Diego Falcinelli

Diego Falcinelli

Lunedì, 28 Aprile 2014 08:46

Banche europee, arriva "stress test" serio

Dopo la farsa di due anni fa Eba e Bce preparano scenari "simulati" di disoccupazione, recessione e perdite simili a quelli della Fed.

(wsi) - Lo stress test che l'Autorità bancaria europea (Eba) sta mettendo a punto assieme alla Banca centrale europea (Bce) simulerà il più duro "worst case scenario" (scenario peggiore) che si sia mai visto in uno stress test. È quanto riporta l'agenzia Bloomberg, citando fonti dell'Unione europea.


Nello scenario avverso la forbice tra i tassi di crescita dell'Ue e quelli ipotizzati nello stress test sarà più ampia di quella utilizzata negli esercizi del 2010 e del 2011. Le previsioni di crescita contenute nello stress test saranno infatti inferiori del 2,2% nel 2014, del 3,4% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016, rispetto a quelle che la Commissione europea renderà note a maggio. Le banche dovranno così probabilmente confrontarsi con una recessione di due anni, seguita da un anno di modesta ripresa.

L'Eba e la Bce alzeranno il velo sullo scenario dello stress test la prossima settimana. Per superare la prova, che simula gli effetti di una crisi economica sui bilanci bancari, l'indice patrimoniale Cet1 ratio dei 128 istituti coinvolti non dovrà scendere sotto il 5,5%.

L'obiettivo è evitare le critiche piovute sui precedenti stress test, accusati di essere stati troppo morbidi e non aver messo in luce le falle di istituti che hanno poi avuto bisogno di essere salvati.

Il test europeo dovrà inevitabilmente confrontarsi con quello appena svolto dalla Fed, che prevedeva uno scenario molto duro - con un calo del Pil fino al 4,75%, un crollo dei prezzi della case e un aumento del tasso di disoccupazione all'11,2% - e da cui sono scaturiti 501 miliardi di dollari di perdite aggregate per i 30 istituti testati.

Lo stress test, che partirà a maggio e i cui risultati verranno resi noti a ottobre, si affiancherà all'asset quality rewiew, l'esame degli attivi bancari che la Bce sta svolgendo in vista della partenza a novembre della vigilanza unica sulle banche dell'Eurozona.

In occasione della sua presentazione a febbraio, il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, aveva detto che l'obiettivo del test "è cancellare i dubbi sulle banche europee" che ne usciranno "completamente robuste e trasparenti a tutti gli investitori". E aveva subordinato il giudizio sulla severità del test agli scenari di stress che a breve verranno resi noti.

La base su cui calcolare lo scenario avverso sarà offerta dalle previsioni della Commissione attese a maggio e che forniranno per la prima volta anche una stima dell'andamento dell'economia nel 2016. Quelle pubblicate in inverno prevedevano una crescita dell'Unione europea dell'1,5% nel 2014 e del 2% nel 2015.

***

Con oltre 11 miliardi di aumenti di capitale la primavera del 2014 verrà ricordata dalle banche italiane come la più costosa degli ultimi 5 anni. Tirando le somme infatti è questo il conto della crisi presentato dalle principali banche italiane ai propri azionisti e al mercato, che nell'arco del quinquennio hanno sostenuto operazioni di rafforzamento per 40,6 miliardi di euro. Uno sforzo che però è necessario nel nome della ripresa ma soprattutto per far fronte al pressing di Bankitalia in vista dei durissimi stress-test d'autunno della Bce e mentre è in corso in tutte le principali banche europee l'asset quality review.

L'Eba e la Bce alzeranno il velo sullo scenario dello stress test la prossima settimana. Per superare la prova, l'indice patrimoniale Cet1 ratio degli istituti coinvolti non dovrà scendere sotto il 5,5%.E verrà simulato, questa volta, il più duro 'worst case scenario' (scenario negativo) che si sia mai visto in uno stress test. In soli sei mesi sono stati deliberati aumenti di capitale per un ammontare di 10,5 miliardi di euro, a cui però potrebbero aggiungersene altri come quello della Popolare dell'Emilia Romagna, portando il conto sopra la soglia record di 11,03 miliardi del 2011. Nel dettaglio, la prima operazione, già chiusa con successo, è quella del Banco Popolare che ha raccolto 1,5 miliardi di euro senza dover chiedere neanche un soldo alle banche del consorzio di garanzia.

La più imponente ricapitalizzazione, invece, è quella che dovrà sostenere il Montepaschi di Siena, che di recente ha alzato l'importo da 3 a 5 miliardi e chiederà il via libera degli azionisti a metà maggio in modo di finire sul mercato a giugno. Segue, in ordine di grandezza, la Popolare di Vicenza che ha deliberato un aumento da 1 miliardo, che potrebbe tornare utile anche per un'eventuale salvataggio di Banca Etruria.

Sotto la soglia del miliardo, invece, spuntano Carige - 800 milioni, richiesti al termine dell'ispezione di Bankitalia e approvati dal Cda guidato da Piero Montani -, Bpm e Veneto Banca (entrambe 500 milioni), Credito Valtellinese (400 milioni) e Popolare di Sondrio (350 milioni). A queste, come accennato, si potrebbe aggiungere la Bper che potrebbe varare un aumento da 700 milioni già nella prima settimana di maggio in occasione dell'approvazione della trimestrale.

Nel mondo delle non quotate, invece, ci sono la più piccola Popolare di Bari che lo scorso 6 marzo ha approvato un rafforzamento da 500 milioni e Banca Marche che dovrebbe lanciare un aumento di circa 300 milioni di euro. Tirando le somme, il risultato di metà 2014 fa il paio con quello del 2011: in quell'anno a batter cassa furono Intesa Sanpaolo (aumento da 5 miliardi), nuovamente il Monte dei Paschi (2,1 miliardi) e il Banco Popolare (1,98 miliardi), e Ubi Banca (1 miliardo). Nel 2012 invece fu la volta di UniCredit di Federico Ghizzoni che in un sol colpo aveva varato un maxi-aumento da 7,49 miliardi di euro, a soli tre anni dall'altra operazione da 2,99 miliardi (2009) targata Alessandro Profumo.

Ancora le solite promesse: direttorio unanime nell'impegno a ricorrere a strumenti non convenzionali nel caso di bassa inflazione.

 
Francoforte (wsi) - La Banca centrale europea ribadisce che il suo direttorio "è unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali, nell'ambito del suo mandato, per far fronte con efficacia ai rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione". 

Nel bollettino mensile si dice pronta ad avvalersi di "tutti gli strumenti disponibili" e di "non escludere un ulteriore allentamento della politica monetaria".

Le informazioni giunte dall'area euro "confermano che la moderata ripresa economica prosegue", mentre l'elevata disoccupazione mostra dei "primi miglioramenti", afferma la Bce nel suo ultimo bollettino mensile. 

"In prospettiva, si dovrebbe concretizzare un ulteriore incremento della domanda interna, favorito dall`orientamento accomodante della politica monetaria, dai continui miglioramenti delle condizioni di finanziamento che si trasmettono all`economia reale e dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali".

"Inoltre - prosegue la Bce - i redditi reali beneficiano di un andamento moderato dei prezzi, in particolare di quotazioni dell`energia più contenute. L`attività economica dovrebbe altresì trarre vantaggio da un graduale rafforzamento della domanda di esportazioni dell`area. Nel contempo, sebbene dai mercati del lavoro provengano i primi segnali di miglioramento, la disoccupazione resta elevata nell`area dell`euro, unitamente a una capacità produttiva inutilizzata nel complesso considerevole.

Inoltre, gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori pubblico e privato seguiteranno a gravare sul ritmo della ripresa economica".

"L'occupazione, rimasta stabile nel secondo e terzo trimestre del 2013, ha segnato un lieve incremento sul periodo precedente nell'ultimo trimestre. Allo stesso tempo, i dati più recenti suggeriscono che il tasso di disoccupazione si è stabilizzato su un livello elevato".

"I mercati del lavoro hanno iniziato ora a mostrare i primi segni di miglioramento. Ciò è in linea con il consueto ritardo della loro risposta ai miglioramenti dell`attività economica - dice la Bce -. I dati delle indagini campionarie hanno registrato un ulteriore miglioramento, ma indicano nondimeno un rafforzamento solo graduale dei mercati nel prossimo futuro".

Sviluppi che secondo l'istituzione monetaria "segnalano con chiarezza la fine del precedente prolungato periodo di perdita di posti di lavoro". E il tasso di disoccupazione, sceso nell`ultimo trimestre del 2013 per la prima volta dal primo trimestre del 2011, è rimasto stabile all`11,9 per cento tra ottobre 2013 e febbraio 2014. "Tuttavia, tale recente periodo di stabilità cela una flessione nel numero di disoccupati, che suggerisce che il tasso di disoccupazione abbia superato il suo punto di massimo".
(TMNews)
Giovedì, 03 Aprile 2014 15:56

Draghi apre a piano di acquisto Bond

Euro volatile. Contro deflazione Bce valuta tassi deposito negativi.

Francoforte (wsi) - Nonostante i nuovi indebolimenti dell'inflazione, la Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse dell'area euro invariati allo 0,25%. L'euro sale da $1,3760 a $1,3785, per poi tornare sui livelli di partenza. 


Una decisione in gran parte attesa dalla maggior parte degli analisti, mentre nell'ultimo mese il quadro di fondo non ha mostrato evidenti mutamenti, a parte un nuovo calo dell'inflazione.

Durante la conferenza stampa Draghi ha confermato che il comitato di politica monetaria ha discusso l'ipotesi di portare sotto zero i tassi sui depositi e ha anche valutato se varare un piano di acquisto di Bond.

Ancora una volta il banchiere riesce a convincere i mercati con le sue promesse - vedi il suo famoso "We'll do whatever it takes to save the euro" di luglio 2012 - senza dover agire e spazientire i falchi della Bundesbank. Draghi non ha ha infatti annunciato alcuna misura straordinaria eteredossa volte a rafforzare la liquidità e il credito. 

Anzi il banchiere romano riconosce i problemi dell'economia, vedendo il rischio di un'alta disoccupazione strutturale. "Temo un lungo periodo di stagnazione", ha aggiunto poi.

L'istituto centrale prevede che progressivamente il caro vita riacceleri, e intanto l'Unione valutaria sembra incanalata su una moderata ripresa economica che va avanti da circa tre trimestri.

 

 

I tassi rimangono ai minimi storici dunque. Soltanto tre dei 57 economisti che sono stati intervistati da Bloomberg prevedeva un intervento sui tassi. Credit Agricole e Danske Bank A/S stimavano una riduzione allo 0,15%, mentre Goldman Sachs un taglio allo 0,1%.

 

La prima vittima è Hong Kong: ma il fenomeno potrà creare uno shock immobiliare anche in Europa.

NEW YORK (wsi) - Alla fine il surriscaldamento dell'economia cinese - e gli attuali timori sulla sostenibilità del paese di continuare a crescere a un ritmo solido - rischiano di far esplodere non solo una gigantesca bolla immobiliare in Cina, ma di mettere a rischio anche numerosi mercati globali del mattone.


Negli ultimi anni, a fare shopping nei mercati immobiliari delle abitazioni di lusso, ci sono infatti anche loro: i miliardi cinesi. Molti dei quali stanno scappando però a gambe levate dalle diverse città, a caccia di liquidità per ripianare gli ingenti crediti a cifre astronomiche che hanno ricevuto negli ultimi anni dalle banche. 

"Alcune banche stavano e stanno tutt'ora inseguendo i proprietari delle case per avere i soldi -", ha dichiarato Ricky Poon, direttore della divisione di vendite di case residenziali di Colliers International - (I milionari) hanno bisogno di contanti da riportare a casa e quindi stanno anche svendendo" le loro abitazioni. La fretta di ottenere cash è così forte, da portare molti cinesi a smobilizzare le loro abitazioni a prezzi decisamente stracciati rispetto a quelli pagati al momento dell'acquisto. 

Nel distretto di West Kowloon a Hong Kong, i proprietari cinesi stanno effettuando grandi sconti, anche per appartamenti da 3 o 4 camere da letto.

Questo mese ad esempio, un appartamento da 121 metri quadrati all'Imperial Cullinan, area reputata molto prestigiosa e sviluppata nel 2012, è stata venduta a 1,797 milioni di euro, ovvero il 17% in meno rispetto al prezzo originale. Tutto questo perché il proprietario aveva fatto richiesta di vendere l'appartamento "il prima possibile".

Sempre nella stessa zona, un appartamento da 60 metri quadrati, con due camere da letto, è stato venduto in soli due giorni dopo che il proprietario cinese l'aveva messo sul mercato a 610 mila euro. È stato definito dagli agenti immobiliari, il miglior affare dell'anno, il prezzo più basso per un appartamento di quel genere.

Vi saranno numerose altre occasioni del genere, ma questo perché? Il motivo è semplice, una volta che si è scatenato il panico, la gente pensa solo ad una cosa. Vendere.

La cosa più importante ora, è vendere il prima possibile, ma una volta che questa frenesia ad Hong Kong sarà finita e, probabilmente, lascerà la città in uno stato di shock, i cinesi si butteranno su altre località dove hanno proprietà, come Los Angeles, New York, Londra, Zurigo e Ginevra.

La buona notizia? Tutte quelle case inaccessibili a prezzi che erano a cifre stratosferiche saranno presto disponibili al pubblico. Soprattutto una volta che questa bolla immobiliare globale scoppierà definitivamente. La cattiva notizia è il rischio di uno shock immobiliare in tutto il mondo. 

Truppe russe nella regione ucraina. Esplosioni a Simferopoli. Mosca: "diritto di invadere". Se entrano in guerra forze occidentali, mercati a picco.
(wsi) - La crisi tra Russia e Ucraina è precipitata. Nella notte si sono sentite esplosioni a Simferopoli, il capoluogo della Crimea

Putin ha fatto sapere di avere il diritto di invadere la regione vicina per difendere i propri concittadini e i propri interessi. Kiev nel frattempo ha chiamato i riservisti e chiuso lo spazio aereo, interrompendo i trasferimenti. Il presidente ad interim ucraino ha dichiarato in inglese che non si tratta di una minaccia, ma una dichiarazione di guerra da parte di Mosca. 

La Borsa russa ha perso il 6%, con il rublo scivolato ai minimo storici.

Le azioni interventiste della Russia nella regione ucraina di matrice russofona generano indignazione, tanto che l'Europa ha incominciato a richiamare i suoi ambasciatori.

Quasi tutta la penisola è una sorta di base militare russa. I leader occidentali si incontrano intanto sulla crisi, con Usa e Europa uniti. Sono stati sospesi i preparativi per il G8. 

Secondo gli analisti, tuttavia, le notizie provenienti dall'Est europeo non dovrebbero avere un grandissimo impatto sui mercati, almeno finché non entreranno in guerra le forze occidentali. 

Condanna del G7 per la "chiara violazione" della sovranità dell'Ucraina da parte di Mosca. Anche l'Italia con i leader di Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, così come la Commissione europea hanno detto che "le azioni in Ucraina" di Mosca violano i principi del G8 e per questo hanno annunciato la sospensione di tutti i lavori preparatori del vertice di Sochi previsto a giugno. Oggi i ministri degli Esteri europei si ritrovano a Bruxelles per una nuova riunione d'emergenza sull'Ucraina. Il segretario di Stato americano John Kerry, atteso domani a Kiev, ha detto che Mosca rischia la sua sedia al tavolo delle grandi potenze.

Ieri in tarda serata si evidenziavano tutte le divergenze tra Mosca e l'Ovest in una telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Merkel ha espresso "preoccupazione" per quanto accaduto in Ucraina e soprattutto in Crimea, con l'intervento russo. Putin ha invece sostenuto che "le misure adottate dalla Russia erano pienamente adeguate alla situazione straordinaria". 

E motivate dalle "azioni violente delle forze ultranazionaliste, che mettono in pericolo la vita e gli interessi legittimi dei cittadini russi e l'intera popolazione di lingua russa". Putin e Merkel hanno convenuto di proseguire le consultazioni sia sul piano bilaterale, sia in formati multilaterali, ha detto il Cremlino.

Ma il nuovo governo dell'Ucraina ieri ha annunciato tutta la sua preoccupazione, dichiarandosi in bilico sul burrone della catastrofe. Kiev ha accusato Mosca di aver dichiarato guerra e ha richiamato i riservisti dopo le minacce russe sulla Crimea.

Intanto il comandante in capo della marina ucraina, ammiraglio Denis Berezovskij, ha annunciato la sua fedeltà alle autorità filo-russe della Crimea.

La Nato ha invitato Mosca e Kiev a cercare una "soluzionee pacifica" alla crisi attraverso il dialogo e la presenza di "osservatori internazionali". Poco prima una telefonata tra Putin e Barack Obama. Il governo di Londra, assieme a Parigi fautore di una linea dura, ha fatto sapere di voler boicottare i giochi paralimpici di Sochi in segno di protesta.
 
Giovedì, 06 Febbraio 2014 13:11

Segui in diretta la Conferenza Stampa BCE

Dopo aver lasciato i tassi d'interessi invariati a 0.25%, vedremo cosa farà Mario Draghi per intervenire sul problema deflazione zona Euro.

 

Link diretta: LIVE EVENT Mario Draghi BCE 

Giovedì, 06 Febbraio 2014 09:46

Bce taglierà i tassi portandoli a zero?

Le stime degli analisti. Draghi non ha fatto abbastanza per evitare deflazione.
 
NEW YORK (wsi) - Oggi la Bce darà una nuova sforbiciata ai tassi di interesse, portando così il costo del denaro a zero o come misura alternativa, potrebbe annunciare un piano di acquisto di bond. E’ questa l’opinione diffusa tra gli analisti che, alla vigilia della riunione dell’istituto di Francoforte, scommettono che il presidente della Bce, Mario Draghi, seguirà la strada segnata dai sui "colleghi" allo scopo di ridare slancio all’economia di Eurolandia e ridurre lo spettro della deflazione. 

Nonostante i rialzi odierni, l’andamento dell’euro resta sotto pressione: lunedì ha toccato 1,3477 contro il dollaro, ovvero il livello più basso da novembre e in forte discesa dai massimi di due anni raggiunti lo scorso 27 dicembre quando la moneta unica quotava 1.3893$. Oggi la moneta unica, intorno alle 17, segna un rialzo dello 0,14% contro il dollaro e riaggancia quota 1,35.

"Dato che l'inflazione è destinata a rimanere molto bassa, pensiamo che la BCE dovrà fare di più" ha detto Michael Sneyd, analista presso BNP Paribas. "L'inflazione è al di sotto dell'1 per cento. Ciò significa che la Bce sta seriamente fallendo nel suo mandato".

Anche per gli economisti di Bank of America, se vuole evitare una spirale deflativa il Governatore della Bce dovrà tagliare i tassi, già ai minimi storici di 0,25%. 

In generale, la disinflazione, causata dalla stagnazione della domanda dei consumatori, mina la crescita e indebolisce la moneta, riducendo l'appeal delle attività denominate, nel caso specifico, in euro. "Si tratta di un problema serio per l'area euro in quanto la Bce si è astenuta dall’adozione di una politica monetaria aggressiva", si leggeva un mese fa in un report di HSBC.

Da novembre 2013 a oggi la Bce non ha toccato i tassi, malgrado gli analisti prevedessero un ulteriore taglio dei tassi anche in considerazione delle forti preoccupazioni legate allo scenario di deflazione che coinvolge Eurolandia. Proprio lo scorso novembre, l’istituto di Francoforte è intervenuto con una riduzione di un quarto di punto, da 0,5% a 0,25%, dopo la pubblicazione di un dato sull’inflazione simile a quello reso noto proprio in questi ultimi giorni (indice dei prezzi al consumo con un dato preliminare allo 0.7 per cento).
 
Martedì, 04 Febbraio 2014 09:55

Una nuova guerra delle valute

Forex nel caos. Analisi tecnica consente agire in contesto di volatilità eccessiva. Lo yen si rafforza.

(wsi) - Ci siamo? Questa la domanda cha attanaglia gli animi degli investitori, soprattutto chi si rivolge al medio e lungo periodo. Per noi che ci rivolgiamo all’intraday, la ricerca della risposta è molto meno angosciante e grazie all’analisi tecnica siamo in grado di prendere posizionamenti indipendentemente dai pensieri che possiamo avere circa l’evoluzione del un prezzo di uno strumento finanziario, ma anche sul fronte di medio periodo ci stiamo avvicinando a livelli importanti di attenzione.


Siamo pronti ad un cambio di tendenza?

Questa la domanda che ci siamo posti dopo l’ultima riunione della Federal Reserve capitanata da Ben Bernanke, durante la quale si è deciso di diminuire ancora il ritmo di acquisti di asset a sostegno dell’economia, dopo la quale non abbiamo assistito a ripartenze importanti verso i massimi storici da parte dello S&P500, il nostro benchmark di riferimento. Ebbene, in quell’occasione, per la prima volta dopo mesi e mesi, abbiamo annotato sul nostro taccuino di viaggio la prima condizione che potesse farci comunque non escludere una potenziale partenza a ribasso delle borse, pur non essendo pronti a valutare inversioni di trend o storni più importanti fino a che non si fossero superati determinati livelli tecnici. 

Su time frame intraday le problematiche interpretative ed operative risultano minori, basti pensare a tutti gli appuntamenti di analisi dal vivo dei mercati che teniamo ogni mattina alle ore 9.30 in cui andiamo ad analizzare i nostri setup tecnici che da qualche giorno non stanno certo suggerendo ripartenze a rialzo, anzi… su time frame più importanti invece, ci stiamo gradualmente avvicinando, come accennavamo, a livelli di attenzione importanti, che se rotti potrebbero lasciare spazio ad ulteriori approfondimenti, pur rimanendo in noi l’idea di essere di fronte ad una prima condizione valutativa per considerare inversioni, non ancora tale da aver dipanato ogni dubbio su quale possa essere il futuro dei listini. 

Abbiamo però anche capito, negli anni, che come ripetiamo sempre dobbiamo fare trading su ciò che vediamo e non su ciò che pensiamo di sapere, per cui curiamo con attenzione l’area di 1,730.00 prima di prendere qualsiasi decisione di tipo operativo (se pensiamo al medio periodo, chiaramente). Tokio questa notte ha perso oltre il 4% (a causa delle incertezze sugli emergenti e sulle politiche monetarie Usa) e lo yen giapponese, insieme al franco svizzero, come ipotizzato qualche giorno fa, stanno ricominciando a mostrare il proprio ruolo di valute rifugio che da quando abbiamo rotto i supporti si breve periodo sui listini ci attendevamo.

Prima banca centrale: Australia

Tassi mantenuti al 2.50% da parte della RBA e dollaro australiano che, come da attese, è riuscito a ripartire in maniera importante contro il dollaro americano, il che ha contribuito alla discesa generale del dollaro americano (che sta scendendo contro appunto l’australiano, l’euro e lo yen) che a differenza di quanto accadeva qualche tempo fa, non si sta comportando da valuta rifugio di fronte a discese delle borse a causa del fatto che yen e franco hanno a disposizione ancora un po’ di strada da percorrere prima di entrare in territorio di pericolo che potrebbe attivare interventi delle rispettive banche centrali (la BoJ sta già cominciando a comunicare di monitorare la situazione con attenzione). Poniamo grande attenzione alle ripercussioni che si potrebbero avere sul valutario di fronte a potenziali rotture delle borse, il rischio di una nuova guerra valutaria (sempre che essa sia mai terminata) è dietro l’angolo.

Rottura euro/dollaro al ribasso. L’australiano (grafico) e la sterlina nell’area di incertezza.

MILANO (WSI) - Abbiamo visto nella passata settimana come l’eurodollaro, giunto in una zona nevralgica con molti segnali di inversione, abbia marciato a ribasso rompendo diversi supporti a ribasso, raggiungendo il livello 1.3500. 


Da questo punto di vista possiamo dire che il grafico weekly non mente mai e spesso si dimostra un’arma davvero efficace per prevedere l’andamento del prezzo e andare quindi ad operare sui grafici minori in funzione delle indicazioni settimanali.

L’australiano invece, nonostante la rottura del supporto citato nell’articolo di settimana scorsa, non ha subito estensioni ribassiste ed anzi abbiamo notato un calo della volatilità, in quella che si sta trasformando in una fase di accumulazione o distribuzione. 

A questo punto la situazione di fondo cambia leggermente e diventa più incerta, anche se il trend di fondo resta ribassista. Per operare, a livello daily, diventa strategico il livello di attuale resistenza in area 0.8850. 

Da qui, in caso di segnali ribassisti (pin, divergenze, medie mobili) sarebbe possibile schierarsi short puntando nuovamente verso 0.8700, mentre se la resistenza non dovesse funzionare allora avremmo la strada aperta verso 0.9000 circa. Abbiamo quindi un margine di 150 pips sia a rialzo che a ribasso per poter cercare segnali di ingresso anche nell’intraday. Tutto, come visto ruota intorno al livello chiave di 0.8850 come in Figura 

Analizziamo adesso invece il grafico weekly del cambio GBPUSD, che si trova in una zona delicata che dovrebbe portare a nuovi movimenti importanti. Come si vede dal grafico in Figura 2 (qui sotto), abbiamo tre livelli importanti che sono 1.6300, 1.6500 e 1.7000.

 Quest’ultimo potrebbe rappresentare un buon target se il prezzo dovesse portarsi al di sopra di 1.6500 e andare a ritestarlo come supporto. Un possibile ingresso potrebbe avvenire anche al breakout confermato:


Andando nel dettaglio del grafico, sempre su time frame weekly, vediamo che presso il livello 1.6500 abbiamo avuto una serie di rotture a livello settimanale ma sempre rientrate. Questo significa che, comunque, il prezzo non ha mai confermato la rottura di questa resistenza andando a chiudere tutte le sedute settimanali al di sotto. Nel grafico vediamo quindi anche una serie di pin ribassiste che suggeriscono un’imminente discesa del prezzo (Figura 3, qui sotto).
 
Una prima ipotesi è quella di mantenere una visione short nel medio e breve periodo per andare a vendere il possibile ritracciamento indicato dal grafico weekly, con target in zona 1.6300. Il breakout di quest’ultimo spingerebbe il prezzo alla ricerca di un secondo supporto in area 1.5850. Sconsiglierei di operare, se non in intraday, la fascia tra 1.63 e 1.65 per via di questa indecisione manifestata dal grafico, per poi sancire definitivamente la ripresa della view long al di sopra di 1.6500.

Le operatività possibili sono quindi diverse e ci sarà bisogno di un poco di attenzione e agilità per prevedere i movimenti e scegliere un buon timing di ingresso.


Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Traders' Magazine - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di WallStreeTrade, che rimane autonoma e indipendente.
Lunedì, 20 Gennaio 2014 14:20

Deutsche Bank, buco kolossal. E' indagata

Maxi-perdita di 1 miliardo di euro nel quarto trimestre più 2,5 miliardi per sanare il contenzioso legale.
 
NEW YORK (WSI) - Una maxi-perdita di un miliardo di euro nel quarto trimestre e 2,5 miliardi di euro per sanare i contenziosi legale 2013. Deutsche Bank, a sorpresa, diffonde i conti, mentre le autorità tedesche accendono un faro sulle attività dell’istituto nel mercato dei cambi.

Come già pochi giorni fa, l’istituto ha ammesso di aver «ricevuto richieste di informazioni dalle autorità di regolamentazione che stanno indagando sulle negoziazioni nel mercato dei cambi». In particolare, secondo lo Spiegel, Bafin, la Consob tedesca, avrebbe intenzione di esaminare con un’attività speciale se Deutsche Bank abbia gestito l’attività sul mercato dei cambi in modo adeguato e con sufficienti controlli. 

All’inizio della scorsa settimana, il Wall Street Journal aveva rivelato che il colosso tedesco, il più grande operatore al mondo nel mercato dei cambi che vale qualcosa come 5.000 miliardi di dollari al giorno, ha provveduto alle prime sospensioni di trader potenzialmente coinvolti nello scandalo dei cambi, che adesso sembra diventare molto più ampio di quello legato all’uso sconsiderato delle chat room fra i dipendenti di diverse banche d’affari. Nell’autunno scorso, Ubs, Rbs, Jp Morgan e Barclays hanno sospeso circa 12 operatori e, solo nella settimana scorsa, Hsbc ha sospeso due trader, Citigroup altri due e licenziato il capo delle negoziazioni della sede di Londra, Rohan Ramchandani, membro proprio della chat room sotto inchiesta, quella `The Cartel´ che comprendeva i principali trader di tutto il mondo.
 
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