Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

Ore e ore di lavoro consecutive. Come i colossi di Wall Street riducono allo stremo i giovani dipendenti.

NEW YORK (wsi) - Recentemente, una delle grandi storie in voga a Wall Street, è la decisione di alcune banche di investimento di ridurre ai giovani dipendenti la quantità di ore lavorative.


Il problema delle interminabili ore di lavoro per i giovani di Wall Street, è stato messo sotto esame, dopo che la scorsa estate è morto il ventunennne Moritz Erhardt, stagista di Bank of America. Alcune indiscrezioni, infatti, pare abbiano rivelato che il giovane avesse trascorso tutti le notte in bianco per lavorare.

Ora, quindi, Goldman SachsBank of AmericaJPMorgan e Credit Suisse hanno cominciato a dare il sabato libero ai dipendenti junior.

Alcuni ex stagisti di Wall Street hanno rivelato al Wall Street Journal di aver lavorato oltre 100 ore a settimana e di essere stati costretti a creare diversi espendienti per poter fare una pausa durante l’arco della giornata. 

Alcuni dipendenti Barclays hanno dichiarato di aver addirittura dormito nella toilet dell’ufficio. Questo rimedio alle ore di lavoro senza sosta, era stato soprannominato "il pisolino nel gabinetto".

Sembra infatti che gli stagisti si nascondessero in bagno per schiacciare un pisolino per qualche minuto, con la sveglia impostata nel cellulare, nella speranza di riuscire a rubare qualche istante prezioso per chiudere gli occhi.

Una portavoce di Barclays, nel commentare l’accaduto, ha dichiarato che il gruppo "valuta costantemente il proprio programma, affinchè si tratti di un’esperienza stimolante e gratificante, ma allo stesso tempo equilibrata".

Sabato, 11 Gennaio 2014 09:59

America shock, non crea lavoro

Terribile report occupazione, milioni di persone smettono di cercare. Dubbi Fed: che fare con la droga monetaria? 

NEW YORK (WSI) - La ripresa dell'economia statunitense non è abbastanza solida da poter creare posti di lavoro. Chiusura contrastata per Wall Street. Il Dow Jones ha perso lo 0,05% a 16.437,05 punti, il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,44% a 4.174,66 punti. Bene anche l'indice S&P500 che è salito dello 0,23% a 1.842,37. Pesa lo stato di salute più precario del previsto del mercato del lavoro, con il report occupazionale che ha evidenziato la creazione di posti di lavoro più bassa da gennaio 2011.


Wall Street è tenuta a galla dalla speranza che le misure di politica monetaria ultra accomodanti continueranno, vista la fragilità del lavoro. Ma non è detto, dal momento che il tasso di disoccupazione sceso al 6,7% getta dubbi sulle prossime mosse della Federal Reserve. La quota si avvicina al target del 6,5% raggiunto il quale il governatore Ben Bernanke, e Janet Yellen dopo di lui, inizieranno a prendere in considerazione un rialzo dei tassi. 

Rimane il fatto che le notizie giunte oggi per la maggiore economia al mondo sono cattive. Nel mese di dicembre gli Stati Uniti hanno creato solo 74 mila posti di lavoro, numero peggiore da ottobre 2011 e inferiore alle attese della vigilia, che erano per una cifra tonda di 200 mila unità. 

Anche se il tasso di disoccupazione è sceso al 6,7% dal 7% di novembre, la percentuale su cui sono puntati gli occhi degli investitori è quella della partecipazione alla forza lavoro, scesa a un livello record che non si vedeva dal 1978. 

I mercati di conseguenza stornano, perdendo slancio rispetto ai guadagni sostenuti del preborsa, con trader e grandi gestori che hanno accolto freddamente le notizie giunte dal Dipartimento del Lavoro. I titoli di Stato sfruttano il loro carattere di bene rifugio, con il decennale a dieci anni che sale di 16/32 al 2,908%.

Intervenuto ai microfoni di Bloomberg, Mohammed El-Erian, amministratore delegato di Pimco, ha parlato di "report shock". 

La Casa Bianca si è difesa, dicendo che i report occupazionali sono destinati ad essere volatili e citando fattori stagionali come le condizioni meteo difficili nella costa est Usa. L'intesa raggiunta sul budget non è ancora riflessa in questi dati e sarà invece importante per l'anno prossimo.

Secondo il Wall Street Journal il risultato spiazzante del rapporto occupazionale non cambierà i piani della banca centrale americana. "Da solo il report non è sufficiente ad alterare la strategia della Fed", scrive Jon Hilsenrath sul quotidiano finanziario Usa. 

I dati ridimensioneranno l’entusiasmo della Fed circa la ripresa, ma è "difficile che convinceranno i funzionari a cambiare rotta" rispetto al piano annunciato a dicembre che prevede una riduzione graduale del programma di acquisto di Bond e altri strumenti finanziari legati ai mutui.

Le previsioni sulla creazione di nuovi posti di lavoro erano positive. Secondo gli analisti intervistati da Bloomberg, a dicembre sono stati creati +197.000 posti di lavoro, dopo +203.000 di novembre. Se così fosse stato, nel 2013 sarebbero stati creati complessivamente 2,27 milioni di posti di lavoro, al ritmo più alto dal 2005.

Venerdì, 10 Gennaio 2014 14:02

Yellen, la donna da 16 trilioni di dollari

Timoniere Fed in una intervista esclusiva alla rivista Time: forte ripresa quest'anno.

NEW YORK (wsi) - Nella sua prima ed unica intervista come nuovo numero uno della Federal Reserve, l'economista Janet Yellen, che deciderà il destino della più grande economia al mondo, quella degli Stati Uniti (e dunque del mondo intero) ha affermato che il mercato immobiliareè ormai ripartito, le aziende investiranno e altri posti di lavoro sono in arrivo. 


Nella nuova edizione del Time la Yellen ha rilasciato un'intervista esclusiva, il cui passo fondamentali è quello relativo all'economia americana: "Penso che vedremo una forte crescita quest'anno". 

"Sia io che i miei colleghi siamo fiduciosi che la prima cifra (di crescita del Pil) potrebbe essere tre anziché due... Il recupero é stato senza dubbio di una frustrante lentezza, ma piano piano si stanno facendo progressi. Anche nel mercato immobiliare mi aspetto un ulteriore recupero."

Sul programma della Fed invece dichiara: "Un sacco di gente pensa che l'acquisto di asset sia solo un modo per aiutare le persone ricche. Ma non è vero. La nostra politica mira a tenere i tassi di interesse a lungo termine e questo supporta il recupero, incoraggiando a spendere. E parte dello stimolo economico arriva attraverso un maggior prezzo delle case e delle azioni, che porta così chi ne possiede a spendere di più, creando nuovi posti di lavoro e un miglior reddito per tutta l'economia".

Riduzione a $75 miliardi al mese, rispetto agli 85 attuali. Ultima conferenza stampa del governatore centrale americano Ben Bernanke

 
NEW YORK (WSI) - Dopo settimane di attesa, la Federal Reserve ha deciso che l'economia americana è abbastanza forte per poter iniziare a rallentare il suo programma di stimoli (quantitative easing), per cui il tapering(riduzione) e' ufficialmente cominciato, con una diminuzione di $10 miliardi al mese, quindi a $75 miliardi rispetto agli attuali $85 miliardi in vigore dal settembre 2012. Il tapering, definito "modesto" dalla Fed, inizierà a gennaio.

*FED TAPERS QE TO $75 BLN MONTHLY PACE, STARTING IN JANUARY
*FED SAYS `FURTHER MEASURED STEPS' POSSIBLE ON TAPERING
*FED: EXCEPTIONALLY LOW RATES UNTIL JOBLESS FALLS WELL PAST 6.5%

La Federal Reserve avviera' il ritiro graduale degli stimoli monetari all'economia Usa a partire dal mese di gennaio. Una decisione adottata dalla Fed con 9 voti favorevoli e uno contrario da parte di Eric Rosengreen che ha ritenuto la misura ''prematura''. Dunque a gennaio, spiega la nota della Fed, gli acquisti di bond garantiti da mutui scendereranno da 40 a 35 miliardi di dollari al mese, mentre per i titoli di stato a lungo termine si scendera' da 45 a 40 miliardi.

La decisione e' stata presa in base al migliorato outlook dell'economia Usa in termini di graduale riduzione del tasso di disoccupazione e di una economia che continua ad espandersi a un tasso di crescita moderato. In aumento anche la spesa per consumi e investimenti mentre ''la ripresa del mercato immobiliare e' rallentata''. Infine l'inflazione continua a viaggiare ben al di sotto dell'obiettivo di lungo termine del 2%. Come ampiamente previsto, la Federal Reserve ha anche deciso di lasciare i tassi di interesse a un range tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008.

Sul mercato, indici azionari a Wall Street in netto rialzo, T-bond immobili.

La Federal Reserve ha alzato le stime sulla crescita dell'anno in corso e per il prossimo. La Banca centrale americana ha rivisto anche le previsioni sulla disoccuapazione, che sarà più bassa di quanto precedentemente anticipato. Per il 2013, la Banca Centrale americana attende ora una crescita del prodotto interno lordo tra il 2,2 e il 2,3%, più del range tra il 2 e il 2,3% stimato a settembre. Le stime diffuse dalla Banca Centrale americana sono arrivate al termine della riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca Centrale, durante la quale i tassi di interesse sono rimasti fermi a un range tra lo 0 e lo 0,25% ed è stato annunciato l'inizio del "tapering", la riduzione del piano di stimoli all'economia.

Le precedenti previsioni erano state pubblicate dopo il meeting della Fed del 17-18 settembre. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi all'interno di una forchetta tra il 7 e il 7,1%, meno del range tra il 7,1 e il 7,3% previsto in precedenza. Per quanto riguarda l'inflazione, il dato 2013 si dovrebbe attestare tra lo 0,9 e l'1%, contro il range tra l'1,1 e l'1,2% precedente, mentre per la componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, le stime sono ora per una forchetta tra l'1,1 e l'1,2%, contro la stima di settembre per un range tra l'1,2 e l'1,3%.

Si conclude cosi' il meeting di due giorni del Federal Open Market Committee (FOMC), e la Fed ha annunciato la sua decisione in materia di politica monetaria, a cui seguirà l'ultima conferenza stampa del presidente Ben Bernanke

L'interrogativo era semplice: i tempi sono maturi per lanciare il tapering, ovvero per iniziare a ridurre la portata degli stimoli monetari? La risposta e' stata: si, i tempi sono maturi. Anche se l'approccio e' della massima prudenza. 

Fino a oggi, la Fed ha acquistato asset per 85 miliardi di dollari al mese, nel tentativo di aiutare la crescita, ma già dal maggio scorso ha ventilato l'ipotesi di ridurre progressivamente questo terzo round di quantitative easing. 

Secondo il Financial Times, è improbabile che il tapering venga annunciato oggi. E’ probabile invece, che la Fed, dia un nuovo orientamento sull’aumento delle future soglie dei tassi di interesse.

Anche la maggior parte degli addetti ai lavori, riferisce l’emittente CNBC, si attende una semplice conferma dell’attuale QE, vedendo poco concreta la possibilità di un tapering. 

Tra questi, gli economisti di Goldman Sachs, che ritengono che il tapering partirà a marzo 2014, con una riduzione iniziale di 10 miliardi di dollari.

Altri analisti ancora propendono invece per un avvio del tapering nel gennaio 2014, forti del fatto che il tasso di disoccupazione, per quanto sceso, non abbia ancora raggiunto l'obiettivo del 6,5% fissato dalla stessa Fed per un cambio di politica. 

Tuttavia, nelle ultime settimane è cresciuta, e non di poco, la percentuale degli economisti che scommettono su un avvio del tapering già oggi. 

Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, un quarto degli analisti si aspetta l'annuncio del tapering già nella riunione odierna. Complici le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni membri della Fed e dei dati macro Usa in continuo miglioramento. 

Secondo quanto riporta Thompson Reuters, 32 dei 66 economisti intervistati sono dell'idea che il tapering verrà lanciato a marzo, mentre 22 ritengono che gli acquisti di bond legati ai mutui e Treasuries saranno ridotti a partire da gennaio. Solo 12 economisti anticipano un intervento in questa riunione. 

Ancora, per Mohammed El-Erian esiste il 60% di chance che già oggi la Fed riduca la portata del QE. L'amministratore delegato di Pimco è stupito anzi del fatto che la Federal Reserve non abbia ancora agito.

Per Goldman Sachs, infine, il momento del tapering sarà a gennaio. Bloomberg dà una probabilità di 50/50 che sarà, invece, a dicembre.
 

                                           Ben Bernanke presidente FED.

Stasera si conclude il meeting di due giorni del FOMC. La domanda è: i tempi sono maturi per lanciare il tapering?

 
NEW YORK (wsi) - Dopo settimane di attesa, la Federal Reserve deciderà se l'economia americana è abbastanza forte per poter iniziare a rallentare il suo programma di stimoli (quantitative easing). 

Questa sera, infatti, si concluderà il meeting di due giorni del Federal Open Market Committee (FOMC), e la Fed annuncerà la sua decisione in materia di politica monetaria, a cui seguirà l'ultima conferenza stampa del presidente Ben Bernanke.

L'interrogativo è semplice: i tempi sono maturi per lanciare il tapering, ovvero per iniziare a ridurre la portata degli stimoli monetari?

Attualmente, la Fed acquista asset per 85 miliardi di dollari al mese, nel tentativo di aiutare la crescita, ma già dal maggio scorso ha ventilato l'ipotesi di ridurre progressivamente questo terzo round di quantitative easing. 

Secondo il Financial Times, è improbabile che il tapering venga annunciato oggi. E’ probabile invece, che la Fed, dia un nuovo orientamento sull’aumento delle future soglie dei tassi di interesse.

Anche la maggior parte degli addetti ai lavori, riferisce l’emittente CNBC, si attende una semplice conferma dell’attuale QE, vedendo poco concreta la possibilità di un tapering. 

Tra questi, gli economisti di Goldman Sachs, che ritengono che il tapering partirà a marzo 2014, con una riduzione iniziale di 10 miliardi di dollari.

Altri analisti ancora propendono invece per un avvio del tapering nel gennaio 2014, forti del fatto che il tasso di disoccupazione, per quanto sceso, non abbia ancora raggiunto l'obiettivo del 6,5% fissato dalla stessa Fed per un cambio di politica. 

Tuttavia, nelle ultime settimane è cresciuta, e non di poco, la percentuale degli economisti che scommettono su un avvio del tapering già oggi. 

Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, un quarto degli analisti si aspetta l'annuncio del tapering già nella riunione odierna. Complici le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni membri della Fed e dei dati macro Usa in continuo miglioramento. 

Secondo quanto riporta Thompson Reuters, 32 dei 66 economisti intervistati sono dell'idea che il tapering verrà lanciato a marzo, mentre 22 ritengono che gli acquisti di bond legati ai mutui e Treasuries saranno ridotti a partire da gennaio. Solo 12 economisti anticipano un intervento in questa riunione. 

Ancora, per Mohammed El-Erian esiste il 60% di chance che già oggi la Fed riduca la portata del QE. L'amministratore delegato di Pimco è stupito anzi del fatto che la Federal Reserve non abbia ancora agito.

Per Goldman Sachs, infine, il momento del tapering sarà a gennaio. Bloomberg dà una probabilità di 50/50 che sarà, invece, a dicembre.
Massimo dal primo trimestre del 2012, grazie a balzo scorte più imponente dal 1998. Ma attenzione: spese consumi, +1,4%, al ritmo più lento dal quarto trimestre del 2009.
 

NEW YORK (wsi) - Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto nel terzo trimestre a un tasso su base annua del 3,6%, al massimo dal primo trimestre del 2012. E' quanto risulta dalla prima revisione del dato, inizialmente reso noto in crescita a un ritmo +2,8%. Gli analisti di Briefing avevano stimato una revisione al rialzo al 3%. 

Alla prima revisione del dato, ne seguirà tra qualche settimana una finale. A questo punto, la domanda è lecita: nella sua riunione del 17-18 dicembre, la Fed inizierà a staccare la spina alle misure straordinaried del QE, dunque lancerà il tapering?

Sicuramente la pubblicazione del Pil è stata una sorpresa, e ha confermato il miglioramento dei fondamentali dell'economia americana. Non mancano tuttavia alcune componenti essenziali del dato che hanno messo in evidenza un quadro dai toni chiaro-scuri. 

A sostenere la crescita della congiuntura, è stata soprattutto la componente delle scorte, che ha segnato il maggior rialzo dall'inizio del 1998. In rallentamento la spesa per consumi.

"Il forte balzo è dovuto alle scorte, ma il grande interrogativo per il quarto trimestre è se questa espansione delle scorte sia stata volontaria (operata dunque dalle aziende al fine di soddisfare una domanda in aumento) o involontaria", ha commentato in una intervista a Bloomberg Sam Coffin, economista presso Ubs Securities. Coffin ritiene che in questo trimestre, "assisteremo a un investimento sulle scorte più lento, e tale rallentamento sarà un elemento negativo per la crescita". 

In termini numerici, le scorte sono salite a un ritmo su base annua di $116,5 miliardi, contro il tasso precedentemente riportato a $86 miliardi e al record dal primo trimestre del 1998. Nel secondo trimestre, erano cresciute a un ritmo di $56,6 miliardi. 

Le vendite finali, che escludono le scorte, hanno riportato un rialzo +1,9%, meno del +2,1% del secondo trimestre. Le spese per consumi, che incidono sull'economia Usa per quasi il 70%, sono avanzate dell'1,4%, al ritmo più lento dal quarto trimestre del 2009. 

Altro fattore che frena l'entusiasmo: nel terzo trimestre la spesa corporate per le attrezzature è stata stagnante, comunque in "recupero" rispetto alla flessione -3,7% riportata nella pubblicazione preliminare del Pil. Ma comunque sempre stagnante. 

Il balzo del Pil nel terzo trimestre segue il +2,5% nel secondo trimestre e +1,1% nel primo trimestre del 2013. 

Venerdì, 29 Novembre 2013 08:51

Olanda declassata, perde la tripla A

Il premier olandese Mark Rutte. Il suo paese non riuscirà ad abbassare il rapporto tra deficit e Pil sotto la soglia Ue del 3%.

 

S&P taglia rating di un gradino. A sorpresa elogi ai miglioramenti della Spagna. Foto: premier olandese Mark Rutte.

 
 NEW YORK (WSI) - Addio tripla A. Brutto colpo per la virtuosa Olanda, che si è vista tagliare di un gradino il rating sulla qualità del credito da Standard & Poor's.

L'agenzia continua ad annunciare decisioni sorprendenti sui rating dell'area euro. 

Il Paese governato dal premier Mark Rutte non riuscirà ad abbassare il rapporto tra deficit e Pil sotto la soglia Ue del 3%.

Al contrario dei Paesi Bassi, la più indebitata Spagna ha ricevuto un giudizio positivo, almeno in chiave futura.

S&P ha scritto che le prospettive sul credito sono più rosee e l'outlook è stato portato da negativo a stabile. Citate le previsioni per metriche creditizie in via di stabilizzazione e la "possibilità di uno su tre che il rating che venga modificato nei prossimi due anni". 

"Le prospettive di crescita dei Paesi Bassi sono ormai più deboli di quanto preventivato, e la tendenza del tasso di crescita del Pil reale pro capite è inferiore a quello dei Paesi che beneficiano degli stessi elevati livelli di sviluppo economico", si legge nel comunicato di S&P, che attribuisce al rating un outlook "stabile".

Solo dieci Paesi (sette dei quali europei) conservano ormai la tripla A delle agenzie di rating: di questi sette hanno outlook stabile mentre Germania, Lussemburgo e Finlandia rischiano un downgrade nei prossimi mesi.
 
Venerdì, 22 Novembre 2013 15:01

La valuta che salverà l'economia mondiale

Consente tassi negativi senza rischio di corsa agli sportelli. Si potrà dire per sempre addio all'inflazione.
 
 
NEW YORK (wsi) - Gli economisti stanno studiando un modo per dare più potere ancora alle banche centrali, da usare per contrastare le eventuali recessioni ed evitare lente e prolungate riprese della crescita come quella attuale.

Non è possibile con la moneta su carta, ma sarebbe fattibile percorrendo una soluzione alternativa: quella della valuta elettronica. Il professore della University of Michigan Miles Kimball ha ideato una teoria che risolverebbe tutti i problemi. 

La moneta in stile Bitcoin consentirebbe alla Federal Reserve di tenere i tassi di interesse sotto lo zero per combattare i rischi di recessione. Il piano è stato presentato ad altri economisti di spicco in giro per il mondo.

Kimball ha anche scritto pubblicazioni e commentato in più occasioni su blog e media la sua teoria: "Se hai una recessione grave, allora le società hanno paura di investire", ha raccontato. "Devi offrire alla gente una ragione per investire. Un affare ideale è quando i debitori devono essere pagati per avere soldi in prestito". Tradotto: un contesto di tassi negativi

Con la moneta tradizionale sarebbe impossibile, perché se Ben Bernanke e soci abbassassero i tassi sotto zero nel sistema finanziario attuale, i risparmiatori preleverebbero immediatamente i loro soldi dalle banche e lo terrebbero sotto il cuscino anziché metterlo in circolo nell'economia. Ma la moneta elettronica non può essere ritirata fisicamente dagli sportelli degli istituti di credito. 

A differenza dei Bitcoin, il cui successo deriva dalla sua decentralizzazione e anonimità, la valuta digitale studiata da Kimball sarebbe "centralizzata" e usata da tutti. Ci sarebbero in circolo due monete: i dollari e gli e-dollari.

Al momento le banconote da 100 dollari valgono 100 dollari in banca. Ma se un americano ha un conto corrente con un 5% di interessi, guadagna 5 dollari l'anno, mentre la banconota da $100 tenuta nella cassaforte di casa vale sempre 100 dollari. 

Se invece gli interessi fossero pari al -5%, i correntisti perderebbero il 5% l'anno. Consapevoli di questo, i clienti delle banche chiuderebbero immediatamente i depositi in banca.

Imponendo un tasso di cambio studiato appositamente tra la moneta virtuale e quella tradizionale, dopo un anno di tassi negativi pari al -5%, si potrebbero ritirare 95 dollari dalla banca e ottenere una banconota da 100. Si, esatto: cento dollari varrebbero 95 e-dollari. O se un americano volesse depositare 100 dollari in banca, gli verrebbero tolti 95 e-dollari dal conto corrente.

I benefici di una politica di questo tipo vanno ben oltre i depositi dei correntisi: gli Usa potrebbero dire per sempre addio all'inflazione.
 
Mercoledì, 20 Novembre 2013 09:17

Azionario Ue: +15% da inizio 2013

 
 
L'indice Stoxx Europe in condizioni ipercomprato? Ftse Mib giù dopo la forte battuta d'arresto della vigilia.
 

MILANO (wsi) - Borsa Milano sotto pressione, sul Ftse Mib occhio al giudizio degli analisti sul titolo Pirelli e ai cali iniziali di Unicredit e Intesa. Il Ftse Mib cede nei primi minuti di contrattazioni -0,2% circa.

Forti alla vigilia le vendite sul listino italiano, che ha pagato anche le dichiarazioni giunte da vice presidente della Bce Victor Costancio sull'eventualità dell'acquisto di asset da parte della Bce.

Avvio stabile per lo spread tra Btp e bund a quota 234 punti, come ieri in chiusura di giornata. Il rendimento del titolo decennale è al 4,07%.

L'indice benchmark Stoxx Europe 600 ieri è sceso dal massimo in cinque anni, riducendo i guadagni da inizio anno al 15%. L'indice è scambiato a un valore pari a 15,1 volte gli utili attesi, vicino al massimo livello dalla fine del 2009 e più della media a 12,1 volte degli ultimi 10 anni, stando ai dati compilati da Bloomberg. Aumentano dunque i timori su un mercato in condizioni di ipercomprato.

Lo S&P 500 scambia a un valore pari a 16,2 volte gli utili attesi, mentre l'indice asiatico MSCI Asia Pacific ha testato ieri 13,9 volte gli utili attesi, dopo aver toccato quota 14 lo scorso 18 novembre, il massimo dal mese di maggio. 

Investitori attendono la pubblicazione delle minute del Fomc - il braccio di politica monetaria della Fed -, che potrebbe dare indicazioni su quelle che saranno le prossime mosse della Banca centrale americana. Rassicurazioni sugli aiuti della Fed sotto forma di stimoli monetari, e dunque di una politica monetaria largamente accomodante, sono arrivate nelle ultime ore dal presidente uscente Ben Bernanke, che ha allontanato i timori del tapering, ovvero della riduzione degli acquisti di asset, che al momento avvengono (da parte della Fed) per un valore di $85 miliardi al mese. 

Secondo le previsioni di Bloomberg, la Fed dovrebbe iniziare a smorzare gli aiuti portandoli alla cifra di $70 miliardi al mese, solo il prossimo anno, nella riunione del 18-19 marzo. Ma per ora le parole di Bernanke confermando che "le misure di QE (quantitative easing) continueranno, certamente nel breve periodo", ha commentato in una intervista a Bloomberg Kirk Hartman, responsabile investimenti presso Wells Capital Managament, a Los Angeles.

Azionario asiatico in calo per il secondo giorno consecutivo dopo che le valutazioni dell'indice benchmark MSCI Asia Pacific Index hanno testato il record da maggio. Samsung in calo di oltre l'1% nell'attesa della sentenza della corte americana di San Jose, in California, che dovrebbe stabilire quanto il colosso dovrà pagare ad Apple per violazione di brevetto. Rally di Micronics Japan, +21% dopo che la società produttrice di componenti per computer ha rivisto al rialzo le stime sugli utili dell'intero anno. Borsa Tokyo in ribasso, Nikkei -0,33%. 

 

L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato  all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.

Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.

Già nel 2011 il primo ministro ungherese,  Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF) e lo stato terrorista d’Israele. Queste amministrazioni precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito  Fidesz di Orban.

Secondo una relazione sui siti germanofoni  del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.

Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista.

Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita.

Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione.

L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti  BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.

Pagina 2 di 13

logo3a44ee4

 

Contatti

Via dei SS. Martiri di Selva Candida, 34

Roma, Italia
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

JavaScript deve essere attivo per utilizzare Google Maps.
Sembra infatti che JavaScript sia disabilitato o non supportato dal tuo browser.
Per visualizzare le Google Maps, attiva JavaScript modificando le opzioni del tuo browser e poi riprova.

Contattaci subito

Disclaimer

Il presente sito ha esclusivamente finalità didattiche. Non deve pertanto essere inteso in alcun modo come consiglio operativo di investimento né come sollecitazione alla raccolta di pubblico risparmio. I risultati presentati - reali o simulati - non costituiscono alcuna garanzia relativamente a ipotetiche performance future. L'attività speculativa comporta notevoli rischi economici e chiunque la svolga lo fa sotto la propria ed esclusiva responsabilità, pertanto gli Autori non si assumono alcuna responsabilità circa eventuali danni diretti o indiretti relativamente a decisioni di investimento prese dal lettore. Il navigatore, pertanto, esonera Diego Falcinelli, Marco Cocumelli, Paolo Moresi e Valentina Perilli, nei limiti di legge, da qualsiasi responsabilità comunque connessa o derivante dal presente sito internet.