borg, amministratore delegato di Bank of Valletta. 

Malta è comunque considerata in particolare come un paradiso fiscale, così come lo era Cipro, elemento questo da non sottovalutare.

Insieme al governatore della Banca centrale di Malta Josef Bonnici, Borg ha sottolineato che gli asset di tutte le banche importanti che si trovano nell'isola ammontano a una percentuale appena inferiore al 300% del pil; un rapporto che, secondo il dirigente della banca, in base agli standard internazionali, "rientra nei limiti". Il sistema bancario di Malta è dominato da due banche: HSBC Malta e Bank of Valletta che sul sistema finanziario del paese per oltre il 90%.

Ma altri numeri parlano ancora più chiaro. Le banche con sede a Malta valgono 8 volte il pil dell'isola; e, a assere attento, come ha consigliato di fare Deutsche Bank, deve essere anche Lussemburgo, il cui sistema bancario ammonta a 22 volte il prodotto interno lordo.

Nell'intervista rilasciata al sito EUobserver Thomas Meyer, responsabile economista diDeutsche Bank, ha affermato che sia Malta che Lussemburgo dovrebbero trarre una lezione dagli ultimi eventi che hanno scosso Cipro. Meyer ha precisato che "una supervisione efficiente" non è sufficiente.

"Anche sotto la migliore supervisione, le banche possono finire nei guai...e se lo stato è troppo piccolo rispetto al settore bancario, lo stato andrà in bancarotta". L'esperto ha spiegato che la Svizzera, anch'esso paese caratterizzato da uno squilibrio tra pil e banche, ha affrontato il problema obbligando i suoi istituti di credito a detenere una quantità di riserve pari a quasi il doppio di capitale detenuto da banche di altri paesi.

Il punto è "che più piccolo è lo stato, più la banca ha bisogno di cuscinetti di capitale per proteggere lo stato". E, "per quanto ne so, né Lussemburgo né Malta hanno introdotto nulla di simile a quanto ha fatto la Svizzera, dunque implicitamente stanno facendo affidamento all'Eurozona e al'arrivo di eventuali aiuti, nel caso in cui si imbattessero in qualche crisi".
 
Mercoledì, 27 Marzo 2013 19:10

Cipro complica stallo

Italia, gestori più cauti su debito, borsa, Cipro complica stallo

mercoledì 27 marzo 2013 
 
 
 

MILANO, 27 marzo (Reuters) - L'incertezza politica sancita dalle elezioni italiane non è stata senza conseguenze per gli investitori: se c'è chi scommette su una fase transitoria e ne approfitta per comprare sui ribassi, buona parte dei gestori interpellati da Reuters è intervenuta diversamente sugli asset del Bel Paese, ad esempio sottopesando Piazza Affari e accorciando le scadenze sulla curva Btp.

"Su qualche posizione abbiamo accorciato le scadenze ritornando sulla parte a breve - quella protetta dalla Bce - e abbiamo coperto la parte lunga della curva in versione tattica con i futures", in attesa che lo scenario si chiarisca e "si possa tornare ad aprire al rischio Italia", ha spiegato Nicola Trivelli, CEO di Sella Gestioni sgr.

Nessuno smobilizzo di portafoglio, dunque, ma un riposizionamento intorno al benchmark di un deciso sovrappeso iniziato appena prima delle elezioni per incassare i ritorni accumulati. Il movimento di riduzione è avvenuto simmetricamente anche sull'azionario.

"Sulla borsa italiana i dubbi ci sono perché il 2013 sarà ancora un anno di recessione e poi, con queste premesse, è difficile anche pensare ad una ripresa nel 2014", ha aggiunto il manager.

La controversa soluzione messa a punto per il salvataggio delle banche cipriote ha complicato il quadro, esasperando le implicazioni dello stallo politico italiano.

In cambio del pacchetto Ue e Fmi da 10 miliardi di euro, Nicosia ha accettato, fra le altre condizioni, che i correntisti oltre i 100.000 euro contribuiscano ai costi di salvataggio delle banche con una perdita stimata fino al 40%.

Oggi l'agenzia di rating Moody's ha detto che la zona euro sovrastima la propria capacità di contenere un eventuale contagio dei problemi di Nicosia, in particolare verso Paesi come l'Italia, più vulnerabili dal punto di vista debitorio.

L'effetto dirompente della crisi cipriota si è fatto particolarmente acuto a partire da questa settimana, come evidenziato dalla debole domanda all'asta del nuovo Btp 5 anni di oggi e, prima ancora, del Ctz lunedì.

Non solo. Il rischio di un declassamento del merito di credito sovrano si riaffaccia continuamente e il differenziale di rendimento con il decennale tedesco è tornato ad allargare fino ai 350 punti base toccati all'indomani dell'incerto risultato elettorale.

"La situazione italiana è parte del più generale ritorno di tensione e crisi sull'Europa", sottolinea Donatella Principe, head of Institutional Business di Schroders Italy SIM. "Piuttosto l'incertezza politica in Italia potrebbe risultare un'aggravante qualora eventi come quello di Cipro dovessero far ripartire su più larga scala le tensioni in tutto il Vecchio Continente".

C'è anche chi, come Credit Suisse, non si scompone e mantiene una visione positiva, limitandosi a ritardare il programmato aumento dell'esposizione alle borse europee.

Per Pioneer Investments, infine, "l'orientamento generale sui periferici della zona euro non è stato alterato da uno specifico rischio Italia e quindi restiamo "compratori in debolezza", fanno sapere dalla controllata di UniCredit . Questo, puntualizzano, "vale anche per il caso Cipro".

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